Pensieri Talebani- Hasta siempre Comandante, rivoluzionario senza bandiera

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    La rivoluzione si fa attraverso gli uomini, ma l’ uomo deve forgiare giorno per giorno il suo spirito rivoluzionario

    (Ernesto Guevara de la Serna)

    Ricorre ogi l’anniversario della morte di Ernesto Guevara de la Serna, probabilmente il personaggio più popolare del Novecento, simbolo di lotta e di libertà, rivoluzionario tra i rivoluzionari, bandiera dell’antimperialismo. Il suo volto, divenuto simbolo di lotta in tutto il mondo. Ma la cui immagine e le cui opere  sono state spesso strumentalizzate, trasformandolo in ciò che mai avrebbe voluto essere:  uno dei più efficaci motori del capitalismo. La sua esclusiva linea ipergriffata uomo, donna, bambino, propone assortimenti da far invidia, svariando tra accendini, tazze, magliette, felpe, bandiere, giacche, spilette e calzini. Ma non solo mera economia, anche strumentalizzazione ideologica di una complessa e straordinaria visione, che superava i nostri blocchi mentali, campanilistici e stereotipati.

    Guevara è sempre stato estraneo alla causa comunista: aderì alla causa cubana perché era l’unica a garantire una reale e concreta possibilità di cambiamento per Cuba e per tutta l’America Latina. La rivoluzione cubana viene definita, anche dagli stessi rivoluzionari, una rivoluzione di stampo socialista e solo nel 1965 Fidel Castro iniziò la trasformazione del paese in uno stato comunista; e fu in questa fase che Guevara decise di lasciare Cuba, rinunciando a importanti cariche istituzionali. Gli stessi rapporti con Cina e Unione Sovietica furono altalenanti, a volte un po’ freddi, mentre il Che fu sostenuto dal suo connazionale Jean Domingo Peron, da Boumedienne e – velatamente – anche da Francisco Franco (non certo comunisti)… che, la notte del 13 giugno 1959, avallò lo sbarco a Madrid del Che per incontrare segretamente l’eroe dei rivoluzionari argentini Peron, la cui amicizia fu resa nota dai giornali solo quarant’ anni dopo la sua morte.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    In quegli anni molti rivoluzionari argentini peronisti – che in seguito costituirono i montoneros – ebbero a Cuba non solo asilo politico ma anche la possibilità di addestrarsi in campi paramilitari; operazioni che, stranamente, dopo la morte del Che non furono più possibili. Infatti nel 1969 Alejandro Alvarez, leader dell’organizzazione rivoluzionaria peronista “Guardia di ferro”, si incontrò con Peron per chiedere di agevolare il loro ingresso a Cuba per potersi addestrare, ma l’ operazione non ebbe buon esito, poichè dopo la morte di Che Guevara a Cuba non sapevano che farsene dei Peronisti.

    La memoria di Che Guevara è stata snaturata, danneggiandone la sua unicità: né comunista né peronista né socialdemocratico, desideroso combattere al fianco di qualunque popolo del mondo lottasse per la propria libertà, in uno dei sui più celebri discorsi affermò che la sua missione non avrebbe avuto fine finchè ci fosse stato anche un solo Stato al mondo in cui i diritti del popolo erano calpestati. Definirlo comunista vuol dire limitare la portata di uno dei più grandi rivoluzionari della storia proprio perché unico, sempre dalla parte degli opressi, senza campanilismo. Qualsiasi bandiera gli venga affibbiata, ne mutila il valore. Specialmente se si tratta di bandiere arcobaleno, essendo probabilmente il pacifismo quanto di più lontano dal suo pensiero, come evincibile dalle sue stesse parole:

    “L’odio come fattore di lotta; l’odio intransigente contro il nemico, che permette all’uomo di superare i suoi limiti naturali e lo trasforma in una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere. I nostri soldati devono essere così: un popolo senza odio non può distruggere un nemico brutale. Bisogna portare la guerra fin dove il nemico la porta: nelle sue case, nei suoi luoghi di divertimento. Renderla totale. Non bisogna lasciargli un minuto di tranquillità… farlo sentire come una belva braccata.” (Articolo di Ernesto Guevara pubblicato sulla rivista Tricontinental all’Avana il 16 aprile 1967)

    Da questo articolo ne esce un Che molto poco incline ad una visione pacifista, non perché guerrafondaio, bensì autentico ed irreprensibile rivoluzionario. Hippie, proprio no. Ma un ribelle che tutti dovremmo ammirare, senza partigianerie. Un eroe tanto per la sinistra quanto per la destra. Purché rivoluzionarie.

    di Fabio Ferracci e Christian La Ferla

    da www.iltalebano.com

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