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Pensieri Talebani – Coronavirus, tra crisi.. e opportunità

 

Sulla vicenda Coronavirus, mettiamo per un momento da parte le pur doverose constatazioni di carattere sanitario, socio-politico, economico e politico internazionale.

Bisogna prendere la palla al balzo, per rivedere tutta una serie di modi di intendere la vita, la relazione comunitaria e pure l’uomo stesso.

Infatti, si potrebbe trasporre ciò che rappresenta lo “stato di malattia”, dal piano individuale a quello collettivo.

In una visione piena della persona, “olistica”, la malattia è la manifestazione sul corpo di squilibri di altra natura – dello spirito o del corpo psichico ed emozionale.

Nelle concezioni tradizionali della realtà, dell’individuo e del mondo più in generale, essa è sempre stata interpretata alla luce di questo squilibrio di forze, nel quale irrompe lo “straordinario”, il “volere del divino”. Come nell’antica Grecia, dove rappresentava la punizione per il peccato di hybris, ad esempio, per colui che si sottrae alle “leggi del cosmo”.

Lo stesso discorso vale su larga scala e riguarda popoli, Stati politici e società più in generale.

Ogni periodo storico ha le sue catastrofi, epidemie, guerre e crisi. Un termine, quest’ultimo, che diversamente dalla vulgata comune significa anche “scelta”, “decisione” o “opportunità”.

E se a livello individuale la malattia, o il periodo di disagio più in generale, è un’occasione per l’individuo per “riordinarsi”, prendere consapevolezza di sé, comprendere la “missione” per la quale è venuto sulla terra, lo stesso vale in senso collettivo.

Oltre alla Cina, inserita in una fase storico-societaria diversa dalla nostra, e nemmeno più di tanto, è proprio tutto il modello estremamente individualistico, postmoderno ed edonistico dell’Occidente contemporaneo ad essere sotto attacco.

Si è costruito un mondo dove si pensava che “la storia fosse finita”, che i prodigi della globalizzazione e della società di mercato, della tecnologia e dell’“ideologia del progresso” avrebbero dispensato l’uomo, e l’Occidente, da qualunque crisi e situazione straordinaria. Ma non è così, e non è stato così!

Si pensava che tutto il sistema che vede l’individuo come un’“isola sganciata dal resto della comunità” avrebbe pagato, che il disinteresse politico sia la stessa cosa della partecipazione attiva, che per davvero nella vita bisogna pensare solo agli affari propri – magari comportandosi in maniera scorretta per affermarli. Ma non è così!

E poi ancora, l’assorbimento totale nel proprio lavoro – l’homo oeconomicus – l’iperproduttivismo e l’iperconsumismo, l’indifferenza per le sorti della patria e della comunità, e la compensazione di tutto ciò nei piaceri della vita notturna, una vera e propria nuova religione della nostra gioventù – e questo al netto di discorsi moralistici.

In sostanza la pandemia Coronavirus afferma la necessità dell’atteggiamento esattamente opposto! L’occasione dell’uomo di centrarsi fondamentalmente su “sé stesso”, anziché di essere assorbito nel “mondo esterno” del lavoro, delle relazioni, dei media e della tecnologia.

L’occasione di star fermi a “scavare dentro di sé”, tirando fuori le proprie attitudini, passioni e desideri, seppelliti dalle necessità mai veramente “meditate” o dall’irrequietezza sin troppo di moda del “viaggiare” ed essere sempre in movimento.

L’occasione di concentrare la propria vita e il dispendio di energie sull’“essenziale”, su quelle attività strettamente necessarie come il badare alla famiglia, al lavoro, allo studio. Ma riportandole alla base, al posto “giusto”.

Recuperare la dimensione comunitaria, a partire dalle sorti per la propria patria, dibattere sulle informazioni e sulle possibilità di questa o quella scelta del governo e della politica, mettere in atto strategie concrete di solidarietà verso la comunità e i più deboli.

Riscoprire le possibilità di accrescimento offerte dalla cultura, intesa come coltivazione di sé stessi e arricchimento delle sfere “non materiali” dell’individuo – la vera risorsa segreta e per certi versi la sua parte più importante.

Una risorsa utile anche in termini strettamente pragmatici! Infatti, sono proprio le condizioni immateriali a garantire la possibilità di una guarigione o anche ad aumentare le difese immunitarie. E per giungere a queste conclusioni non è necessario avventurarsi nei meandri della medicina alternativa, ma bastano le vecchie dritte dei medici di famiglia, i quali davano peso alla forza di volontà, all’“atteggiamento positivo”, allo stare a casa e a riposo – tutti fattori che della cura strettamente farmacologica hanno ben poco.

L’importanza di non cedere troppo a stati di paura e di angoscia, che alternano questo meccanismo. E ciò vale soprattutto per tutto quell’abuso di informazioni di vario genere, buone o cattive, che passano dai principali canali mediatici o dalla controinformazione.

L’occasione di mantenere la mente lucida e fredda, con un cuore aperto alle esigenze altrui e alle doverose solidarietà, ma che non si faccia prendere troppo da inutili sentimentalismi e colpi di testa, da deleterie psicosi ed isterie.

Ed è quantomeno curioso e degno di riflessione, che queste caratteristiche siano proprio quelle più messe alla prova nella nostra società. Caratteristiche legate, manco a farlo apposta, ad un tipo preciso di “maschilità”, il più sotto attacco. Una “maschilità” da far fuori, perché d’intralcio, pericolosa, indigesta!

Roberto Siconolfi

da www.iltalebano.com

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Redazione Ticino Notizie

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