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Passione & responsabilità. A tu per tu con i giovani imprenditori Davide Ornati e Arianna Bertoncello, di cascina Buscaglia a Corbetta

Irene Bertoglio ha intervistato per Ticino Notizie i due allevatori di Jack Russell Terrier

CORBETTA – Intervistare i giovanissimi Davide Ornati e Arianna Bertoncello è stato particolarmente stimolante perché ad accogliermi sono stati i loro meravigliosi cuccioli. I ragazzi gestiscono infatti l’allevamento di Jack Russell Terrier presso la “Cascina Buscaglia” di Corbetta. Da tre anni a questa parte, a soli 20 anni, Davide ha preso in gestione l’intera azienda agricola famigliare, svolgendo l’attività di allevatore. Mi trovo davanti un ragazzo posato, dialetticamente preparato, serio e competente, che esprime passione verso la propria attività e che non smetterebbe mai di fornirmi informazioni. Durante l’intervista mi colpisce l’umanità con cui i due giovani svolgono il loro lavoro, con un’attenzione particolare al benessere dell’animale, al di là dello scopo di lucro. «Nel 1998 avevo 2 anni e mio papà mi ha regalato il primo cucciolo di Jack Russel. Ogni tanto le faceva fare una cucciolata e ad ognuna di queste decidevamo di tenere un cucciolo. Nel 2008, essendo appassionato di animali, ho cominciato ad allevare pappagalli, partecipando alle gare di morfologia (nel 2010 ne avevo 150)».

Hai sempre avuto una certa responsabilità sulla gestione degli animali fin da giovanissimo.

Sì. Con la scuola media abbiamo fatto una gita qui da noi per vedere i pappagalli: i professori mi hanno poi permesso di fare la tesina su questo argomento. Avevo anche un pappagallo cenerino che parlava e chiamava i nostri cani!

Quando avete deciso di dedicarvi all’allevamento di Jack Russell?

Con mio papà abbiamo pensato: ci mettiamo ad allevare pappagalli di grossa taglia oppure cani, che mi appassionavano molto? Abbiamo scelto i cani, anche se la strada era ancora più impegnativa. Mio papà lavorava in banca, aveva un lavoro autonomo, ma stava per andare in pensione; io stavo terminando gli studi: potevamo aiutarci a vicenda. Abbiamo deciso di allevare cani in maniera professionale perché con questi animali puoi interagire di più. Piano piano ci siamo interessati alla genetica, alla discendenza della razza, ci siamo informati.

Essere vincolato al posto in cui vivi e lavori non ti ha spaventato?

No, ho sempre trascorso moltissimo tempo qui in campagna; la mia vita non era quella del ragazzo di città che esce tutti i giorni. Avevo il pallino di andare in Australia e ci sono stato per sei mesi. Vivere in campagna mi rende contento; certo, a 14 anni era poco pratico spostarmi verso la città da solo, d’altro canto qui avevo tanto spazio e ai miei amici piaceva venire a trovarmi, vivere e giocare con me all’aria aperta. Qui sono tranquillo, non c’è rumore… Sono stato fortunato a ritrovarmi con una cascina a disposizione perché quando incominci con un allevamento non puoi ricevere i clienti in una villetta, per un discorso di serietà. Anche a livello fiscale si necessita di una struttura, non si può improvvisare in casa.

A tuo parere che competenze ci vogliono per seguire un allevamento di cani?

Io di partenza ho studiato agraria, ma quello che ha fatto di più sono state tutta la passione e la conoscenza e che mi ha trasmesso mio papà nei vari anni; lui ha sempre avuto galline, oche, pony… Ogni tanto se ne saltava fuori: “Prendiamo una mucca!”.

…Sarebbe stato il mio papà ideale!

Pensa che una volta siamo andati in Trentino in vacanza e siamo tornati a casa con una mucca e due vitelli perché se ne era innamorato. Mio papà ha sempre tenuto animali per passione e non per guadagnare o produrre carne, latte o derivati; non abbiamo mai mangiato né un uovo né una gallina. Mi ha insegnato il rispetto e l’amore per gli animali non come oggetti ma come esseri viventi. Mi preme molto che gli animali non stiano male. Per quanto riguarda le competenze abbiamo imparato tanto dai veterinari e dagli esperti del settore, abbiamo letto molti libri e avuto la fortuna di diventare amici del dott. Stefano Marelli, professore universitario di genetica, anch’egli amante dei Jack Russell. Con lui abbiamo avviato una collaborazione. Per fare questo lavoro bisogna senz’altro amare gli animali e avere tanta pazienza. Se una persona pensa di creare un allevamento per i soldi dico che non è un lavoro remunerativo come si può pensare: ci si porta a casa uno stipendio medio. A monte bisogna avere dei numeri di cani abbastanza alti (noi abbiamo 25 adulti). Per aprire l’attività è stato necessario anche il titolo di studio, così ho fatto un master ENCI (Ente Nazionale per la Cinofilia Italiana), come allevatore. Chi vuole iniziare, al di là dei corsi, deve fare esperienza sul campo perché nel master tanti concetti risultano tecnici e si fa fatica ad immagazzinarli se non li si vive anche nella pratica. Basta pensare al momento del parto: bisogna avere preparazione, tranquillità ed empatia; bisogna essere pronti a fare il cesareo, se si rende necessario: è importante non andare in ansia e mantenere la razionalità.

 

Voi tenete molto alla formazione del cliente.

Sì, tante volte le persone ci contattano chiedendo il prezzo dei cuccioli, ma non è solo questa informazione l’importante; quando si sceglie dove prendere il cucciolo bisogna stabilire il quadro generale, sapere come è curato e che servizio offre l’allevamento, prestare attenzione alle cure date a livello sanitario, perché quello che non si spende nell’acquisto del cucciolo lo si spende poi  veterinario. Il cliente deve essere ben informato. Negli ultimi anni si stanno facendo ottimi passi a livello culturale: ci si comincia a chiedere dove acquistare il cane e si cominciano a sdegnare i negozi di animali: è brutto tenere cuccioli in teca, devono stare lì tutto il giorno esposti e la maggior parte delle volte sono importati. In allevamento ci siamo dati il compito di cercare di fare formazione sul cliente, di modo che vada via da qui non solo con il cane, ma anche con un pacchetto di informazioni utili per gestirlo. Tanti ci chiamano sotto Natale dicendo: “Voglio prendere un cucciolo da regalare”. Noi spieghiamo che non diamo cuccioli per fare regali a Natale: da noi si viene con la persona interessata a scegliere il cucciolo e nei 2/3 mesi a venire si può venire a trovarlo. Diamo questa possibilità: di venire a trovare il cucciolo per tutto il periodo che va dalla prenotazione al ritiro. Per legge i cuccioli possono essere consegnati a 60 giorni dalla nascita, ma noi li teniamo fino a due mesi e 25 giorni perché a quest’età si aprono delle finestre di apprendimento; vogliamo iniziare a sfruttarle qui, perché stando con la mamma e con i fratellini i cuccioli apprendono tante regole. In allevamenti dove i cani sono tenuti male è un bene che vengano dati alla famiglia che li accoglierà a 60 giorni perché purtroppo non vedono mai persone esterne, allora prima vanno a casa e meglio è. Da noi c’è la possibilità di venire a trovarli, di fare un percorso insieme a loro, di fare le passeggiate a guinzaglio. Cerchiamo di preoccuparci del fatto che i nostri cuccioli vadano in mano a persone che siano poi in grado di gestirli; restiamo a disposizione delle nostre famiglie anche dopo il ritiro del cagnolino: ci fa piacere restare in contatto, ricevere foto e video. Inoltre, finché il cucciolo non ha tre settimane di vita non lo diamo in mano a persone esterne, poi lo diamo in braccio solo a chi lo ha prenotato.

Tu e Arianna siete responsabili dell’azienda dalla gestione del cliente alla parte pratica con il cane?

Esatto, dobbiamo gestirci le giornate. Di solito le persone vengono a vedere i cuccioli nel weekend.

Praticamente non avete mai un giorno di ferie.

Il sabato e la domenica sono i giorni più impegnativi. Le persone che hanno prenotato il cucciolo possono entrare in nursery, per far sentire l’odore della persona al cucciolo che così lo immagazzina come odore conosciuto e ad un mese/un mese e mezzo riconosce la propria famiglia. A due mesi, fatta la prima vaccinazione, usciamo all’esterno giocando nel prato con le palline, la piscinetta, lo si fa correre, può fare ricerca olfattiva e le passeggiate, sia con, che senza guinzaglio. In questo periodo il cane apprende velocemente.

Praticamente accompagnate il cliente invece di fare vendita secca.

Sì, abbiamo scelto di farlo perché sono rimasto traumatizzato dal fatto che una mia amica anni fa ha preso un cucciolo di labrador, acquistandolo come si fa generalmente: è andata in un allevamento, ha scelto il cucciolo ed è tornata a ritirarlo. Stop: lì è finita la sua esperienza in allevamento. Poi aveva problemi anche solo ad uscire di casa perché non era in grado di portare il cane al guinzaglio. Mi immagino il cliente che deve andare in centro a Milano e deve gestire il cucciolo che ha delle distrazioni (macchine, rumori); la famiglia potrebbe anche fare degli errori di conduzione: diventa un disastro. Dare una buona impronta in allevamento su questo aspetto è importante. Se lo stile di vita di un cliente non garantisce le premure necessarie glielo diciamo tranquillamente. Ci interessa dare i cuccioli in mano a persone che riescono a gestirlo bene. Non si porta a casa un pupazzo, ma un essere vivente.

Come si svolge la vostra giornata tipo?

Alle 7.30 liberiamo i primi cani della pensione; ci dedichiamo alla pulizie della nursery e a dar da mangiare ai cuccioli; ritiriamo poi i cani e diamo da mangiare a tutti gli altri. Alle 9.00 cominciamo a ricevere le persone. A mezzogiorno abbiamo un altro turno del cibo e alla sera chiudiamo al pubblico alle 19.30.

Personalmente degli allevamenti non mi piace l’idea dell’animale in gabbia.

Inizialmente non avevamo le gabbie, i cani restavano liberi, poi ci siamo ingranditi e le abbiamo introdotte per legge. Se si superano i 10 cani, sia che sei privato che allevatore, l’ASL richiede i box. Noi poi abbiamo cominciato a fare anche pensione e abbiamo dovuto dividere i cani dell’allevamento da questi ultimi. Rispetto alle normative, abbiamo gabbie che sono più del doppio più grandi. I cani escono il più possibile durante il giorno.

Vuoi dirci qualcosa sulla razza del Jack Russell?

Bisogna sapere che ci sono due linee di sangue: una inglese e una australiana. Quella inglese può essere considerata la linea di attitudine (caccia alla volpe all’epoca, gara di tana oggi ecc…). La linea australiana è più da compagnia e viene utilizzata spesso per fare competizioni morfologiche. Anche se esiste il pelo liscio, broken e ruvido, sia nella linea australiana che in quella inglese, quest’ultima è più facile da trovare a pelo liscio; la linea australiana è invece più facile da trovare a pelo ruvido o broken, che maschera eventuali difetti. Noi abbiamo selezionato anche il pelo liscio di linea australiana. Alcuni clienti affermano: «Ci hanno detto che il Jack Russell distrugge casa!»: è la linea inglese che in appartamento si annoia. Bisogna dare al cane uno sfogo, oppure va tenuto d’occhio. I nostri Jack Russell sono comparsi nelle recenti pubblicità di Dolce & Gabbana, Armani e Missoni. Questo ci ha reso molto orgogliosi perché il nostro lavoro viene riconosciuto ed apprezzato.

Complimenti! Progetti futuri?

I miei hanno acquistato questa cascina alla fine del ’95, io sono nato nel ’96. La loro è stata una scelta di vita: dalla città alla campagna. Dopo 24 anni siamo a buon punto con la ristrutturazione e vorrei rendere la cascina il più professionale possibile per la gestione dei clienti e dei cani. Stiamo iniziando anche a realizzare un Centro Addestramento gestito da un’educatrice cinofila. Il nostro obiettivo è anche quello di avere del personale in più per la parte pratica, per avere più tempo per noi.

Buona fortuna ragazzi!

 

Irene Bertoglio è scrittrice, grafologa, rieducatrice della scrittura e perito grafico-giudiziario. Per anni ha gestito una struttura nell’ambito formativo ed educativo. Ha tenuto e tiene numerosi corsi di aggiornamento e innovativi progetti sperimentali nelle Scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria, soprattutto di prevenzione della disgrafia e di orientamento scolastico e professionale. È autrice di diversi libri, tra cui, con lo psicoterapeuta Giuseppe Rescaldina: “Il corsivo encefalogramma dell’anima” (Ed. “La Memoria del Mondo”). È direttrice dell’Accademia di Scienze Psicografologiche con sede nel centro di Magenta, che organizza corsi e incontri di psicologia, grafologia, calligrafia e non solo (www.psicografologia.wordpress.com). L’autrice è contattabile all’indirizzo psicologiadellascrittura@gmail.com.

 

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