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Parricidio, di Emanuele Torreggiani

Lo scooterista, in procinto della trasvolata atlantica che lo porterà alla battigia del Pacifico, in quella San Francisco che noi amiamo per Frank Bullit e la sua Ford Mustang smeraldo supercharged, quell’Alessandro Di Battista, il Dibba così nel colloquiale linguaggio twittaro, ha svellato le porte scee, in cui s’arrocca il centro destra, definendo il poliamoroso monarca Silvio Berlusconi, come “il male assoluto”. Accade ieri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il giorno appresso, la copertina di Chi, settimanale gossiparo tra i più influenti nelle conversazioni d’ortomercato, quindi traducasi del Transatlantico, osserviamo, in perfetto fotogramma still life, il ritratto di coppia in un interno. In quinta la cucina open space a living con gli elettrodomestici luminescenti alle angolature che trasportano l’occhio al punto aureo della foto in cui splende il sorriso del “male assoluto” chino alla lettura di un quotidiano aperto mentre Francesca Pascale, anche detta Calippa, gli è china al lato sinistro con uno tsunami di capelli biondo rame sfiorandogli la relativa guancia con labbra seriche, nel primissimo piano un trionfo di frutta: mango, arance, mandarini, uva bianca e banane, in dettaglio, sul tavolo intovagliato candido, stoviglia cheap, ma un evidenziatore ed una penna a punta fine. Il “male assoluto” lavora sempre. Entrambi in nero dress che sfila e non spara sgraditi controluce. Voilà, siamo ancora al crinale tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Boccasile non avrebbe illustrato meglio.
Intanto, dalle parti della Siria, l’Asia Europea, si chiudono i cieli al volo commerciale e le madri corrono stringendo i figli al seno.

 

 

 

Dibba, chairman in distacco permanente effettivo dalla militanza eletta, quindi voce esterna, quando scomoda e voce interna, quando comoda, in entrambi i casi ogni sua espressione, orale, di certo concordata con il B.B. the Big Brother, ha puntato a spengere (usiamo un toscanismo necessario al ritmo) le luci da posa sul ritratto di coppia in un interno. Il “male assoluto” deve essere archiviato per il bene del paese. E lo spengere dà l’immediatezza di un colpo apoplettico, mentre lo spegnere invita al tramonto, l’abenland, d’aria circonfusa in ombre luminescenti e calde nell’amplesso metafisico di duinesi elegie.
“Il male assoluto” è una forte espressione d’impatto emotivo moral sentimental carnal che acchiappa like alla iosa. Facebook contabilizza. E la conseguente democrazia silicea traduce in postura di governo. 

 

In sintesi cosmica Dibba, prossimo invitato nelle Americhe per il termidoreo Fatto Quotidiano internazionale, ordina a Matteo Salvini la decollazione del poliamoroso monarca ritratto nel suo living. Non scorrerà sangue, ma sciampagna.


Intanto, dalle parti della Siria, l’Asia Europea, si chiudono i cieli al volo commerciale e le madri corrono stringendo i figli al seno e invocano Dio.

Emanuele Torreggiani

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