Overlord: lo sbarco in Normandia, 75 anni dopo

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    Così andarono i fatti nel D-day. L’apparato messo in piedi dagli Alleati per lo sbarco sulle coste normanne fu programmato dopo la mezzanotte del 5 giugno 1944. Gli aerei della Raf, l’aviazione inglese, decollarono alla volta delle coste francesi, per lanciare nell’entroterra, paracadutisti che avrebbero dovuto, secondo i piani di Churchill, appoggiare le unità di sbarco, americane, canadesi, neozelandesi.

    Sulla splendida e lunga spiaggia della Normandia, i Tedeschi però avevano disseminato gli “asparagi di Rommel”, pali alti ed acuminati conficcati nel suolo e le zone di guerra fatte allargare per sventare l’attacco. In contemporanea dal mare, in una giornata metereologica difficile con onde alte, anche gli Alleati, carichi di uomini e mezzi, cominciarono a sbarcare. Sulle spiagge iniziò, per coprire i soldati, il bombardamento navale.

    Mini sommergibili, gli XBoats, rimasti fino ad allora in immersione, emersero per segnalare i punti di sbarco meno pericolosi: dalle 4.266 navi, di cui 700 da guerra si staccarono altri mezzi d’assalto.

    L’offensiva via terra dunque iniziò alle 6. 30 del mattino del 6 giugno, sotto un pesante ed incessante fuoco nemico tedesco che aveva piantato nel fondale sabbioso della costa pali con mine affisse, invisibili agli occhi dei militari. Anche la spiaggia era stata preventivamente minata ed i soldati tedeschi, al riparo nei bunker e nelle casematte, iniziarono a far fuoco sugli uomini che avanzavano con mitragliatrici e mortai.

     

    Dalle ricognizioni della Raf e dai Sherman Cab, cabine blindate cingolate dietro cui proteggersi, sul terreno i fanti avanzavano a fatica, innumerevoli furono le perdite umane.

    Intanto dalla Manica, più a Nord, stavano arrivando i Mulberry harbour, ponti artificiali per far scendere a terra i sodati dove le navi, qualora il fondale fosse stato basso, si fossero incagliate.

    Dal 6 giugno fino al 25 Agosto la Normandia si trovò sotto il tiro incrociato dei tedeschi e delle truppe Alleate. In Inghilterra il Prime Minster Winston Churchill ed il Presidente Americano Roosevelt, attendevano informazioni dettagliate. Le zone per l’attacco erano state divise in cinque punti chiave, le spiagge Utah, Omaha, Gold, Juno e Sword; due assegnate agli Usa, una ai soldati Canadesi, le altre ai soldati Inglesi. L’allora generale Eisenhower, capo supremo delle forze armate, capì che l’attacco a sorpresa sarebbe durato a lungo e le spiagge si bagnarono di sangue, ovunque.

    Anche i civili francesi non furono risparmiati, sia come rappresaglia da parte dei tedeschi e sia nei bombardamenti degli Alleati che distrussero interi villaggi. Saccheggi, stupri, vendette e faide interne. Lo sbarco in Normandia fu anche questo.

    Il comandante delle forze armate francese Charles De Gaulle, convinse i vertici alleati a convergere su Parigi. Il 25 Agosto 1944 le truppe Alleate sfilarono per la Capitale.

    Era l’inizio della fine del secondo grande conflitto mondiale, quanti furono i morti? Un folle sogno costato 71 milioni di vite umane; per aver un’idea è come se fossero spariti in cinque anni tutti gli abitanti dell’Italia, della Svizzera, della Slovenia, della Francia e della Norvegia.

    Dicono gli storici che se solo le potenze ”democratiche” avessero fermato l’ascesa di Hitler qualche anno prima, il bilancio dell’orrore sarebbe stato differente. Con il senno di poi ovviamente è più facile e semplicistico fare un’analisi di quel folle sogno tedesco costato 71 milioni di morti. Mancò la fortuna ai tanti morti non il valore. Tantissime lacrime e vite umane spezzate, tante famiglie distrutte: ”C’è qualcosa di sacro nelle lacrime, non è un segno di debolezza, ma di potere. Sono un messaggio di dolore travolgente e di amore indescrivibile”. (Washington Irvin)

    Laura Giulia D’Orso

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