#Oltreconfine- Tu quoque, Donald? Di Kevin Bonetti

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    Ormai è passata una settimana da quell’attacco, violento, meschino. Come ormai ben saprete, una sessantina di missili Tomahawk lanciati da un paio di portaerei situate nel Mar Mediterraneo hanno colpito la base siriana di Al Shayrat, da cui sarebbero, e sottolineo il condizionale, partiti gli aerei con le armi chimiche, che hanno causato la strage di Khan Sheikhoun. Gli USA hanno voluto rispondere al “regime” siriano. L’azione militare ha avuto il placet di Arabia Saudita, Israele, Turchia, Gran Bretagna e Francia, insomma, di coloro i quali sono degli strenui combattenti contro il terrorismo. Appena dopo il bombardamento, si è verificato un attacco condotto dall’Isis nella zona limitrofa di Homs, vicina alla base di Al Shayrat.

    Alla fine, dopo mesi di continue e costanti pressioni, il tycoon ha dovuto cedere alla pattuglia dei falchi liberal-neocon repubblicano-democratici, guidata dai Senatori (repubblicani) McCain e Graham. Hanno cercato in tutti i modi di condurre Trump sulla “retta via” interventista, peculiarità delle presidenze statunitensi, e ci sono riusciti, almeno apparentemente.

    Immediate le dichiarazioni demenziali  dei nostri rappresentanti all’Unione Europea: Tusk,ossia il Presidente del Consiglio Europeo, ha affermato che l’U.E. lavorerà congiuntamente agli USA per porre fine alle brutalità del regime siriano, Juncker ha dichiarato che l’attacco siriano a Khan Sheikhoun necessitava di una risposta e la Mogherini, beh, la Mogherini ha una trasmissione sinaptica che consiste nell’invio di un unico ed inequivocabile impulso, corrispondente alla parola “SANZIONI”. Della serie, un polacco, un belga ed un’italiana al bar…

    Al netto della solita, stucchevole quanto meschina e criminosa propaganda “mainstream”, siamo proprio certi che sia stato Bashar Il Terribile a compiere quella strage? Forse non rammentiamo che sul campo di battaglia, il Presidente legittimo siriano sta avanzando vittoriosamente, con il supporto di Russi, Iraniani ed Hezbollah. Proprio la settimana scorsa, nel Nord di Hana, un’offensiva dei “ribelli moderati”, quelli finanziati dalle petromonarchie di Qatar ed Arabia Saudita, con la connivenza di USA e Turchia, è terminata con una vittoria dell’esercito regolare siriano. Ergo, per quale assurda ragione Assad avrebbe dovuto commettere ciò che si potrebbe definire un suicidio politico? Abbiamo provato a rifletterci?

    Ovviamente, com’è di consuetudine, sono arrivate le immagini filantropiche degli operatori delle ONG, preposti ai soccorsi, badate bene, con abiti non idonei per un luogo in cui si è appena verificato un attacco con gas nervino. Riprese ed immagini allora di un “backstage” degno dei migliori film hollywoodiani ? Già questo dettaglio dovrebbe indurre a porci qualche dubbio.  Ma facciamo finta di non averci fatto caso a causa delle fette di cotechino che velano i nostri occhi. Allora dobbiamo utilizzare la nostra memoria, benché spesso infingarda. Il Governo siriano, proprio come ha riportato anche un parlamentare italiano durante un’edizione speciale del Tg1, ha rinunciato al proprio arsenale chimico già da tre anni sotto la supervisione dell’OPAC, ovvero l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, insignita del Nobel per la pace nel 2013.

    Quindi, vi sono due opzioni: o Assad nella sua cantina al posto del vino tiene nascosto del Sarin per le grandi occasioni, oppure la realtà dei fatti narrataci è alquanto distorta.

    Tuttavia esiste una versione interessante. A quanto pare, secondo una ricostruzione dei Russi, dei 59 missili Tomahawk solo 23 sono andati a segno. Che gli uomini di James “Mad Dod” Mattis, ex Generale ed attuale Segretario alla Difesa, vanno anche loro al bar insieme a Tusk e Juncker? Può darsi, ma sembra veramente ambiguo il fatto che Trump abbia deciso di punire Assad e neanche la metà dei missili abbia raggiunto il bersaglio, tant’è che la mattina seguente la base siriana colpita era già più o meno operativa. Questa versione presupporrebbe un gioco delle parti condotto dal tycoon statunitense e da Putin, che sarebbe stato avvertito dell’attacco. In tal modo, Trump avrebbe accontentato apparentemente i neocon da una parte, cercando di mantenere dall’altra quel dialogo costruttivo con il Presidente russo tanto sbandierato durante la campagna elettorale. Fantapolitica? Mah, chi può dirlo?

    La suddetta ipotesi, tuttavia, viene tendenzialmente accantonata, anche perché Trump nell’ultima settimana ha alzato (è un eufemismo) ulteriormente la tensione, attraverso un secondo attacco ad Hatla, ad est di Dayr Az Zor, ove è stato colpito un deposito di sostanze velenose, che ha causato la morte di numerosissimi civili, in base ad una nota dello Stato Maggiore delle Forze Armate Siriane, oltre al “mea culpa” statunitense per aver ucciso, nella giornata di Martedì, 18 combattenti anti-ISIS, fidandosi erroneamente delle coordinate fornite dalle Forze Democratiche Siriane (SDF). Gli USA avevano come obiettivo una postazione dell’ISIS a sud di Tabqa. Poiché non è la prima volta che sbagliano, questi molto probabilmente pensano di giocare all’ultima versione di “Call of Duty” (un videogioco di guerra e tattica militare, più o meno). Senza dimenticare le navi della marina inviate verso la Corea del Nord. Di tutta risposta la Cina ha mobilitato 150.000 uomini, schierandoli lungo il confine. E, dulcis in fundo, ieri gli Stati Uniti hanno sganciato la MOAB, la “madre di tutte le bombe” (il livello successivo è il nucleare), in Afghanistan al fine di colpire, o meglio, disintegrare una serie di tunnel in cui sarebbero stati presenti elementi dell’ISIS, sperando almeno questa volta che le coordinate fossero giuste, ma credo non si siano posti il problema data l’elevata potenza distruttiva e l’ampio raggio d’azione (a momenti polverizzano l’Afghanistan). Quindi la situazione è assai delicata, apparentemente peggiorata. Siamo sull’orlo del baratro. Gli USA, con l’appoggio dell’U.E., della Turchia e degli Stati del Golfo, cercano ogni santo giorno di provocare Putin. Dobbiamo rammentare che non v’è solo la questione siriana, bensì anche quella ucraina e le continue mobilitazioni militari nell’area dei Paesi del Baltico, in Polonia ed in Romania. Come ribadito più volte da quest’ultimo, la Russia non vuole la “guerra”, ma qualora fosse l’unica opzione rimasta sul campo, beh, l’affronterebbe. E’ inaccettabile che i Governi europei continuino ad essere succubi e non condannino le ripetute aggressioni e violazioni del diritto internazionale compiute dagli USA. La Russia non può e non vuole essere l’unica paladina della pace intercontinentale. Non è più tollerabile essere membri di un’organizzazione con fini criminali quale è la NATO. Non sostengo che dobbiamo diventare vassalli di Putin, sarebbe anche questo un errore. Tuttavia è necessario ribellarci a quelle lobbies di potere che hanno fatto comprendere anche a Trump (non che già non lo sapesse, ma possiamo dire che ora ne ha l’ufficialità) che la costante destabilizzazione a livello internazionale è più importante e redditizia delle centinaia di migliaia di esseri umani, civili e militari, che continuano a morire, anche a causa dell’inerzia di noi semplici cittadini che perseveriamo a dare adito alle nefandezze che ci raccontano.

    Kevin Bonetti

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