Oltre il confine: siamo permeati di un criminoso “radical chicchismo”

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    Lo scorso venerdì 20 Gennaio, Donald J. Trump si è insediato presso la “Casa Bianca”. La vittoria conquistata alle elezioni di Novembre si è consolidata con il “giuramento”. Ovviamente, come ci si aspettava, abbiamo assistito alla “carnevalata” delle manifestazioni anti-Trump.

    Grottesche ed obbrobriose “sfilate” che persistono da quando il tycoon ha conseguito, anzi, superato i 270 Grandi Elettori l’8 Novembre scorso. Sin da quel giorno, tutti i media statunitensi ed europei, che hanno stipulato un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato alle dipendenze della fabbrica dei “poteri forti”, hanno cercato di screditare se non abbattere “The Donald”. In molti hanno sperato nei franchi tiratori repubblicani, che, ovviamente, ci sono stati, ma ben compensati dai colleghi democratici, più numerosi nel “tradire” non tanto Hillary la Sanguinaria quanto l’establishment lobbista.

    Insomma, tutti hanno provato e tentano tuttora di farlo apparire come un mostro, persino nel più ignominioso dei modi, ossia schernendo Barron, il figlio avuto con Melania. Come è possibile cadere così in basso? Ma molto probabilmente sono io l’ingenuo, dacché il mainstream euro-americano preferisce mettere in risalto “celebri” personaggi quali Madonna (una a caso), promotrice di “lavoretti sotto scrivania”, i sermoni di Maryl Streep o le minacce di Robert De Niro (per carità, non metto in dubbio la classe degli ultimi due nell’ambito cinematografico) e celare i veri problemi di un Paese al collasso a livello sociale, lavorativo ed economico.

    Benché attaccato da tutti i perbenisti, filantropi e paladini della democrazia, che non rammentano tuttavia gli ultimi otto anni di bombardamenti a tappeto in tre continenti ed ingenti finanziamenti a sostegno di rivoluzioni “democratiche” che hanno condotto al potere dei criminali, Trump sta attuando ciò che molti sostenevano stesse solo sciorinando. Ha bloccato il Partenariato Trans-Pacifico (e non vede di buon occhio nemmeno il TTIP), ha prescritto una tassazione del 35% alle aziende che delocalizzano, ha dato il via esecutivo alla costruzione del “Muro” al confine con il Messico e ha confermato la stretta temporanea sull’ingresso di persone provenienti da sette Paesi prevalentemente musulmani (Iran, Siria, Iraq, Libia, Sudan, Yemen e Somalia), un divieto della durata di 90 giorni. Tutti punti legittimamente condivisibili o meno. Personalmente concordo circa la vergata sulle grandi aziende. Non la si condivide? Invito a ricordare cosa ha fatto Marchionne con la nostra Fiat, tra l’altro dopo decenni in cui in caso di profitti la pecunia entrava nelle casse degli Agnelli, in caso di perdite ovviamente pagava lo Stato, cioè noi. Convengo sul blocco del TPP, che sarebbe andato come sempre a scapito dei diritti dei lavoratori (sempre che ancora esistano, sia i diritti, che i lavoratori). Contesto parzialmente, anche se non mi sorprende per ovvie ragioni di carattere economico-finanziario, il “muslim ban”, giacché non include le petromonarchie, come Arabia Saudita (che frattanto continua a bombardare i civili nello Yemen), Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi, le quali sono le prime a sostenere il terrorismo wahabita.

    Per quanto concerne il “Muro di Trump”, beh, anche in tal caso in molti non ricordano il passato. Si iniziò ad erigere il muro nel 1990 sotto il mandato di George Bush Senior. Nel 1994, Bill Clinton continuò nelle operazioni di contenimento, più che altro tramite barriere umane. Durante la presidenza del vecchio Bill, il Congresso votò l’”Illegal Immigration Act”, con cui veniva autorizzata la costruzione di altre barriere fisiche. E nel 2006, con Bush Jr., fu varato il “Secure Fence Act”, che decretava la costruzione di un muro di oltre mille chilometri, votato nientepopodimeno che da Hillary Clinton e Barack Obama. Quest’ultimo poi, diventato nel frattempo Presidente, nel 2011 annunciò addirittura il completamento dell’opera. Quindi, la mia domanda non è tanto “perché si protesta?”, il che di per sé è legittimo, quanto “perché all’epoca nessuno fece tutto questo pandemonio ed ora sì?”. Tra l’altro, l’iniziativa di Trump riscuote un successo rilevante anche nell’elettorato democratico. Possiamo soddisfare il suddetto quesito nel constatare le vaghe se non vacue motivazioni dei manifestanti anti-trumpisti. “Trump è un razzista”, “Trump è un sessista” (oggigiorno va di moda dare del sessista). Ci possiamo facilmente accorgere dell’assurdità di queste manifestazioni, che si sono svolte anche in altre parti del mondo. Stranamente non si sono visti sfilare i lavoratori, gli operai delle fabbriche americane. Ma si sa, questi costituiscono il “vulgus”, il rozzo popolo. Quindi chissene frega.

    In realtà, siamo di fronte ad una costante azione di boicottaggio nei confronti di un Presidente, democraticamente eletto, non accondiscendente a certi poteri lobbisti (almeno, per ora). E si può tranquillamente notare, senza enorme difficoltà, che il Principe, anzi il Re incontrastato di questi poteri è George Soros. Volente o nolente, c’è la sua figura dietro ogni “rivoluzione colorata”, direttamente od indirettamente. Attraverso le sue ONG è presente in ogni teatro di guerra, pseudo-rivolte popolari, manifestazioni per la tutela dei diritti umani. Un figuro legalizzato e legittimato. Da chi? Da noi ovviamente. Siamo talmente “drogati” di un radicalchicchismo imperante che non ci accorgiamo di ciò che accade realmente intorno a noi. Ci si preoccupa della presidenza Trump quando abbiamo celebrità di fama internazionale che si schierano con chi sinora ha bombardato a destra e a manca, inclusi civili, ha destituito Presidenti legittimi votati dal Popolo e finanzia gruppi paramilitari neo-nazisti (ricordo Yanukovich in Ucraina), e sovvenziona rivolte popolari gettando nel caos interi Paesi . Tutto questo in nome di cosa? Della “democrazia” e dei “diritti umani”? Non credo proprio. L’interesse di certi personaggi è arricchirsi a scapito di vite umane, celando i loro meschini scopi dietro le manifestazioni di piazza e le folli politiche di accoglienza condotte da molti Governi. Ma noi invece continuiamo a non constatare la realtà. Evidentemente ci fa comodo essere “politicamente corretti”, evidentemente ci fa comodo credere ancora alla favoletta delle ONG che trumpmakevanno, ad esempio, in Siria a soccorrere i civili, o credere ai “White Helmets”, perché così possiamo sentirci a posto con la nostra coscienza. Tuttavia, comportandoci in tal modo, siamo complici criminosi di tutto ciò. E poi abbiamo il coraggio di criticare Trump (e ribadisco che non condivido totalmente la sua politica)? Liberiamoci una volta per tutte della mania del radicalchicchismo e riprendiamo il contatto con la realtà, perché, purtroppo o per fortuna, la vita non va avanti a “happy hours” e“risvoltini” ai pantaloni.

    C’è qualcosa di decisamente più importante, ossia scegliere se stare dalla parte degli interessi del rozzo Popolo oppure optare per i profitti delle lobbies. Non so voi, ma io scelgo il Popolo.

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