Oltre Confine- L’Iran, armonia fra tradizione e progresso, di Kevin Bonetti

    86

    Torna la nostra rubrica di geopolitica

    Lo scorso 19 Maggio si sono svolte le elezioni presidenziali nella Repubblica Islamica dell’Iran. Si sono fronteggiati il Presidente uscente Hassan Rouhani, riformista moderato, ed il religioso conservatore Ebrahim Raisi, sostenuto dalla Guida Suprema Alì Khamenei.

    Il primo ha trionfato sul secondo  con il 57%. Anzitutto, partiamo da un dato elettorale. In Iran ha votato oltre il 70% degli aventi diritto, percentuale che qui in Italia ed in diversi Paesi occidentali possiamo soltanto sognare. Hanno votato pure le donne, alcune delle quali sono state addirittura intervistate dagli inviati dei nostri telegiornali (quindi, nessuna lapidazione riscontrata dai Presidenti dei vari seggi).

    Il Presidente uscente è stato riconfermato con un risultato migliore del previsto, incrementando quello conseguito nel 2013. Rouhani, in questi quattro anni di presidenza, è stato in grado di rilanciare l’economia nazionale, con un PIL che cresce costantemente (4% annuo).

    Grazie a ciò, l’Iran è il quinto Paese al mondo come sviluppo economico, appena dietro al gruppo “MINT” (Messico, Indonesia, Nigeria e Turchia), dopo i Paesi del “BRICS”, un’associazione costituita da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. In base a diversi studi, entro il 2030 l’Iran potrebbe diventare una delle prime sedici economie mondiali.

    Quindi il Popolo iraniano ha scelto di schierarsi per la seconda volta con il riformismo (moderato) di Rouhani. Nelle previsioni forte era il rischio di un esito al primo turno che avrebbe costretto il candidato riformista al ballottaggio. Infatti, nonostante l’accordo sul nucleare di Losanna nel 2015, diverse sanzioni, come era ovvio, permangono. Questo è uno dei punti che avrebbe potuto scalfire il primato di Rouhani. Inoltre, quest’ultimo non ha avuto l’appoggio delle classi meno abbienti, le quali temono un taglio del welfare, incrementato in precedenza dall’ex Presidente conservatore Ahmadinejad.

    Ad assegnare il trionfo a Rouhani è stato il sostegno della borghesia iraniana che è riuscita a spingere molti indecisi a scegliere il riformismo moderato. La classe borghese, ovviamente contraria alla politica conservatrice proposta da Raisi, in collaborazione con il mondo dell’associazionismo e con i giovani, ha garantito a Rouhani il successo al primo turno. 

    Tuttavia, al netto del mero risultato tecnico, io vorrei concentrare l’attenzione sul significato della riconferma di Hassan Rouhani. Qui da noi, nell’ “Occidente democratico”, si è semplicemente trattato di uno scontro tra il Male assoluto, rappresentato dal conservatore Raisi, ed il Male moderato, ossia il Presidente uscente. Perché comunque la mettiamo, l’Iran, per noi stolti, è Satana. Un Paese da tempo bollato come “stato canaglia”, quando molto probabilmente le canaglie sono quelli che scatenano guerre in ogni angolo del globo, mietendo migliaia e migliaia di civili inermi. La Repubblica Islamica dell’Iran, guidata da un Mefistofele, “non concede diritti civili”, “è un Paese arretrato”, “impicca quotidianamente gli omosessuali”, “finanzia il terrorismo”…diciamo qui nel nostro caro “Occidente”…In Iran uomini e donne hanno la libertà di studiare e pensare al proprio futuro, possono esprimere il proprio voto elettorale; in Iran il cambio di sesso, cari occidentali, è a carico dello Stato. E né l’Ayatollah né Rouhani finanziano il terrorismo internazionale, anzi, lo combattono con il sacrificio dei propri Pasdaran! E noi pretendiamo di criticare l’Iran? Noi che manco più possiamo andare a votare per il Presidente della Provincia di Milano perché l’abbiamo “trasformata” nella Città metropolitana con elezione di secondo livello, che significa sostanzialmente che il nostro diritto di voto è finito comodamente nello scarico del cesso! Siamo proprio certi di essere nelle condizioni di poter giudicare l’Iran? Noi che togliamo fondi ai diversamente abili per garantirli ad un fenomeno migratorio voluto e finanziato proprio da quei Paesi che ci dicono che l’Iran è uno “stato canaglia”…

    In questo Paese musulmano, benché abbia una miriade di difetti (ma chi non ne ha?), abbiamo assistito al trionfo della volontà di una Comunità di seguire la strada del Progresso, senza tuttavia dimenticarsi della propria Tradizione, dei propri Valori, in armonia. De facto, come è accaduto nelle ultime elezioni legislative, i riformisti hanno la maggioranza, ma anche i conservatori principialisti godono di una larga rappresentanza nel Majles (il Parlamento iraniano). E ciò è riscontrabile in primis nel mantenimento dell’assetto istituzionale del Paese. Il Presidente, in base a quanto sancito dalla Costituzione, non ha poteri assoluti e deve comunque condividere la guida dello Stato con l’Ayatollah, l’autorità massima iraniana. Deve rispondere al Consiglio dei Guardiani, ai Generali dell’esercito, ai Pasdaran. Quindi vengono lealmente mantenuti i principi della Rivoluzione khomeinista del ’79.

    Dall’altra parte, l’Iran ha stretto eccellenti rapporti commerciali con i Paesi del “BRICS” e fa parte del Gruppo di Shanghai, lo SCO. Interessante la partnership instaurata con la Repubblica Popolare Cinese dal punto di vista delle infrastrutture e non solo. Noi Europei, invece, massacriamo le nostre economie con le sanzioni alla Russia decantate dalla Mogherini ed imposte da un Paese, gli USA, che hanno invece incrementato gli scambi commerciali con la Russia stessa. Semplicemente la follia…

    Dal punto di vista culturale, l’Iran non è affatto retrogrado. Ha il nono più elevato tasso di alfabetizzazione al mondo, più dell’80 % tra gli adulti e quasi al 100% tra i giovani di età compresa fra i 15 ed i 24 anni, senza alcuna distinzione di genere. Sul territorio nazionale si contano ben 92 università con quasi quattro milioni di studenti universitari. Qualcuno mi sa dire il tasso di alfabetizzazione dell’Arabia Saudita, che è tra i principali partner commerciali dell’Occidente e che continua a bombardare lo Yemen?

    Facciamo un favore a noi stessi. Meno manifestazioni per diritti civili (tanto da noi scompariranno totalmente fra qualche anno come è accaduto per quelli sociali), meno “carnevalate” lgbt (caso mai proponiamo convegni seri e di alta qualità). Contemporaneamente cerchiamo di comprendere un Paese come l’Iran, in cui Tradizione e Progresso (non quello radical chic) vengono insieme portati avanti, al fine di risollevare dall’oblio e dal nichilismo il nostro “Occidente”, sempre che non sia oramai troppo tardi…

    Kevin Bonetti

    Articolo precedenteImpresa e lavoro, a Magenta- martedì 30- la Lega porta Claudio Borghi
    Articolo successivoVenerdì 26, alle 11, Gianfranco Rotondi a Magenta per Chiara Calati