Nella successione feudale turbighese, i Gallarati occupano un posto d’onore

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Della lunga e tormentata storia feudale turbighese, iniziata con i Della Torre (1274) e terminata con i Landi (1806), l’antica famiglia milanese dei Gallarati rappresentò il trait-union tra i D’Adda e i Landi alla fine del Cinquecento. Il conte Ludovico, amico di San Carlo Borromeo, guadagnò la stima del Santo per essere rimasto, nella Milano invasa dalla peste (1576), a salvaguardare l’ordine pubblico.

63 – GALLARATI (Via)

Trasversale sinistra di Via Trento fu denominata con delibera n. 68 nel Consiglio Comunale del 29 settembre 1985. Il conte Ludovico Gallarati (senatore, capitano generale, ecc.) compare nella storia turbighese nella seconda metà del Cinquecento quando acquisì il feudo dalla famiglia D’Adda (1569, 8 giugno – Istrumento rogato Cristoforo Frova, notaio in Milano, di vendita fatta da Erasmo e Gianbattista padre e figlio D’Adda dell’osteria, del censo del sale e della giurisdizione di Turbigo al conte Lodovico Gallarati per sé e quibus dederit). Dai Maggi (1538) ai D’Adda, ai Gallarati (1569), e da questi ai Landi (1580, 1° gennaio – testamento rogato Giovanni Francesco Pinotini del conte Guido Gallarati unico figlio del suddetto conte Lodovico col quale lasciò erede la contessa Porzia Landi Gallarati sua madre). Difatti, nel 1551 c’era stato il matrimonio tra Porzia Landi (figlia del principe Agostino) e il conte Gallarati (del ramo di Desio) i quali ebbero un unico figlio, Guido (+1580, per sifilide), il quale alla sua morte non lasciò erede la moglie Lucia Castaldi (figlia del marchese Ferrante), dalla quale non ebbe naturale discendenza, bensì la madre. Difatti, la contessa Porzia Landi Gallarati, una volta ricevuta l’eredità dell’unico figlio. si mise ad acquistare terreni ubicati in Turbigo (ci sono 98 atti notarili nel periodo) e, nel tempo, maturò l’idea di inglobare il feudo camerale turbighese (avuto in eredità dai Gallarati) nel patrimonio della sua famiglia originaria: i Landi. E così, il 14 maggio 1590, con una donazione (rogata dal notaio Pinotino) lasciò tutto al nipote Federico, unico figlio maschio del fratello e i Landi, baroni di Turbigo, mantennero il feudo turbighese fino al 1806.

La famiglia Gallarati (successivamente Gallarati-Scotti), di matrice ghibellina, parteggiò sempre per i Visconti-Sforza e la loro antica nobiltà è suggellata da un’iscrizione sepolcrale murata nella basilica dei SS. Felice e Naborre (succesivamente detta chiesa di San Francesco) di Milano.

Nel Cinquecento cominciarono a ramificarsi nel contado: Bartolomeo originò di Gallarati di Ossona; Bartolomeo II quelli di Novara; Filippo quelli di Cerano e tanti altri ebbero la giurisdizione di Torino, Desio (come il Nostro), Alessandria, Cozzo, Cremona.

San Carlo Borromeo intavolò una corposa corrispondenza con il conte Lodovico Gallarati al quale era legato da profonda stima e amicizia in quanto, nel 1576, mentre Milano era afflitta dalla terribile peste e gran parte dei nobili scappavano atterriti nei castelli della campagna, il conte Ludovico Gallarati fu uno dei pochi che coraggiosamente si prestò per mantenere l’ordine in città.

FOTO Stemma Gallarati-Scotti PUGNANTI VIRTUTE il motto e lo stemma contiene la vite che riporta alle radici della famiglia proprietaria di ampi appezzamenti nel nostro territorio, ma anche nella zona di Gallarate.

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