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Natale, di Emanuele Torreggiani

Di quell’età ineffabile in cui il tempo è ancora lieve e il sonno riluce di grazia, lei dorme appoggiando il capo al braccio della nonna. Nella soffice pelliccia a guanciale. Il rollio monotono del tram culla il sonno felice. Le sue labbra, orlate di cioccolato, ancora schiudono in un sorriso.

La nonna tiene la nipote, nel cui profilo lei vivrà ancora a lungo, fasciata in quel pisolino serale mentre le gambette pencolano stringendo un borsone da cui spuntano pacchetti luminescenti.

La nonna osserva ora la nipotina ora la scritta 1930 che campeggia sopra il posto del conducente di cui s’intravvede la sagoma. La nonna è nata nove anni dopo. Saliti in Cordusio, scenderanno in Vincenzomonti, che i milanesi pronunciano tutto attaccato, sulla 1, la prima, la linea più vecchia della città. La donna aggrotta la fronte mentre le trema il mento. E stringe la nipotina mentre con la mano libera le sistema i capelli che spuntano dalla cuffia vezzosa. La piccola ha uno sbuffo di sonno sodo alla carezza. Ma il tremito lascia la nonna. I suoi occhi si fanno lucenti pur nell’incerta luce, le lampadine tremolanti, della carrozza che l’avrà vista bimba e giovinetta, con la guerra nel mezzo. Millenovecentotrenta, lei è del dicembre del Trentasei, per questo, con un certo vezzo civettuolo ha sempre sussurrato Trentasette, celando le labbra nel confessarlo. Forse era proprio seduta lì, sulla stessa panca di ciliegio, ai sette anni della sua nipotina, accompagnata da suo padre, nel Quarantadue. Sente ancora pungere la guancia appoggiata alla manica della divisa, quella ruvida lana autarchica che congelava ancora in primavera. Era andata in Duomo dove il suo papà le aveva comprato un cartoccio di caldarroste. Ora proprio piange la vecchia signora. Due lacrime diamantine che cadendo sull’impiantito del tram immediatamente rimbalzano nel cielo blu e ivi si conficcano. Nessuno se n’è accorto, ma sono fatti che accadono. Non lo rivide mai più, partì all’alba del giorno appresso per il fronte orientale. Incontro alla neve. La neve. Poi c’è stata la vita. E questo Natale lei ha chiesto alla nipotina di accompagnarla in Duomo, solo loro due. Nessuno della famiglia ha capito il perché solo loro due. Poi sono andate. La nipotina era contentissima. Ora dorme. Stanca di aver camminato lungo il corso gelido e scintillante. Dalla borsa della nonna spunta il sacchetto di caldarroste che immerge la carrozza del buon profumo. Sale un carabiniere che si aggiusta la visiera del berretto. Proprio come faceva suo padre. Lei ora sveglia la piccola. Sono ad una fermata. La piccola guarda la nonna e sorride. Hanno la medesima espressione, la nipotina e suo padre. Le anime non muoiono mai.

Emanuele Torreggiani

Redazione

Redazione Ticino Notizie

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