Mondiali in Qatar: il banco (col petrolio) vince sull’ipocrisia occidentale- di Andrea Tomasini

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Sui mondiali di calcio in Qatar pubblichiamo la pungente riflessione del giovane avvocato di Busto Arsizio, Andrea Tomasini

 

Non sono mai stato un anglofilo e non lo sarò mai, ma il palco internazionale su cui si esibirà l’ennesima farsa sportiva rende necessario l’utilizzo di una lingua adeguata.

Il Qatar, attraverso mille peripezie, bagatelle, querelle e anche qualche spintone, può serenamente iniziare i suoi Mondiali, certo che le parole di sdegno arrivate da tutto il mondo (dello spettacolo) tali resteranno, senza sortire alcun effetto.

D’altronde, oil is king (ecco, ci sono cascato di nuovo!) e se ne frega dei cinguettanti piagnistei dei professionisti della marchetta.

Poco male se l’assegnazione pare sia giunta a seguito di una cena all’Eliseo tra l’ex Presidente Sarkozy (sì, lo stesso Sarkozy che bombardò la Libia per destituire quell’autocrate di Gheddafi) e l’ex calciatore Platini , allora esponente della Fifa, a discapito, pare, degli Stati Uniti. Poco male se si stimano migliaia di morti, per la quasi totalità immigrati, nella costruzione degli stadi, vere cattedrali nel deserto nell’era delle proteste ambientali e del suicidio green dell’Unione Europea. Poco male se la Fifa dice no al razzismo e sì all’amore libero e subito dopo celebra il Campionato del Mondo in un Paese confessionale e integralista, vietando le fasce arcobaleno e, ancor più grave, limitando la distribuzione di birra (una low carb diet per i tifosi che dovranno fare qualche metro per andare a prendersi un po’ di luppolo, ben nascosto per non violare la sharia).

Sarò sincero, vedere Re, Regina e Corte completamente nudi è uno spettacolo non da poco, così come ammirare la Comunità Internazionale in tutta la sua sfolgorante ipocrisia: il banco ha vinto ancora, come sempre.

Da Ich bin berliner a “I am qatari” il passo è stato breve, il Dio denaro ha preso tutto: dignità, credibilità, sportività.

Quale sarà l’eredità di questo Campionato? Difficile dirlo, ma con tutta probabilità una nuova bolla speculativa si abbatterà sullo sport che ha già lasciato, decenni addietro, il campo fangoso di fantozziana memoria a favore di fuoriserie, ballerine (o forse influencer?) e Daytona d’oro.

Che resta al popolo pagante? Altre spese, abbonamenti, storici stadi abbattuti, pay per view, soubrette e tanta, tanta, tanta luce (con stelline, frizzi e simpatia).

Il calcio, affare di sceicchi, dimostra quello che la Formula Uno a stelle strisce ha già portato all’evidenza: l’agone dei nobili sport europei è finita, così come è finita la grande agone d’Europa.

Se non ha milioni di petroldollari e milioni di follower, you’re fired!

Andrea Tomasini

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