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Modello lombardo da rivedere dopo la bufera Covid: perché la Lombardia merita di più

Quella medicina del territorio che manca come il pane e la riforma morta e sepolta di Giulio Gallera

“Le lunghe code nei pronto Soccorso, la medicina di territorio che scarseggia e che, di sovente, risponde solo al telefono. Indubbiamente questa seconda e abbondantemente prevista, ondata d’autunno di Coronavirus, sta mettendo ancora in evidenza i limiti del sistema sanitario lombardo basato in modo prevalente sull’ospedalizzazione del paziente.

Lo avevamo già scritto e ribadito a febbraio, ora siamo costretti a ripeterci, con una riforma quella dell’Assessore Giulio Gallera che non è mai decollata, tanto più in questa fase di emergenza conclamata.

E’ per questo che strutture convenzionate o private possono, quanto meno, in parte, “vicariare” in questo momento in cui l’unica malattia pare essere il Coronavirus, una serie di prestazioni che oggi, per esempio, in ospedale vengono considerate “differibili”.

A parer nostro, quando questa maledetta pandemia sarà finita finalmente, molto ci sarà e si dovrà cambiare nel modello lombardo.

Perché un conto è l’eccellenza che nessuno nega nella gestione dell’emergenza urgenza – alcuni interventi di taluni luminari ci vengono invidiati a livello mondiale –  altro è la gestione dei cosiddetti “cronici” e la quotidianità delle prestazioni che devono saper trovare in strutture intermedie un loro punto di riferimento ad oggi quasi del tutto assente, a parte le eccezioni immancabili di alcuni vecchi medici della mutua  – usiamo ancora volutamente questo termine un po’ vintage per sottolineare il rapporto familiare e di fiducia dottore paziente – che si fanno in quattro, salvo trovare altri che in pratica è da marzo, che si sono letteralmente barricati nei loro studi medici e rispondono solo al telefono. 

Oggi è necessario vicariare tutto questo, per non ingolfare gli ospedali. Le strutture e i presidi territoriali, specie per i soggetti fragili e ancora di più per tutta quella che è l’attività di prevenzione e diagnostica, diventano essenziali. 

Le statistiche a riguardo nei mesi scorsi, sui cosiddetti ‘effetti collaterali’ del “Covid” – a cominciare dal numero di arresti cardiaci cresciuti in modo esponenziale – parlano da sole. E non c’è certo da stare allegri. A bocce ferme quella riforma che mette al centro il paziente e che rilancia la medicina sul territorio dovrà essere pesantemente rivista. Perché il fatto di aver portato la trincea dentro agli ospedali lombardi, senza aver costruito una sorta di avamposto di guardia, è figlia proprio di questa impostazione sbagliata. La Lombardia che ha una grande tradizione in materia, con illustri professionisti, merita di più”. 

 

F.V.

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