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Michela Murgia, nessuno ti verrà a cercare. Battiato, invece, lo cercheremo sempre

 

Se non fossero avvolte dal diuturno rumore di fondo (assai sgravole) che il virus infonde ai nostri giorni- da un bel po’ oramai- le parole che michela murgia ha reso sul Maestro Franco Battiato circa una presunta insensatezza senza qualità dei suoi testi, ci sarebbe da farne un caso nazionale.  

Ma abbiamo la consapevolezza di vivere tempi difficili. Tempi nei quali la televisione ed il mainstream eleggono come novelli maitre à penser gente come Michela Murgia.

La quale era relegata (fortunatamente, diciamo noi) nell’oblio, quando il Maestro incantava con i Treni di Tozeur, cantata insieme ad Alice.

Dimensione (l’oblio) che ci auguriamo vivamente torni a essere quella della Murgia quando, tra molti anni da oggi, un essere umano godrà dei testi che il Maestro scrisse assieme al nietzcheano e cioraniano Manlio Sgalambro, come E ti Vengo a cercare.

Perché nessuno, lo spero tanto ma ne sono quasi certo, Michela Murgia, verrà mai a cercarti, tra molti anni da oggi.

Ci piacerebbe che la signora occupasse il resto del tuo tempo terreno (che ci auguriamo possa essere lungo e fecondo, magari silenzioso e taciturno) così da leggere Nietzsche e Cioran, che non ti ho mai sentito nominare, i quali ti apriranno le porte della conoscenza circa l’essenza del Nichilismo. Del Nulla. Perché sarebbe persino inelegante dedicarti il ‘sei più bella che intelligente’, Michela Murgia.

Più silenzio per tutti, a partire da te. Occupa il silenzio riascoltando Franco Battiato. Potrebbe persino insegnarti qualcosa.

Detta la nostra, facciamo un piccolo collage di pensieri sparsi sulla poetica del Maestro che abbiamo letto su pangeanews e su rollingstoneitalia.it, nel contempo vi riproponiamo (nella speranza che la Murgia li possa ascoltare con attenzione) due brani tra i più importanti, nella grande produzione artistica di Franco Battiato.

Continui il Suo viaggio accanto a noi, Maestro.

Fab. Pro.

DA PANGEA NEWS

Orizzonti perduti, Come un cammello in una grondaia e Caffè de la Paix sono dei ‘classici’, un patrimonio dell’immaginario che spero ancora di trovare – così nitido, così innocente e intagliato – nell’opera di un grande poeta o di un grande narratore (ma l’avete sentito il gracile e glaciale Sui giardini della preesistenza?, ma dove sono i poeti capaci di una visione così proteiforme sull’epoca?). Eppure, Battiato si sgomina nei dettagli. In album di generosa psichedelia, come Gommalacca, dove la Kundalini balla il tango con Maria Callas (micidiale Casta diva), ma il cuore di ogni non-ritorno è nell’ultima canzone, Shakleton, immagine della natura pericolosa – letale – del canto.

Battiato che compila dèi ignoti sul pentagramma, che anela alla fuga, l’estrema (Nomadi), ed è su tensioni devote che scrive la canzone che massacra le ossa, dandoci alla resa (L’ombra della luce). Fabio Zuffanti, musicista d’avanguardia, indomabile, a Battiato ha dedicato un libro, Franco Battiato: La voce del padrone. 1945-1982: Nascita, ascesa e consacrazione del fenomeno, edito da Arcana.

DA ROLLING STONE ITALIA

La gente la canta perché la ama, cara Murgia. Questo è il successo di un’opera d’arte. Andatevi a rivedere quel video di Umberto Eco in cui dice che i classici sono solo i best seller del loro tempo. Quelli più amati dalla gente. Non quelli con più pregnanza (che parola orrenda).

Succederà mai questo con Accabadora di Michela Murgia? O col suo Chirù? La gente ci farà le scritte sulle magliette? Citerà i passi di questi libri? Ho grossi dubbi. Il mondo si ricorderà della Murgia per l’invenzione del fascistometro (googolate) e di queste sparate o dei suoi personaggi? Credo delle sparate, e la colpa è solo della Murgia, di questo concetto di arte che ha.

Basta con questo approccio letterale da marxisti anni ’70. Che due coglioni. Lasciateci vivere. Ridateci i punk, i beat, i pazzi, gli sfrenati. Battiato canta quelle frasi senza senso (che poi sono un rimando altissimo al metodo del cut-up di Burroughs) e ha fatto sognare milioni di persone. Ripeto: quante persone ha fatto sognare Michela Murgia coi suoi libri? Purtroppo è solo questo che conta per un autore. Il resto sono chiacchiere su YouTube. Lecite, ma criticabili.

 

“Non dimenticar le mie parole, bimba tu non sai cos’è l’amor, è una cosa bella più del sole, più del sole dà calor. Scende lentamente nelle vene, e pian piano giunge fino al cuor, nascono così le prime pene, con i primi sogni d’or. Ogni cuore innamorato si tormenta sempre più, tu che ancor non hai amato, forse non mi sai capire tu”. Manca, Sgalambro,

 

E ti vengo a cercare
Anche solo per vederti o parlare
Perché ho bisogno della tua presenza
Per capire meglio la mia essenza
Questo sentimento popolare
Nasce da meccaniche divine
Un rapimento mistico e sensuale
Mi imprigiona a te
Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri
Non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
Fare come un eremita
Che rinuncia a sé
E ti vengo a cercare
Con la scusa di doverti parlare
Perché mi piace ciò che pensi e che dici
Perché in te vedo le mie radici
Questo secolo oramai alla fine
Saturo di parassiti senza dignità
Mi spinge solo ad essere migliore
Con più volontà
Emanciparmi dall’incubo delle passioni
Cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male
Essere un’immagine divina
Di questa realtà
E ti vengo a cercare
Perché sto bene con te
Perché ho bisogno della tua presenza
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Redazione

Redazione Ticino Notizie

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