Massimo Macchi e la sua sfida: rilanciare l’hotel Diamante

    451

     

    MAGENTA – Conta quello che metti, nel sogno. Conta come lo coccoli, lo fai crescere. Quanto sei disposto a dare, per realizzarlo. Conta la forza che metti nel rialzarti, non il rumore che fa il tonfo quando cadi.

    Massimo Macchi, classe 1967, è un sognatore che a 50 anni può dire di avercela fatta. Il sogno di quand’era ragazzo, e faceva il facchino all’hotel Savoy, uno dei più famosi albeghi al mondo..

    Ne è passata parecchia d’acqua, sia sotto i ponti di Londra che lungo i Navigli di Milano, dove Massimo è partito dal gradino più basso sino a diventare il direttore di uno dei primi alberghi per fatturato (il Klima, adiacente al polo fieristico). Dalla Milano da Bere, dalla nascita di corso Como, sino alla sfida che adesso lo appassiona di più: il rilancio dell’hotel Diamante, al confine tra Magenta e Corbetta, a ridosso della statale 11. L’albergo che da pochi giorni è diretto da Massimo e gestito da una società di cui fa parte, assieme a due altre persone.

    Siamo andati a trovarlo per parlare di questa scommessa, dopo che- l’avranno visto in parecchi- Massimo è stato protagonista di 4 Hotel, il format lanciato da Sky con Bruno Barbieri.

    Che persona è Massimo Macchi? A noi è venuto immediato il parallelo con Barney Thompson, l’epico direttore dell’hotel Ambassador di Los Angeles (nella realtà) di Pretty Woman. Ed è per quello che, durante l’intervista, continuavamo a girarci in attesa di contemplare le gambe di Vivian..

    Buona lettura.

    -Partiamo dallì’inizio, dagli esordi.. Chi è Massimo Macchi?

    Nasco 50 anni fa, da madre magentina e padre di Busto Arsizio. Ho studiato da operatore turistico a Novara, perché a me viaggiare è sempre piaciuto, sin da bambino. Imparai subito diverse lingue, economia turistica e materie simili. Nel 1986 mi maturo, parto per Londra e ci rimango 1 anno dove faccio di tutto: cameriere, lavapiatti, e poi il  facchino al Savoy, uno degli hotel più famosi al mondo.

    -E poi?

    Torno in Italia nel 1987 e salto il servizio militare per esubero di leva. Mia madre Mariuccia ricevette una telefonata dove le proposero di farmi fare il ‘missioniere’ all’hotel Executive di Milano, vicino a porta Garibaldi, dove si svolgeva il calciomercato. 400 camere, hotel d’affari, all’epoca facevo il fattorino. Dopo 1 anno e mezzo qualcuno vide qualcosa in me e feci il portiere di notte, mestiere su cui potrei scrivere dei libri.. Poi la crescita professionale fu rapida. Ero immerso nella Milano da bere di fine anni Ottanta, una città leggendaria.

    -E com’era quella Milano?

    Si stava bene e girava tanta lira. Se lavoravi in albergo ed eri sveglio e simpatico, con le mance guadagnavi parecchio. Da lì nasce la mia passione di mettermi in gioco. Il direttore di allora dell’Executive, un uomo di altri tempi, mi mise la mano sulla spalla e disse ‘buongiorno, sono il direttore. Tu sei qui da poco e sono convinto che un giorno farai il direttore d’albergo’. Io la presi sul ridere, poi divenni direttore alla Jolly Hotel nel 2003, poi nel 2005 lo rividi in metropolitana, molto anziano, e mi vennero le lacrime agli occhi. Dei miei 31 anni di professione ne ho passati 29 a Milano.

    E’ vero che Expo ha fatto svoltare la città?

    Verissimo, io nel 2015 ero amministratore del Klima Hotel a Rho, albergo aperto nel 2012 da cinque soci italiani. Milano è oggi una città esuberante, dopo Expo in agosto gli alberghi non chiudono più. Qui al Diamante in agosto avremo 18-20 ospiti cinesi ogni giorno.

    Quindi col Diamante sei tornato a casa?

    Sì, mantengo la direzione al Klima e supervisor della nuova gestione di questo albergo, assieme a dei soci. Questo è il primo step di una crescita che vorremmo portare a cinque gestioni alberghiere in 5 anni.

    Perché il Diamante?

    Lo studio da 2 anni. E’ su una strada primaria, per me è una questione (anche) di orgoglio. Ho convinto i miei due soci di sposare il mio progetto, un modello molto preciso di gestione di personale, camere e clienti. Contatti internazionali coi tour operator, direttamente a Shangai,  Singapore ecc. Il mercato cinese è destinato a crescere esponenzialmente.

    -Credi nella sfida di rilanciare questa struttura?

    Certo, da qui in 25 minuti raggiungi Rho Pero e in meno di 30 Malpensa. Senza infrastrutture non esiste sviluppo economico e anche turistico. Infrastrutture vuol dire rilancio per tutti, anche per i giovani e le start up.

    Quando è partita questa avventura?

    Il 2 luglio scorso.

    Sei una persona ambiziosa?

    Molto, ma per essere ambizioso serve concretezza.

    La ricettività sta crescendo molto, nel Magentino Abbiatense..

    Moltissimo, io personalmente ho supportato un importante agriturismo nella zona nel creare le camere e seguito, da consulente, diverse altre strutture.

    -E sei convinto di vincere la sfida del rilancio del Diamante?

    Assolutamente sì, c’è un grande asse territoriale da sviluppare. Fiera Milano ha ormai raggiunto grande sviluppo, adesso avremo Arexpo e un indotto da decine di migliaia di persone ogni mese. Nel 2026 finirà tutto. Parliamo da 25 a 100mila persone in transito ogni giorno. 3 milioni di persone ogni 30 giorni..

    -E come hai scelto il personale?

    Abbiamo 7 collaboratori, tutti quelli che c’erano prima tranne uno. Terzializzati ma che hanno condiviso il progetto. Ho messo un annuncio su Facebook e Linkedin e in 1 giorno ho ricevuto 200 messaggi. Spero di aprire altri 3,4 alberghi e creare così altri posti di lavoro.

    -Quindi clientela business ma non solo?

    Certo, abbiamo sale per convegni e meeting e ristorazione on demand, con un partner importante. Possiamo fare una cena di gala per 200 persone in pochi giorni. Avremo clienti business e leasure, di passaggio. Il turismo sanitario, legato all’ospedale di Magenta. Vorrei parlare anche col Parco del Ticino. Abbiamo un territorio con parecchie risorse, e il Diamante c’è.

    -Nella tua vita hai mai avuto uno slogan ispiratore?

    No, però dico sempre che il treno passa una volta sola nella vita. Io sono salito e sceso parecchie volte. Ma molte persone l’ultimo passo per salire non lo fanno neppure, perché hanno paura. Bisogna essere un po’ spregiudicati. Ho avuto di recente la fortuna di fare la trasmissione dei 4 alberghi su Sky, toccando da vicino una realtà bellissima.

    -Le tre doti necessarie a un direttore d’albergo, oggi.

    Chiarezza, disponibilità, serietà. Se non guardi le persone negli occhi e ‘gliela racconti’, allora i nodi vengono al pettine. Qui abbiamo 44 camere e 90 persone potenziali sopra la testa, e ai tuoi clienti non puoi ‘raccontarla’. 

    -E dal 1988 ad oggi, com’è cambiato il tuo lavoro?

    Due mondi diversi. Oggi l’on line è preponderante, però al contempo non puoi NON esserci.

    -E nel luglio 2019 dove vorresti essere, e cosa vorresti per il Diamante?

    Vorrei che questo albergo viaggiasse da solo, in armonia e con successo. E vorrei parlare con te in un altro albergo, da dove nel frattempo partirà una nuova sfida.

    Words are the strongest weapon of the human kind…

    Fabrizio Provera

     

    Articolo precedenteE se l’euro NON fosse il problema? Di Fabrizio Fratus
    Articolo successivoLadri nella frazione robecchese di Castellazzo dè Barzi