Punto di Vista

Mario Monti e i pericoli del montismo

Ieri mattina, parlando ad un’iniziativa elettorale che si teneva in Puglia, il professor Mario Monti ha detto testualmente che ‘per fare politica non serve il cuore’. Estrapoliamo da un discorso più ampio, certo, ma la radice e il nocciolo non cambiano. Oltre a non cambiare l’idea, invero pessima e deteriore, che chi scrive si è fatto dell’illuste cattedratico e del suo governo, avallato da alcuna volontà popolare. Il fatto curioso è che abbiamo sentito questa dichiarazione- rivelatrice ‘assai’, direbbero a Napoli, dell’uomo e delle sue corde emotive e politiche- dopo aver letto, sabato, una straordinaria recensione del recente pamphlet dedicato a Monti (Il peccato del professor Monti, Marsilio editori) dal senatore Franco Debenedetti, fratello del più famoso Carlo.

 Debenedetti, uomo di sinistra moderata e liberale ed ex parlamente del centrosinistra, ha avuto un’intera pagina sul Foglio del geniale Giuliano Ferrara, che ha concesso tanto spazio pur dissentendo dalla tesi contenuta nel saggio. Di cosa si tratta? Riportiamo 5 righe cinque del saggio di Debenedetti, che sono chiarissime: “Il governo Monti, nel momento in cui si trasforma in Lista Monti o Partito Monti, collocato al centro del sistema politico e imperniato sull’idea di superare l’orizzonte tradizionale di destra e di sinistra, poi su quello di candidare un’agenda, cioè idee e proposte di soluzione a problemi di un paese così in crisi come l’Italia, dissimula in realtà una vena tecnocratica, diffidente verso i caratteri fondamentali della politica, cioè il consenso, la volontà popolare, la ricerca di una soluzione che non si fonda sulla competenza, ma bensì sulla storia, sulle passioni degli uomini, sulle identità(…). Al fondo di tutto, naturalmente, la questione è quella della ideologia tecnocratica, di una democrazia a trazione elitaria”.

Democrazia fino a un certo punto, diremmo noi. E infatti Mario Monti, lo accertano gli ultimi sondaggi, è una sorta di cannibale che sta vampirizzando col suo abbraccio letale i partiti che ha ‘federato’: l’Udc, dal 7% di dicembre, veleggiava l’8 febbraio scorso attorno al 3/3,5%, Futuro e Libertà tra lo 0,4 e lo 0,7%. Non aggiungiamo altro. I candidati montiani, dal doppio o triplo cognome, in questi giorni di freddo polare ai mercati e nelle strade non si vedono. Scelgono posti calducci e riparati. Ci mancherebbe: sono tutte persone che per tradizione sono abituate alle conviviali dei Rotary Club, contro cui non abbiamo nulla (le abbiamo frequentate anche noi), ma che sono altra cosa dalla politica. Come ben altra cosa sono i gruppi di potere, tecnocratici e bancari, cui il professor Mario Monti non nasconde la vicinanza e la ‘comunione ideale’. E allora ce lo dica chiaramente quali sono, i gruppi che frequenta, caro professore..

Fabrizio Provera

 

 

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