Marcallo con Casone: “Ecce Sgarbi”

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Venerdì pomeriggio, in tantissimi, anche molti ragazzi, ad ascoltare il noto critico d’arte che incanta Sala Carlo Cattaneo

 

 

MARCALLO CON CASONE – Sala Cattaneo gremita (molti anche i giovani). Pomeriggio dello scorso venerdì 1 aprile. Piove acqua ghiacciata. Vittorio Sgarbi termina la presentazione del suo libro ‘Ecce Caravaggio. Da Roberto Longhi a oggi ’ e la disamina, svolta con la proiezione di immagini, dei tratti distintivi della pittura del Maestro lombardo e della rivoluzione da questi compiuta rispetto ai canoni artistici dell’epoca in cui visse.

“Un momento culturale così non lo abbiamo mai avuto. Spero che tu possa tornare”. Queste le parole a lui rivolte da Massimo Garavaglia in un hic et nunc in cui veste i panni di cittadino della sua “piccola” Marcallo (tale noi lo percepiamo) più che quelli di Ministro del Turismo del Governo Draghi.
Ma ‘Ecce Sgarbi’, tra i primi ad attribuire al Caravaggio il dipinto ‘Ecce Homo’, dopo averne visto la foto inviatagli, il 25 marzo del 2021, dall’amico Antonello Di Pinto da Madrid, dove la tela era all’incanto con base d’asta di 1500 euro. Parte da questo fatto, il Professore, per raccontare la vicenda che in breve tempo ha portato al riconoscimento unanime, corale e senza precedenti, dell’autore del quadro che, ritirato dall’asta per intervento del Ministero della Cultura visto l’eccesso di interesse scatenatosi, “oggi giace in un limbo, non si può vendere, è sparito, dovrà rimanere in Spagna per una legge protezionistica, vigente pure in Italia, rispetto alla libera circolazione delle opere d’arte; dobbiamo solo augurarci che sia acquisito dal Museo del Prado”.

Tornando all’agnizione di Caravaggio da parte di Vittorio Sgarbi . “L’opera ha un impatto immediato travolgente … nulla di più caravaggesco della mano del carnefice che stringe il lembo di stoffa rossa del mantello del Cristo … qui non c’è finzione, né retorica, c’è la realtà nuda e cruda”, osserva, dando conto inoltre di una serie di documenti a sostegno della inequivocabile attribuzione, per poi allargare il discorso alla vita del Pittore, al successo ottenuto presso i contemporanei, all’apprezzamento della sua pittura durato quarant’anni oltre la morte e alla successiva damnatio memoriae di tre secoli. Caravaggio uscì dall’oblio con la Mostra che Roberto Longhi organizzò a Milano nel 1951, per rilanciare il mondo e la forza della pittura padana di cui l’Artista è l’emblema.

 

 

“Possiamo dire che Michelangelo Merisi ha solo settanta anni e che il momento in cui è stato compreso in modo compiuto è il nostro tempo, nessuno è più vicino alle nostre paure, ai nostri stupori, alle nostre emozioni, dunque, è un pittore del Novecento”, afferma lo studioso. “La potenza della sua contemporaneità è fatta di strada, di popolo, del male, della malattia, della morte che dipinge”. E ancora, Sgarbi parla di un Caravaggio che intuisce la fotografia e il cinema, mostrando i fermo-immagine e la modalità narrativa di opere quali la Conversione di San Paolo, il Bacchino malato, la Vocazione di San Matteo. Poi stupisce con lo straordinario paragone tra il Pittore e Pier Paolo Pasolini che definisce “il Caravaggio moderno”.

 

Ritorniamo, per concludere, agli inizi dell’evento – fuori ancora non piove – riportando quanto afferma, nel saluto al Sindaco Marina Roma, l’Assessore alla Cultura di Regione Lombardia, Stefano Bruno Galli, a proposito del Progetto ‘Incontro con Caravaggio. La luce dei santi’. “E’ solo facendo leva su iniziative culturali che una comunità si ritrova e lascia alle spalle la disgregazione sociale causata da lockdown. Questo è un modo giusto di intendere la Cultura. Ha fatto centro. Mi complimento con lei”.

Franca Galeazzi

 

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