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Marcallo con Casone: perde alle slot machine e minaccia il gestore per riavere i soldi indietro

È arrivato all'udienza preliminare il caso di un uomo imputato di estorsione in concorso con un albanese

MARCALLO/MAGENTA Minacce telefoniche del genere: “Appena ti vedo ti do una legnata in testa”. E ancora minacce verbali del tipo: “Se ti puntano una pistole alla tempia cosa faresti”. Frasi che fanno tremare i polsi e gelare il sangue. Un marcallese di circa 40 anni è accusato, in concorso con un uomo di origini albanesi residente a Magenta, del gravassimo reato di estorsione in riferimento ad un episodio avvenuto a Boffalora sopra Ticino il 19 giugno del 2017. Minacce estorsive poste in essere nei confronti del collaboratore di una ditta di slot machines. Per quale motivo? Per farsi restituire le somme di denaro perse al gioco. Minacce talmente gravi da costringere la vittima a consegnare la somma contante di circa 800 euro.

La vicenda, di competenza del Tribunale di Milano, è arrivata all’udienza preliminare. Oltre alle minacce telefoniche e verbali sono emerse altre gravi minacce del tipo: “La volta scorsa ti è andata bene, questa volta ti va male”, “adesso cosa dobbiamo fare, me li dai i soldi che ho perso o spacco le macchinette? Ti spacco tutto…Se non mi dai i soldi ti vado a spaccare i vetri della macchina e ti taglio le gomme”. E dopo tutto questo sono arrivate anche le minacce di morte che, agli atti, fanno ancor più rabbrividire: “Non preoccuparti che non ti accoltello e le mani non le alzo perché non riesco a picchiati, quindi ti devo sparare con il fucile a pallettoni”, e tali frasi venivano pronunciate brandendo anche un crick e un coltello a serramanico di grosse dimensioni. Tutto questo accadeva il 19 giugno del 2017.

Ora la parola spetterà alla giustizia. Gli 800 euro complessivi sono stati consegnati dalla primavera del 2016 al 19 giugno di un anno dopo. Mentre duecento euro sono stati consegnati nelle mani dell’albanese residente a Magenta che, a sua volta, li girava al marcallese il giorno successivo. Procurando così, come si dice in termini giuridici, un ingiusto profitto con altrui danno.

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