“Magentini mai cuntent”: la storia si ripete con la Milano – Torino

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    “Ha ragione il mio collega Fabrizio Provera: sulla Milano Torino di mercoledì 10 ottobre e sulla chiusura delle scuole con ordinanza sindacale si è innescata una polemica brutta e per certi versi triste. Lo scrive chi è padre di due bambine che quel giorno – con loro somma felicità peraltro – resteranno a casa da scuola e magari, sperando in una giornata di bel tempo, potranno godersi lo spettacolo della “classicissima” a spasso coi nonni. Sappiamo benissimo, che questa non è la condizione di tutti. E sappiamo anche che la chiusura delle scuole in un giorno feriale crea problemi non secondari rispetto alla gestione della famiglia. Perchè, appunto, non tutti hanno nonni ancora in salute e disponibili a cui lasciare i propri figli.

    Detto questo, però, facendo una riflessione a più ampio raggio, crediamo anche – purtroppo – che la vicenda della Milano Torino con il suo contorno di polemiche e mal di pancia, sia paradigmatica della natura del Magentino. Che noi in dialetto banalmente (ma non troppo) potremmo sintetizzare così: ‘Mai cuntent’. Sì perché da “indigeni” a questo balletto abbiamo assistito mille volte.

    E’ capitato in occasioni d’iniziative pubbliche – in cui fatalmente si sono create scissioni e fazioni – è successo all’apertura di alcune attività commerciali che magari creavano troppo ‘trambusto’ per i residenti. Non è un caso, peraltro, che a Magenta gli unici locali serali che hanno un certo giro di clientela si trovino in zone ben defilate. Avete mai visto il centro storico di Magenta dopo le 19,30/20, magari in una serata di fino autunno con un po’ di nebbia? Potrebbe essere il set ideale per girarci un film di Dario Argento.

    Stiamo volutamente esagerando, però,  l’idea di fondo è proprio questa: quella di un cittadino polemico, che antepone spesso (troppo spesso) le proprie esigenze a quelle della Città. Con il risultato che poi la gente va altrove.  Se poi quindi ci ritroviamo a parlare di desertificazione dei centri naturali e amenità di questo tipo, si dovrebbe (anzi dovremmo) fare tutti noi una seria autocritica. Perché molto dipende anche da questo atteggiamento spesso troppo portato a guardare il bicchiere mezzo vuoto.  L’auspicio di scrive è che la partenza della Milano Torino sia una grande festa per la Città. Ma prima ancora che possa essere il viatico per una nuova stagione di rilancio. Perché se lo start della classicissima è un po’ come la ciliegina sulla torta, tutti – a partire dai Magentini per arrivare a chi ha incarichi istituzionali – dovrebbe metterci del suo per cucinare quella torta. Che per il momento non è stata messa nemmeno in forno…”.

     

    Fabrizio Valenti

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