Magenta, UrbanaMente Giovani: che cos’è la scuola? Ancora a proposito di DAD

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    RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO – Che cos’è la scuola? Potremmo considerarla un semplice luogo dove apprendere in modo sistematico e asettico una serie di nozioni e in questo caso la didattica a distanza funziona: i programmi vengono seguiti, gli studenti prendono appunti e vengono sottoposti a test e interrogazioni, racimolando valutazioni che verranno poi portate in sede di scrutinio.

    Sicuramente la scuola  è un luogo di apprendimento, ma anche di relazione, così come lo sono le varie attività extrascolastiche che, al momento, sono completamente bloccate.

    Per alcuni la soluzione è semplice: “siamo nel terzo millennio, esiste la tecnologia, sfruttate i telefoni, ci sono le videochiamate”…  ma questa è relazione?

    Gli adulti hanno sempre affermato che noi giovani abbiamo un modo strano e anomalo di relazionarci, mediato da internet e dallo schermo; ora ci dicono che è questo quello che dobbiamo fare, che dobbiamo discutere senza avere realmente davanti il nostro interlocutore, che dobbiamo passare il nostro tempo dentro le quattro mura di una stanza.

    A questa situazione dobbiamo anche aggiungere l’alone di incertezza che aleggia sulla scuola e su un possibile ritorno in presenza ormai da mesi.

    A settembre siamo tornati tra i banchi, ma dopo qualche settimana siamo passati a distanza… si è parlato di rientrare il 9 dicembre, per poi posticipare al 14 dicembre, per poi rimandare al 7 gennaio… Poi si è decisa una data definitiva: l’11 gennaio, con il 50% delle lezioni a distanza. Arriva quindi il contrordine: rientro posticipato al 25. Ma è finita? No, rientro anticipato al 18. Bene, tutti pronti per rientrare, ma non si torna prima del 30 perché siamo in fascia rossa. Ma mentre sto scrivendo la fascia rossa è diventata arancione…Quello che accadrà dopo è tutto da vedere.

    Studiare senza sapere per che tipo di prova bisogna prepararsi, se a distanza o in presenza, rende ancora più difficile qualcosa che già nella norma è complicato. E non avere neanche la possibilità di entrare in classe e condividere dal vivo le difficoltà che si stanno attraversando è ancora più frustrante.

    Perché svegliarsi cinque minuti prima dell’inizio delle lezioni, accendere il computer e iniziare magari ancora in pigiama o mentre si fa colazione, non è bello come molti si immaginano, non è una “grande fortuna” e non rende tutto una “grande pacchia”. Perché avere un unico luogo sia per le lezioni che per lo studio non è piacevole. Perché studiare una giornata intera senza aver visto nessuno al di fuori della propria famiglia e di mezzibusti sfocati e “pixerati” non è facile.

    Molti si sorprendono che alcuni voti si siano abbassati: “ma possono copiare tutto, cosa ci vuole”. Spesso i voti si abbassano perché non si è motivati a studiare, perché il tempo sembra sempre infinito, perché, per quanto caffè e cioccolato possiamo bere e mangiare, ci rassegniamo sempre di più a ricevere indicazioni calate dall’alto senza soluzione di continuità.

    Nella memoria di tutti ci sono i ricordi legati alla scuola, ricordi di amicizie, di un’interrogazione andata male e di quel compagno che cercava di tirare su il morale, dei giorni in cui proprio non si aveva voglia di andare, ma alla fine nel vociare della classe si era quasi contenti. Bene, noi abbiamo già perso un anno di tutto questo… mentre ne stiamo guadagnando uno fatto di messaggi e videocamere spente e  stiamo imparando che se l’interrogazione va male e sei dispiaciuto, l’unico sostegno che puoi ricevere è un messaggio con scritto: “mi spiace”. Se poi  qualcuno fa una battuta, la risata è muta: ognuno ride da solo.

    La scuola appartiene a quel mondo della cultura in cui noi italiani crediamo sempre meno, senza però renderci conto che è lì che i giovani crescono e imparano a essere i cittadini di domani.

     

    Certo, la situazione al momento non è facile, anzi. Basta accendere la televisione o prendere i giornali per rendersi conto della gravità del momento… ma forse, in tutta questa grande confusione, si potrebbe spostare un po’ più avanti nella classifica delle priorità la scuola e capire cosa vogliamo che sia: un luogo per inculcare sapere nelle teste dei giovani o un luogo di relazione, dove imparare a condividere anche le fatiche e dove la relazione stessa  è posta al primo posto? Se la risposta è la seconda, allora dobbiamo fare qualcosa.

    *Maria Marini, classe 4B, Liceo Classico Quasimodo

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