Magenta, un chiosco, Claudio Santonocito – di Emanuele Torreggiani

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È al novembre, il tempo della memoria e dell’oblio, che il nostro si guadagna il companatico. Per i restanti undici mesi sarà da centellinare in due pasti il dì, quale una medicina che sa di purga.

Tempo addietro, sceso in città con un certo anticipo, in autostrada l’arancio imbrunire affresca il flusso di coscienza in quel tutto suo “ciao cucù”, che lascio il ferro nello spiazzo antistante il camposanto. Al chiosco gli chiedo tre rose rosse. Vado a trovare il Gigi lì, nelle ‘oscure voragini della terra*’ da trent’anni sepolto. Il Claudio Santonocito me ne dà un mazzo da sette, sarebbero da buttare domani, sei l’unico questo pomeriggio. Così tanti gli anni che ci conosciamo che a contarli vedi l’esiguo che rimane. Quanti anni è ch’è morto ormai? Trentuno. Ne avrebbe sessantaquattro. Ce l’hai un vaso? Gli dico che li lascio lì sulla pietra. Lo so dov’è. C’è anche sua madre e suo padre. Vado e torno. Dai che ci fumiamo una Marlboro, ti dico di un progetto.
Lui è lì coi suoi. Gli recito questa che gli piaceva tanto nel suono “Animula vagula blandula, Hospes comesque corporis, Quae nunc abibis in loca, Pallidula rigida nudula, Nec ut soles dabis ioco”**, gliela dovevo tradurre ogni volta che gli pigliava il gusto di sentirla. Accendo una sigaretta per lui e la lascio in verticale sulla pietra nell’aria immobile. Uscendo mi accomodo sulle seggiole che tiene davanti il baracchino. Mi dice che le tiene per gli anziani che la mattina vanno dai morti. Il parcheggio è deserto. Il chiosco è l’unico presidio umano nel raggio di trecento passi. Claudio Santonocito non si lamenta mai da che lo si conosce. Ha sempre un grande progetto in mente. E chi non l’ha? Ascoltarlo è un’avventura salgariana alla ricerca di un tesoro.
Oggi la forza pubblica ha sgomberato il chiosco per inadempimento sul parcheggio del suolo. Aveva chiesto un accordo, che avrebbe provveduto. C’è da credergli? Certo, è un buon diavolo che non ha fatto mai del male ad alcuno fuorché se stesso, come molti di noi. Però il ‘cretinismo contabile***’ incombe. E così non ci sono più fiori che comprano i vivi per i morti e mentre vanno alla tomba li annusano e sorridono che pare una carezza. E neppure una seggiola per riposare femori ginocchia e caviglie. Però è stata fatta giustizia. E la giustizia, si sa, è cosa seria.
*Antonia Pozzi.
** Adriano.
*** Antonio Gramsci.
di Emanuele Torreggiani
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