Magenta, separati in casa o pace armata? Cambiano gli equilibri in maggioranza. Reggeranno?

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    MAGENTA – Come predica le terza e celebre legge della termodinamica, ossia il cosiddetto principio di azione e reazione,  a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

    E così, nel volgere di 12 ore, ieri si è consumata una giornata di torrida passione (non solo climatica…) ma anche la più dura per il centrodestra 2.0, ossia quello del sindaco Chiara Calati, dal 2017 ad oggi. Alle 11.30, in casa Giacobbe, lo strappo di Luca Del Gobbo e Noi con l’Italia, che ribadiscono la fedeltà alla maggioranza ma prendono le distanze dal primo cittadino, lanciato proprio dai ‘popolari’ nel 2017, con Del Gobbo che consumò parecchie suole di scarpe lanciando, politicamente s’intende, una forte OPA sulla compagine che sconfisse il Pd e Marco Invernizzi.

     

     

     

     

     

     

     

     

    Passano quasi esattamente 12 ore e prima di mezzanotte arriva sulle nostre caselle di posta un comunicato uguale e contrario, in cui diversi ex candidati e sostenitori di Magenta Popolare ribadiscono piena e incondizionata fiducia al sindaco. Alcuni sono malpancisti ormai venuti allo scoperto (Marradi, Corti, Fantone e Valisi, alcuni di loro ora spostati verso FDI, seppure in modo non ancora organico), altri ex pretoriani della lista Del Gobbo, come la Giordano o Manna. Nella prima versione del comunicato compariva anche il nome di Sara Calicchio, altra ex candidata di Magenta Pop, che tuttavia con una successiva mail ha smentito la sua adesione al ‘gruppo’. Spicca tra i firmatari il nome di Giovanni Lami, che fu uno dei fedelissimi di Luca Del Gobbo nei dieci anni di mandato.

    Al di là della contabilità su chi c’era e chi rimane, il terremoto politico di ieri evidenzia una scossa tellurica che determina una nuova fase politica in città:

    si configura e prende corpo un ‘partito del sindaco’, trasversale ai partiti,  con il grande punto interrogativo circa la posizione che assumerà la Lega, partito di maggioranza in città, i cui esponenti, ieri, si sono chiusi in un silenzio tutt’altro che casuale, e di FDI, che non ha esponenti in Consiglio ma è in forte crescita

    nella maggioranza si consuma uno strappo che porta alla classica situazione da separati in casa, peraltro molto diffusa e con moltissimi precedenti in molte città; una ‘pace armata’ che dovrebbe durare 3 anni. Sono tanti;

    la reazione di Chiara Calati è stata composta e conciliante. Durerà o ci saranno rimpasti, di cui peraltro si parlava già prima della contesa di ieri?

    quarto, ultimo e più importante nodo: il centrodestra di Magenta può reggere a lungo senza il sostegno totale o la distanza dal suo principale esponente sovracomunale, ossia Luca Del Gobbo? Ieri un importante esponente dell’opposizione confidava ai suoi che ‘è da pazzi mettersi contro uno come l’ex sindaco’;

    Insomma, ancora una volta i corsi e ricorsi dimostrano che la storia- come la politica- non è lineare. La Calati vive una situazione analoga a quella che capitò a Marco Invernizzi verso metà mandato, con gli addii di Sergio Petrone, Vulcano e Rifondazione, da cui ‘gemmarono’ una lista di sinistra anti Pd e l’esperienza civica di Silvia Minardi.

    Ma c’è un altro parallelo politico che inquieta chi mastica di politica, e ha memoria per ricordare quanto successe nel 1996. Ossia nell’anno in cui si svolse un’elezione nella quale tre ex big della Democrazia Cristiana- Sante Zuffada, Giuliana Labria e Luca Del Gobbo- si sfidarono alle Comunali. Con la lista Del Gobbo che sfiorò il 20%, determinando la prima vittoria del centrosinistra della Seconda Repubblica. E’ a quell’anno che bisogna saggiamente volgere lo sguardo. Nel mentre, dalle parti del centrosinistra e del Pd, siamo convinti che Enzo Salvaggio si stia fregando le mani. E’ tutto pronto per la sua candidatura alle Comunali 2022. Lo diciamo noi, ovviamente.

    Fab. Pro.

     

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