Magenta, scenari politici futuribili: e se (ri)-tornasse il “grande centro”?

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    MAGENTA – L’atto di fedeltà incondizionato a Chiara Calati, arrivato via facebook – ormai la comunicazione politica, piaccia o no, passa di qui – da parte dell’avvocato Giovanni Marradi e le successive ‘punture di spillo’ cui non si è sottratto nemmeno l’ex Sindaco di Magenta Luca Del Gobbo, oggi Consigliere regionale rappresentante di questo territorio al Pirellone, è solo l’ultimo episodio di un clima da ‘guerra fredda’ che si sta consumando all’interno di quella che fu “Magenta Popolare”, ovvero, almeno sulla carta, il partito di riferimento del primo cittadino.

    Ma andiamo con ordine per provare a capire quali potrebbero essere gli scenari futuribili. Con una sola premessa, come per il calcio, questo è il periodo del calcio mercato, anche noi come Ticino Notizie, proviamo a delineare quello che potrebbe accadere in prospettiva. Non abbiamo la sfera di cristallo, beninteso, però, alcuni segnali rispetto a nuove ipotetiche alleanze già ci sono. Senza dimenticare che la politica è per eccellenza l’arte dell’impossibile.

    Oggi Magenta Popolare con Luca Del Gobbo – questa precisazione che ha inteso fare anche lo stesso primo cittadino non è così secondaria rispetto a quell’esperienza politico partitica  – è confluita nell’esperienza di NOI con l’Italia in attesa poi di capire se il ‘Polo dei moderati’ con Forza Italia, dopo l’esperimento che non ha peraltro dato esiti così esaltanti alle elezioni europee, abbia gambe per camminare.

    C’è così una fronda di quella che fu Magenta Popolare che o si è già accasata altrove, o segue con interesse le vicende della politica magentina, ma senza avere in tasca  nuove tessere di partito.

    E’ il caso di Giovanni Marradi (foto sopra), l’avvocato di nota fede socialista riformista, è rimasto deluso dal trattamento avuto nella fase post elettorale. Pensava ad un ruolo di maggiore responsabilità. E detto inter nos, senza offesa per nessuno, visto lo spessore politico di alcuni personaggi oggi nella macchina di governo cittadina, diciamo che la sua delusione può anche essere giustificata. Ma il buon Giovanni sa bene che nel grande scacchiere della politica ognuno deve muovere le sue tessere. E comporre il mosaico a volte non è affatto semplice, così come, peraltro, alla fine non è nemmeno scontato che il lungo e complicato parto dia i frutti sperati….

    Così oggi Marradi gioca da battitore libero, sta con Chiara Calati per coerenza politica. Talvolta lasciatecelo dire in modo fin troppo indulgente e poco obiettivo, perché la città – la nostra è un’analisi politica e non personale – è fuor di dubbio che sia ingessata e l’atteso cambio di passo tardi a venire.

    Gli altri scontenti del gruppo sono i vari Mariano Manna – curioso il suo percorso politico, prima vicino alla Lega con Simone Gelli, poi con Magenta Popolare e adesso dalle parti di Fratelli d’Italia che almeno a Magenta sta imbarcando un po’ di tutto, anche ex socialisti, in barba all’idea di partito della destra storica – Antonio Valisi, ex Forza Italia poi Magenta Popolare e che adesso strizza l’occhio a Fratelli d’Italia e infine il cattolico Mauro Fantone anche lui oggi interessato al progetto della Meloni.

    C’è poi, appunto, dall’altra parte il partito ufficiale, quello rappresentato dal segretario Mariarosa Cuciniello dal capogruppo Massimo Peri, dall’assessore Rocco Morabito, dal consigliere Cristiano Del Gobbo e in ultima istanza, da Luca Del Gobbo che visto l’andazzo generale sta tenendo intelligentemente un profilo basso. L’ex Sindaco non ci sta a fare il ruolo di parafulmine rispetto alle scelte di un’Amministrazione comunale, sul cui operato, pur in assenza di dichiarazioni ufficiali, con tutta probabilità, avrebbe da dire più di qualcosa.

    E’ questa l’ala moderata del Centrodestra, quella che vorrebbe essere la coscienza critica e costruttiva di una maggioranza dove non necessariamente “tutto va bene madama la Marchesa…”.

    Al momento, va anche detto, che sono all’angolo. Si trovano in un cul de sac. L’operazione per fare un gruppo unico con Forza Italia è in stand by da tempo e non dovrebbe produrre nulla di concreto. Del resto, Forza Italia è un partito commissariato da tempo a Magenta. Non ha una linea politica chiara, è soggetto a continue fibrillazioni. E diciamolo chiaro e tondo: il suo uomo storico di riferimento Felice Sgarella, non ha mai amato troppo Luca Del Gobbo. Tanto che quando l’Amministrazione Del Gobbo bis viaggiava sopra al 60% dei consensi cittadini, era spesso quest’ultimo a calarsi nei panni del “bastian contrario”.

    Questo il contesto attuale. Dentro al quale i centristi sono al palo –  vista anche l’aria che tira in tutte le competizioni elettorali con la Lega di Salvini che vola con il vento in poppama sarà così anche nel 2022? Impossibile dirlo.

    Ci limitiamo a ricordare che dal 2014 ad oggi in Italia a livello politico è cambiato il mondo. Matteo Renzi sembrava destinato a governare per anni. Beh oggi fatica insieme a Maria Elena Boschi a guadagnarsi un titolo su “La Nazione”, giornale di casa a Firenze e dintorni. 

    E allora non è affatto scontato, tanto più a livello locale che alcune delle migliori eccellenze politiche della città decidano di mettersi insieme in vista della prossima legislatura.

    Noi mettiamo sul tavolo tre nomi: Luca Del Gobbo, Silvia Minardi (foto sopra), Paolo Razzano.  Per qualcuno, potrebbe essere il ritorno della ‘balena bianca’.

    Di certo, tra Del Gobbo e Razzano c’è profonda stima politica e personale. Senza contare che con un PD di Zingaretti sempre più a sinistra, almeno in ottica cittadina, una costruzione di un grande e autorevole polo civico di centro, non sarebbe una ipotesi così peregrina.

    Certo, l’equazione Del Gobbo Razzano vale anche per Del Gobbo Minardi, decisamente meno tra Minardi e Razzano. Visti i loro trascorsi non proprio idilliaci nel Partito Democratico.

    A questo proposito, la professoressa dimostrando coerenza politica di recente ha dichiarato a Ticino Notizie: “Io con il PD? Mai più esperienza ormai archiviata”. Ma se è vero questo non è necessariamente vietato il contrario.

    Ovvero, un polo civico in cui confluisca anche l’ala del PD che ha dimostrato capacità amministrative nell’ultima legislatura e non quella propagandistica che sfilava unicamente al Milano Pride o che vedeva nella Vincenziana e i suoi “presunti profughi” l’unico problema di cui farsi carico. 

    Ovviamente, il nostro è uno scenario suggestivo, assai futuribile. Ma che è anche la cifra reale di un disagio ormai malcelato che una parte del Centrodestra sta vivendo da tempo. Per quanto tempo poi la consegna del silenzio sarà ancora la regola a cui attenersi, beh, questo non è dato saperlo. E da qui dipenderà molto della politica futura cittadina.

    Fabrizio Valenti

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