Magenta: Leraj, labbra di rosa è partito per sempre

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    Il nostro Lele Torreggiani, ricorda Fausto Antioco, figura eccentrica della Magenta che fu. Il ritratto

    MAGENTA –  L’estate li porta via, i vecchi. Così quella ‘ricca povertà’, per dirla alla Zero, s’incide a cammeo nei luoghi in cui furono. Lì, tra via San Biagio e via Lomeni, la piazza Giacobbe, uno slargo a gomito, ancora negli anni scorsi lo si scorgeva il Fausto Antioco, la ‘Fausta’ come amava dire di sé in quel semitono da basso tagliato dal raschio del tabacco. Se ne stava in piedi dentro la cornice del portone e alle spalle la buia corte, e come lui mai nessuno sapeva osare una serica camicia aragosta spalancata sul petto, ed era già pieno l’autunno di quelle folate avanguardie di gelo. Giacca azzurra e calzoni candidi, la scarpa di nera vernice. La criniera gialla di capelli laccati, le labbra rosa. “Ohè Leraj!”, “Ciao bel maschione”, andava di rimando. E sortiva in una risata profonda e contagiosa, ridente e disperata come San Sebastiano trafitto, che lo portava in un palcoscenico che solo lui calcava. In quel teatro della notte dove ogni nudità è ancora nascosta dentro l’abito del pudore. Vedeva il dolore sbocciato nella carne. Sapeva la parola che teme la sua anima e ne trema al dire. E la lingua soffoca. Forma sublime della confessione, l’amore. Ogni amore è così. Raro. La Fausta, come parlava per sé, fu bello. Era quella bellezza che oltrepassa la circonferenza del genere. Il cui centro non coincide con l’altro. Eccentrico. E andò incontro al suo destino. Sappiamo, noi tutti, come Fausto Antioco li abbia conosciuti tutti gli insulti e i lazzi e le cattiverie e le viltà. E le umiliazioni. Ed i desideri sottaciuti in sottotraccia abbinati all’insulto. Va così. Ancora giovanissimo un suo coetaneo di cortile lo aveva nomignolato Leraj, storpiatura in vernacolo da Lerù Maj, un comune amico francese dall’esotico abbigliamento. E così il Leraj andò a lungo in quel mondo fotografato da riviste patinate dove il lettore s’illude di una permanete felicità. Ogni tanto tornava per lo scalpore della provincia. Ora Fausto Antioco è partito per sempre. La misura di chi egli sia stato veramente non appartiene a lui né a noi; e così vale per ciascuno di noi tutti. “Alla sera della nostra vita, saremo giudicati per l’amore”, scrive San Giovanni della Croce ed in questo inno la voce dell’anima squarcia la carne.

    E.T.

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