Magenta, l’assessore mancante e le rotonde incombenti (di Ivan D’Agostini)

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    Riceviamo e volentieri pubblichiamo la riflessione dell’architetto visionario Ivan D’Agostini

     

    MAGENTA – Assessorato latitante a Magenta: leggo, con vero terrore, che si affacciano alla ribalta (si fa per dire. sic!) figure riprese dalle lapidi della vecchia (e si spera ormai defunta) politica. Non voglio entrare in una bagarre polemica circa capacità o vere o presunte collusioni di questo o quello, a me sembra che il governo di una città, vada gestito con lungimiranza (dote necessaria e essenziale per qualsiasi amministratore), sagacia, furbizia e scaltrezza (per evitare trappole) e quella essenza dell’essere visionari, che fa dell’uomo un protagonista, non per se stesso, bensì per la collettività. Guardare avanti non fa parte necessariamente della giovinezza, troppo spesso alcuni anziani -ma non solo quelli -hanno l’abitudine di guardare il passato, e sovente solo il proprio, guardare il futuro con le basi del passato ma pure con la capacità di essere anticipatori. Per fare questo, credo, anzi ne sono assolutamente convinto, oggi dobbiamo -ho detto dobbiamo non dovremmo!- spogliarci dei sotterfugi e i meccanismi che la politica spesso impone. Quindi come: servono i tecnici, quelli autonomi che anche a costo di perdere la faccia, non perché propongano progetti insulsi o errati, quanto perché immaginino realtà future e concrete basate sulle capacità di investire senza la necessità di capitalizzare nel breve, progetti che si basino sulla interdisciplinarità tra i vari ministeri, assessorati, dicasteri e mi viene da aggiungere eccetera, eccetera, eccetera, così da considerare effettivamente tutto, anche a volte accantonando alcune presunte emergenze.

    Viabilità interna ed esterna: preannuncio che sto scrivendo un pistolotto sulla questione parcheggi, tra qualche giorno, valutata la decenza, lo invierò. Voglio solo qui considerare come, talvolta, questo comune sia vittima di ricatti, imposizioni, furberie e altri sortilegi che il vicinato fa e compie. Sulla nostra arteria di comunicazione, il decumano storico regionale, negli anni si sono sovrapposte molteplici realtà che nulla, poco hanno a che fare con la necessitò che una arteria ha: drenare e trasportare. Non mi pare che nel tratto di “ARTERIA” che va da Milano a Magenta, questa condizione di “fluidità” sia così manifesta. Nel corso degli anni (anni e  non secoli) la condizione si è per così dire radicalizzata (ma nel senso più becero): una pletora di pseudo centri commerciali (uso il minuscolo per evitare di conferire importanza a chi non ne ha), vari “negozi”, motel e tanto altro ha invaso il margine della strada che alla fine è diventata una stradina, anzi un controviale, se per assurdo costruissimo una viale nella parte centrale, necessariamente o sopraelevato o sottoterra, nel controviale, viabilità secondaria, decine di immissioni e tutto ciò prima che qualche genio ( lo dico senza ironia) non ha pensato bene di frapporre in alcune importanti intersezioni, un tondo: la ROTONDA (forse prendendo spunto da quella ben più affascinate di Via della Besana a  Milano …).

    Poi come capita spesso, si è fatto prendere la mano e giù rotonde dappertutto, rotonde a una corsia, a due corsie (che i più ignorano come usare), con l’erba in mezzo, con i fiori in mezzo, con senza niente in mezzo, piccole o enormi, alcune come quasi mezzo campo da calcio. E poi parliamo di consumo del territorio, mah? Bene l’ultima, che francamente non capisco, men che meno ne vedo l’utilità, anzi personalmente è proprio un’idiozia (legata certo alle iniziative di speculazione edilizia realizzata sui margini e non mi perdo oltre), è quella in corso di realizzazione (forse è già finita?), tra la Rotonda collocata a fronte di Ford Alblondi, e i due, tre, quattro, ho perso la conta, supermercati a Corbetta e la coppia di semafori che dividono il centro (bello) di Corbetta e la sua estesa periferia marginale (l’Isola)

    Termino, per ora qui.

    Ivan D’Agostini

     

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