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Magenta: il problema dei defunti di fede musulmana e il caso di Aslam Khan. Dove finirà la salma?

L'associazione Abu Bakar auspica che il Comune trovi uno spazio per la sepoltura secondo il rito islamico

MAGENTA La morte di un uomo di 50 anni ha lasciato uno strascico di dolore nella comunità islamica di Magenta. Il cuore di Aslam Mohammad Khan, classe 1971, ha smesso di battere nel sonno. Sabato scorso nell’appartamento di via Bellini dove viveva ospite di alcuni amici. Sul suo corpo verrà svolto l’esame autoptico perché ad Aslam, pochi giorni prima del decesso, era stato diagnosticato il covid. Ci sarà da capire se la sua morte sia da ricondurre al virus. Non aveva nessuno in Italia, solo una sorella rimasta in Pakistan. “Una persona buona che ha sempre lavorato”, ha commentato l’amico Riaz Haroon. Ma il problema più grosso sorgerà oggi, quando una volta ultimata l’autopsia verrà trasferito dall’obitorio di Legnano a quello di Magenta. Che ne sarà di lui?

L’altra sera l’associazione Abu Bakar ha convocato una conferenza stampa perché oggi nel Magentino ci si sta scontrando con un grosso problema. Ad oggi tutti i musulmani morti a Magenta sono stati rimpatriati. Due i problemi che ne conseguono. Umano, prima di tutto perché la persona morta viene strappata agli affetti della famiglia. Ed economico perché i rimpatri hanno un costo notevole. “A Magenta non esiste alcuna area per poterlo seppellire – hanno detto Munib Ashfaq e Ayub Akhter dell’associazione Abu Bakar – nessuno dal Comune ha finora risposto alla nostra richiesta di dedicare un’area per la sepoltura secondo il rito islamico”. Mohammed Khairi, cittadino italiano di origine egiziana presenta un altro caso recentemente avvenuto a Magenta: “Lo scorso anno morì una donna musulmana, moglie di un amico. Abbiamo dovuto rimpatriare la salma in aereo ed è stato un grande problema. Quella donna ha lasciato tre figli che non possono nemmeno andare a trovare la mamma al cimitero. Se avessero avuto la possibilità avrebbero sepolto la mamma in Italia, questo è ovvio”. L’associazione nel mese di febbraio 2020, quindi prima che scoppiasse la pandemia, presentò una richiesta al comune di Magenta per ottenere un’area all’interno del cimitero per la sepoltura delle persone di religione musulmana. Cosa prevista dall’articolo 100 del regolamento di polizia mortuaria.

“La richiesta venne rigettata per mancanza di un piano cimiteriale e di uno spazio – dicono dall’associazione –  Presentammo, come associazione, ricorso. Perché riteniamo che lo spazio vi sia, ma non vi sia la volontà politica di affrontare il problema. Dopo aver vinto quel ricorso ripresentiamo, nel mese di ottobre 2020, una nuova richiesta spiegando che la sepoltura secondo il rito islamico deve avvenire a terra, con la testa rivolta verso La Mecca. Richiesta che viene nuovamente rigettata. Attualmente pende un ulteriore ricorso contro questo rigetto”. Lo spazio cimiteriale riservato alla sepoltura secondo il rito islamico più vicino a Magenta si trova a Rho. Vi sono altri spazi a Bruzzano, Segrate e Desio.

Ma spesso la sepoltura è consentita solo a coloro che erano residenti in quei comuni. “Ci troviamo di fronte a persone che vivevano da anni in Italia e lavoravano in questo paese – concludono – pensiamo che sia un diritto poter trovare sepoltura secondo le regole di una religione nella quale hanno sempre creduto. Lasciamo stare la politica in questi casi. È sufficiente uno spazio, anche piccolo. Nella nostra richiesta abbiamo sottolineato che tutte le regole verranno naturalmente rispettate”.

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