Magenta/elezioni, perché NON ci piace la retorica anti partiti. I civici smontano il civismo (di (Invernizzi e Calati), il paradosso- di Fabrizio Provera

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MAGENTA “Ricordava Platone che chi non sa fare un paio di scarpe non si metterà mai a fare il calzolaio, così come  chi non sa di medicina non curerà mai gli ammalati. Tutti, però, si ritengono all’altezza di guidare lo Stato e il paese. Nessuna scuola, professionale o classica che sia, potrà mai dare quel profilo culturale e di sensibilità che la politica richiede. È nella vita delle associazioni ma innanzitutto in quella dei partiti che si apprendono e dialetticamente si accettano strategie e programmi”.

E’ la quarta o quinta volta che utilizziamo questa illuminante, quanto mai attuale (benché risalente al 2013), riflessione dell’ex ministro Paolo Cirino Pomicino, reso immortale nella seppur caricaturale ‘versione’ del Divo di Paolo Sorrentino (dove risaltò lo splendido Franco Evangelisti iconico di Flavio Bucci).

L’usiamo e l’useremo allo sfinimento, specie da qui a giugno, quando a Magenta ed Abbiategrasso (ed in 21 Comuni dell’area metropolitana) si voterà per le elezioni amministrative.

Lo diciamo dopo un fine settimana intenso fatto di incontri cui abbiamo assistito, in maniera speculare. Sabato Silvia Minardi e Progetto Magenta, con dovizia di resoconto, ieri la prova di forza di Enzo Salvaggio e del Pd in piazza Liberazione.

Quello che non c’è piaciuto e mai ci piacerà, con tutto e il massimo rispetto per le liste civiche di ogni genere (e conio) è la retorica anti partiti ed anti partitica.

“Grazie ai giornalisti che hanno raccontato la nostra chiara e vera e unica alternativa di governo rispetto al disastro degli ultimi 15 anni di giunte di tutti i partiti da sinistra a destra e con sindaci e assessori che hanno messo la nostra Magenta in ginocchio.
Grazie alle centinaia di cittadine e cittadini che ci hanno scritto dicendoci che hanno apprezzato la trasparenza del nostro inizio con i magentini protagonisti rispetto alle sfilate di partito con amministratori di partito annunciate già per oggi e che servono solo a dimostrare che si tratta di candidature costruite a Milano o Roma nelle stanze di segretari di partito, senza nessun interesse per la città”.

Due considerazioni preliminari: non ci eravamo accorti che la giunta 2007-2012 avesse partorito disastri, e non ci risulta che a Roma Enrico Letta o Giorgia Meloni impegnino il loro il tempo in riunioni sui candidati di cdx o csx a Magenta, provincia (remota) dell’Impero.

Ma al di là di questo, è simpaticamente paradossale che sia proprio un soggetto civico a demolire il lavoro di due sindaci nati e cresciuti lontano dai partiti (Marco Invernizzi e Chiara Calati), ben orgogliosi della propria natura.

Se difatti Silvia Minardi vincesse le elezioni, i candidati (di sicuro e indubbio spessore) delle sue due liste avrebbero da pagare lo scotto della totale inesperienza. Nessuno di loro, tranne la stessa Minardi (peraltro sempre rimasta sui banchi dell’opposizione, mai con ruoli di governo), ha mai occupato scranni pubblici, né in Consiglio né in Giunta. Dubitiamo che tutti loro conoscano la differenza tra una delibera di giunta ed una determina, che siano a conoscenza dei meccanismi infernali che disciplinano l’urbanistica e la gestione di un bilancio pubblico da oltre 20 milioni di euro.

Sono tutte cose, va da sè, che s’apprendono. Ma che quanto meno realtà strutturate come i partiti (anche quelli fluidi di oggi) sanno affrontare meglio.

Di più e ancora: in tutto l’est Ticino la lista civica e non partitica che ha raggiunto il massimo risultato storico è Cambiamo Abbiategrasso dell’iper politico Domenico Finiguerra (oggi, infatti, aderente ai Verdi): arrivò sino al 26%.

Per poi sfaldarsi e doversi ogni volta ricomporre, tanto che a 3 mesi dalle elezioni non sappiamo ancora se il primo partito delle Comunali di Abbiategrasso (appunto ‘Cambiamo’) si ripresenterà, e con chi.

Il civismo ha limiti connaturati alla sua stessa essenza così come ce li hanno i partiti, ma se si guarda al caso Corbetta (benché Silvia Minardi sia distante sideralmente da Ballarini) rischia di trasformarsi nel classico cesarismo senza Cesare.

Non è, lo ripetiamo, il caso di un gruppo come Progetto Magenta. Ma nessuno può negare che una maggioranza consiliare di circa 10 esponenti civici verrebbe totalmente da inesperienza amministrativa, e salvo smentite anche giunta ed assessori. Le débacle di Marco Invernizzi e quella sempre più evidente di Chiara Calati ne sono una dimostrazione evidente.

 

La grande crisi dei partiti ha prodotto una crisi politica senza precedenti nel cui baratro è caduto il primo potere dello stato, quello legislativo, trascinando con sé anche il potere esecutivo, la cui fragilità è andata crescendo fino alla presidenza di Mario Draghi, che in piccola parte l’ha attenuata. Questa crisi è avvertita non solo dagli italiani che disertano in massa le urne ma anche dai giornali stranieri e da stati alleati, oltre che da grandi consorterie finanziarie internazionali, che ormai mettono mani e piedi nelle più delicate questioni politiche nazionali, come hanno dimostrato gli editoriali dell’Economist e del Financial Times intervenuti ultimamente nelle possibili candidature alla presidenza della Repubblica. Segnali inquietanti non tanto per la sovranità nazionale quanto per l’inconsistenza dei partiti, e quindi del Parlamento. Il tempo si è quasi tutto consumato. O i partiti hanno un sussulto di autorevolezza e di dignità, riscoprendo cultura e democrazia, o il paese non si salva da un declino coloniale già largam ente in corso.  

Ancora Paolo Cirino Pomicino, in un’altra e illuminante riflessione generale su di una contingenza (la recente rielezione di Sergio Mattarella).

Non ci piace semplificare e non ci piacciono le semplificazioni. Quindi viva civismo e civici, ma il ruolo dei partiti resta e rimarrà per sempre centrale e vitale.  Anche a (e per) Magenta.

Fabrizio Provera

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