Magenta/elezioni 1, (finalmente) Del Gobbo alza tono e livello del lessico politico- di F.P.

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Boom social per il ritorno dell’ex sindaco: copertura di 12mila persone, oltre 2mila interazioni sulla rete

MAGENTA – La prima cosa che vorrò fare, se sarò rieletto, è cambiare il Piano di Governo del Territorio, che contiene la visione di una città. L’attuale (uscito dall’amministrazione Invernizzi) non ha dato a Magenta la possibilità di svilupparsi, è pieno di vincoli, che stringono e non allargano la nostra città.

Quale legame ci unisce allo sviluppo di Milano? Serve una città moderna. E per farlo, se sarò eletto, andremo a bussare al Politecnico di Milano: ci aiuterà a rilanciare le potenzialità di Magenta.

 

Noi siamo una città universitaria, abbiamo riportato qui la facoltà di Infermieristica. Possiamo e dobbiamo potenziare l’offerta accademica con la collaborazione di tutti i comuni del magentino. E poi dobbiamo fare un liceo nuovo. Sono riuscito, con la collaborazione dei parlamentari di Noi con l’Italia, a portare cinque milioni di euro per il Liceo Quasimodo. Sono risorse ferme nella Città metropolitana. Faccio un appello al PD magentino. Dobbiamo riuscire a sbloccare quelle risorse per il Liceo Quasimodo ferme in Città metropolitana.

Era ora, verrebbe da dire. Era cioè ora che (finalmente) si alzasse di livello il tono, il contenuto, il lessico del linguaggio politico a Magenta, che da anni ha subito una preoccupante involuzione, specchio della sordina messa all’attività politica e ad anni di smarrimento.

E se persino una persona di cultura superiore come Marco Invernizzi, a cinque danni dalla bruciante sconfitta del 2017 ancora non coglie l’origine del peccato nella sua impoliticità (di cui abbiamo discettato più volte), il sindaco uscente Chiara Calati, pur in possesso di una capacità dialettica quanto meno discreta, ha passato anni e anni a diffondere parole senza contenuto, costrutto e soprattutto rispondenza nei fatti.

Parlare di vocazione internazionale di Magenta fa semplicemente sorridere. Evocare porte verdi appare un esercizio di comicità involontaria. Poi ci sarebbe il comunicato diffuso dalla Calati dopo la conferenza di sabato di Luca Del Gobbo, ma su questo torneremo con un pezzo a parte.

La prima evidenza sul peso avuto e il risultato riscosso dalla ridiscesa in campo di Del Gobbo è strettamente numerico, e dà l’esatta dimensione dell’attesa che c’era in città: con una copertura di oltre 12mila persone della diretta di Ticino Notizie, delle altre pagine collegate ed oltre 2mila interazioni sui post seguiti alla conferenza, Del Gobbo ha superato di circa l’85% i risultati di Enzo Salvaggio e Silvia Minardi delle scorse settimane.

Non sono voti, ma si tratta (come sanno tutte le persone che masticano questo genere di dati) di riscontri dal sicuro interesse.

Il centrodestra magentino, ovviamente per colpa del suo primattore, ha peccato in questi anni di capacità narrativa, oltre che di mancati riscontri ‘sul campo’.

Ragion per cui i parti della coalizione, TUTTI, hanno dovuto correre ai ripari per non imbarcarsi in un’avventura elettorale dall’esito pressoché scontato, la sconfitta. E’ altrettanto evidente che le parole da sole non bastano a vincere o a convincere gli elettori, ma di certo sono una necessaria base di ripartenza per un centrodestra che avrà il compito- tutt’altro che semplice, anzi improbo- di riportare sui binari della crescita e dello sviluppo una città, Magenta, ferma da tempo su uno di quei binari avvolti dalle erbacce sulle linee in disuso nel profondo Oltrepo o nel Piemonte più remoto. Una città ferma.

Che solo il carisma Luca Del Gobbo (e il richiamo ai successi e fasti del passato) potrà riscattare. E non sarà facile…

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