Magenta e migranti, Invernizzi alla ‘Rete’: accoglienza sì, ma senza imposizioni e con tempi diversi

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    Riceviamo e pubblichiamo

    MAGENTA – Si è tenuto giovedì 26 aprile, presso il “Magenta Domani – MARCO INVERNIZZI Point” di piazza Kennedy 42, l’incontro tra alcuni rappresentanti della rete “Convochiamoci per la Pace” e il candidato sindaco per Magenta domani Marco Invernizzi (lista “Andiamo avanti, Magenta!”) sul tema di come affrontare il fenomeno migratorio e l’arrivo di richiedenti asilo a Magenta.

    L’incontro, che era stato richiesto dalla rete lo scorso 21 marzo con una lettera aperta rivolta a tutte le forze politiche candidate alle elezioni amministrative comunali di Magenta, si è svolto in un clima cordiale e costruttivo e ha visto la presenza anche di Simone Lonati, impegnato come Assessore nell’attuale amministrazione sulle politiche sociali per la famiglia e la sussidiarietà, ambiti connessi al tema oggetto di confronto.

    Nel suo intervento di presentazione generale, Invernizzi, sindaco in carica, ha voluto mettere in evidenza quanto già fatto negli ultimi anni dalla sua amministrazione, delineando l’orizzonte culturale entro il quale si è mosso e intende muoversi, se riconfermato nelle prossime elezioni.

    Riguardo alla presenza in Magenta di richiedenti asilo nei due CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) di via Casati e della Cascina Calderara, l’approccio è stato e sarà quello di considerare gli ospiti come delle persone, come tali da rispettare e da accogliere nella comunità cittadina, al meglio. E questo pur non nascondendo la disapprovazione per la gestione a livello nazionale degli aspetti pratici legati all’accoglienza: sostanziale imposizione da parte della Prefettura della presenza dei CAS e tempi troppo spesso scandalosamente lunghi per l’espletamento delle pratiche di riconoscimento dello status di rifugiato (cosa che costringe gli ospiti a rimanere nella totale incertezza del futuro, proprio nel momento in cui la loro giovane età li vorrebbe impegnati a realizzarsi come persone).

    Accogliere al meglio ha significato e significherà entrare in relazione con le cooperative che gestiscono i centri, invitare e sostenere le associazioni culturali e sportive ad attivarsi (cosa che, va dato atto, è in larga parte effettivamente avvenuta), mantenere ferma la necessità del rispetto delle regole di buona convivenza da parte degli ospiti (anche per evitare facili strumentalizzazioni).

    Lonati conferma che Magenta ha voluto fare la propria parte, di fronte a bisogni tanto grandi e ribadisce che, purtroppo, a livello nazionale le modalità concrete e la tempistica non vanno certo nella direzione del favorire l’inclusione sociale. Certo, non è stato semplice attivarsi, anche perché l’attenzione del centro destra (specie per il CAS di via Casati) è stata spasmodica. Comunque, dopo quasi tre anni di permanenza di una struttura dove sono concentrati un centinaio di giovani, in situazioni non certo facili, di fatto, non è successo praticamente nulla ed anche la recente visita della delegazione Regionale ha riconosciuto che il Centro funziona bene. A quanto si sa, invece, in altre aree del paese governate con un altro approccio politico, ad esempio nel varesotto, le cose non stanno andando altrettanto bene e ci sono strutture che, invece di fare accoglienza in modo serio, approfittano della situazione per fare affari.

    Quella che è stata l’esperienza della città di Magenta è in questi mesi il portato dell’Amministrazione all’interno del gruppo di lavoro che vede i Comuni del territorio ragionare con il Prefetto per lo sviluppo di un’accoglienza diffusa e l’eventuale creazione di uno SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) per poter garantire assistenza e un valido percorso di integrazione a chi riceve il riconoscimento dello status di rifugiato una volta uscito dal CAS (se i rifugiati riconosciuti non riescono a trovare uno sbocco positivo rischiano di finire in mano alla criminalità).

    Il clima di lavoro tra le Amministrazioni, al contrario di quanto accadeva qualche anno fa, è positivo anche se ancora ci sono alcuni sindaci che non vogliono attivarsi (forse perché preferiscono poter dire alla popolazione che c’è stata un’imposizione da parte del Prefetto …). Magenta sta invece spingendo nella direzione di un coinvolgimento diretto delle Amministrazioni locali, perché è la soluzione più giusta, efficace e logica (ad esempio avrebbe impedito scelte poco oculate, come quella della collocazione di un CAS per giovani mamme con bambini in un’area agricola al di là della Statale).

    Per concludere, affermano Invernizzi e Lonati, l’intenzione è quella di proseguire nella direzione già intrapresa, facendo rete, usando intelligenza e buon senso, e lavorando per l’integrazione sociale degli ospiti, nel rispetto e tenendo conto dei ruoli degli altri soggetti in gioco (Prefettura e cooperative che gestiscono i CAS).

    Ampliando il discorso alla presenza di migranti di origine straniera, Invernizzi osserva che proprio l’obiettivo dell’integrazione non è certo facile da perseguire, anche a causa della eccessiva tendenza delle comunità presenti in Magenta di chiudersi in sé stesse.

    Un possibile strumento, da questo punto di vista, potrà essere il “Patto territoriale di comunità” che consentirebbe di chiamare attorno a un tavolo i soggetti e le comunità (di italiani e di stranieri) presenti in Magenta per cercare, prima di tutto, un denominatore comune in modo che, in un secondo momento, le specificità e le differenze possano diventare ricchezza.

    Uno dei tratti caratterizzanti dell’Amministrazione di questi anni, che viene confermato in termini di proposta per il futuro, è poi quello di considerare sempre insieme, ma tenendo conto delle loro specificità, tutte le istanze di carattere sociale, a prescindere dalla cittadinanza dei soggetti interessati. È infatti lavorando in questa direzione che la comunità può crescere e svilupparsi in modo positivo.

    Ecco che quindi diventano rilevanti le molte iniziative già realizzate come lo sportello d’ascolto per insegnanti genitori, e alunni, lo sportello donna, lo sportello consumatori, il supporto gratuito per il ricorso alla mediazione per le cause aperte da cittadini, il progetto di coesione sociale “Comunità possibile: possibilità per crescere”, rivolto a famiglie con bambini 0-11 anni per gli ambiti educativo, di aggregazione e di conciliazione tra tempo di lavoro e tempo per la famiglia: iniziative e strumenti utili per gli italiani come per gli stranieri.

    E quelle più specificamente rivolte agli immigrati, che a Magenta sono poco più del 10%, come il supporto nella frequenza a scuola e nei rapporti tra i genitori stranieri e gli insegnanti (misure previste dall’assessore Bevilacqua all’interno del Piano di diritto allo studio), e il supporto nel rapportarsi con la burocrazia. Senza trascurare i momenti simbolici, come la partecipazione degli ospiti del CAS alla giornata del verde pulito promossa dall’Assessore Salvaggio e l’assegnazione della cittadinanza onoraria ai figli di genitori stranieri, che non è “fuffa” ma la dimostrazione della volontà di aprirsi, sempre molto gradita ai genitori, che comprendono il senso del gesto. Un’apertura che passa anche dal rispetto delle regole, tema su cui ha operato l’assessore e vicesindaco Razzano.

    E ancora più rilevanti potranno essere i nuovi progetti che sono in fase di sviluppo, soprattutto sull’area ex Saffa: l’”Università delle Famiglie”, prima esperienza in Italia, che darà un diploma in fase di accreditamento da parte del MIUR, che affronterà a 360 gradi tutte le problematiche attuali delle famiglie (separazioni, diverse provenienze, conflitti intergenerazionali), l’avvio (in collaborazione con l’Umanitaria) di una facoltà universitaria di nuova concezione per lo studio dell’impatto delle tecnologie sulle persone e sul sociale, la nascita di attività economiche di Civitas Vitae Lombardia che limitano il profitto per dare servizi a minor prezzo – o gratuiti – per i bisognosi, strutture per anziani che possano offrire occasioni di incontro tra adulti e giovani (pistodromo), il Palazzetto dello sport pensato per disabili, il laboratorio talenti – non solo artistici -, servizi a sostegno di nuove idee, attività di Coworking e, per finire, l’apertura di una struttura del Museo della scienza e della tecnologia che, oltre mettere in mostra oggetti e documenti dell’ex Saffa e pezzi di proprietà del Museo stesso, organizzerà laboratori del “Non spreco, riciclo e riuso” con la Cittadella del riuso e startup per il lancio di nuove idee.

    In sostanza l’amministrazione in questi anni ha cercato di lavorare con metodi molti innovativi e con coraggio puntando sullo sviluppo di una nuova visione di Magenta, che si vuole qualificare come centro di riferimento territoriale culturale e con spirito sociale.

    A questo proposito va sottolineato che anche le iniziative culturali di un certo profilo che sono state proposte, ad esempio gli incontro filosofici, oltre ad avere valore in sé, sono state funzionali per acquisire credibilità con enti pubblici e privati. Soldi ben spesi dunque (anche perché nel complesso le spese per eventi culturali sono state molto ridotte rispetto al passato, risparmiando per esempio sulle spese di rappresentanza) e che, si crede, potranno portare ad uno sviluppo economico del territorio che darà risposte nel medio termine a chi si trova oggi nel bisogno. È giusto quindi occuparsi dei bisogni in emergenza, ma occorre anche muoversi in un orizzonte temporale più ampio, investendo quanto necessario.

    Non va taciuto, naturalmente, che esiste il problema della scarsità delle risorse economiche, che rende molto difficile rispondere ai bisogni, ma la soluzione non può essere quella di contrapporre gli stranieri agli italiani, le famiglie tradizionali a quelle meno “normali”, gli omosessuali agli eterosessuali e così via.

    La realtà sociale moderna è complessa è si può affrontare solo con un approccio di ampio respiro, che miri a costruire coesione sociale, rifiutando l’approccio della guerra tra i poveri e cercando di favorire lo sviluppo del territorio, in modo da mettere in grado le famiglie, tutte le famiglie, di avere più possibilità e più risorse.

    Al termine dell’incontro i rappresentati di Convochiamoci per la Pace si dichiarano soddisfatti per la chiarezza, l’ampiezza e la profondità dei temi trattati e osservano che sono presenti numerosi punti di contatto tra quanto esposto dal candidato sindaco e dall’assessore Lonati e quanto espresso in termini di linee generali di intervento nella propria lettera aperta del 21 marzo.

    Convochiamoci per la Pace riconosce inoltre all’Amministrazione in carica di avere, in questi anni, saputo gestire in maniera adeguata (anche se, naturalmente, si può sempre migliorare) la presenza dei CAS in Magenta, con un’attenzione costante e un’ampia disponibilità al dialogo e alla collaborazione.

     Relativamente alla partecipazione alla serata di confronto pubblico sul tema “migranti e richiedenti asilo” che la rete sta organizzando per mercoledì 10 maggio alle ore 21 in sala Galli (ex sala consiliare), e al quale tutte le forze politiche sono invitate, Invernizzi, come già Minardi e Rescaldina hanno avuto modo di fare, esprime la propria disponibilità.

    La rete è in attesa di proposte di incontro anche da parte dei restanti candidati sindaci, Chiara Calati e Giovanni Caso, già contattati nelle scorse settimane.

    Al solito tutte le novità al riguardo saranno rese note attraverso i mezzi di comunicazione e la pagina facebook dedicata “Migranti e richiedenti asilo a Magenta: che fare?”.

    Rete Convochiamoci per la Pace

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