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Magenta e il Ricordo, la testimonianza di un esule: “Costretti a lasciare tutto”

Al parco dedicato ai Martiri delle Foibe, il momento di raccoglimento con chi ha vissuto questa triste pagina della nostra Storia per troppo tempo cancellata dai libri di scuola

MAGENTA – Nel pomeriggio di oggi, l’Amministrazione comunale di Magenta ha dato il via alle celebrazioni della ‘Giornata del Ricordo’. In via Melzi, presso il Parco dedicato ai Martiri delle Foibe si è tenuta la commemorazione che ha preceduto la Santa Messa in suffragio, svoltasi presso la Basilica di San Martino. Al Parco di via Melzi, accanto alla Giunta cittadina e al presidente del Consiglio comunale Fabrizio Ispano, sono intervenuti diversi consiglieri comunali, fra cui, Cristiano Del Gobbo, Silvia Minardi ed Enzo Salvaggio. Quindi, una folta delegazione di Fratelli d’Italia con il responsabile di zona Umberto Maerna e il segretario cittadino Lorenzo Garagiola. C’erano poi anche diversi esponenti del PD locale fra questi Flavio Cislaghi e Pasquale Salvaggio. 

 

Presenti, inoltre, i rappresentanti di diversi associazioni cittadine e con loro il Gruppo Alpini con il capogruppo Corrado Franzosini che per primo ha preso la parola, ricordando, il professor Pier Carlo Cattaneo anche lui una ‘Penna Nera’ che ha fortemente voluto che il Parco di via Melzi, diventasse una testimonianza viva nella nostra città di quanto dovettero subire le popolazioni di lingua italiana del confine orientale tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e gli anni successivi, il tutto nel silenzio e spesso con la compiacenza dell’allora partito Comunista italiano. Di questo ha parlato anche Claudio Girardi, portando la sua toccante esperienza di esule.

Oltre 20 mila morti, quasi 300 mila persone, costrette lasciare letteralmente tutto e poi smistate in oltre cento campi di ‘accoglienza’, partite per un domani pieno d’incognite e ricevuti con diffidenza (a dir poco) dal nostro Paese “perché avevamo semplicemente scelto di continuare ad essere italiani, e quindi,  bollati automaticamente come fascisti”.  “Noi siamo qui per continuare a tener viva questa testimonianza e ci dispiace che per far conoscere questa parte di storia del nostro Paese, sia servita una legge speciale…”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In chiosa, il sindaco Chiara Calati ha posto l’accento sulla barbarie subita all’epoca dai nostri connazionali, ma più ancora sul dramma che sta dietro a qualsiasi forma di totalitarismo, che annienta la persona umana e la sua dignità. La toccante cerimonia si è conclusa con un minuto di silenzio. 

Domenica 17 febbraio, alle 10, in Casa Giacobbe è in programma un’altra iniziativa con le testimonianze degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia.

F.V.

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