Magenta dice addio a Riccardino, maschera del quotidiano

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    …vanno contenti, sull’orlo della normalità,
    Come stelle cadenti, nel mare della Tranquillità.
    Trasportando grosse buste di plastica del peso totale del cuore Piene di spazzatura e di silenzio, piene di freddo e rumore..

     

    MAGENTA –   ti… Ta ghe un po’ dal Renato Pozzetto. Io guardando un altro avventore della piazza : E lu? Riccardo : no lu, al ga un pu dal pirla… 

    Abbiamo appreso della morte di Riccardino Portaluppi dalla bacheca Facebook di Alessio Colombi, che ha riportato uno dei migliaia di ricordi esilaranti legati alla vita di questo magentino, maschera del quotidiano come avrebbe detto il sommo Luciano Prada, morto a 71 anni.

    Perché quelli come Riccardino, in una grande metropoli, sarebbero stati dei numeri, persone sfuggenti nel caos della normalità quotidiana. A Magenta, che fondamentalmente l’è un paeson, il nostro Riccardino era invece una sagoma affettuosa e divertente, pronto a regalare (e regalarsi) un sorriso in ogni momento della giornata.

    Me lo ricordo distintamente al punto elettorale di Marco Maerna, nel 2001 in via Milano, dov’era presenza fissa e quotidiana, e a cui regalavamo volentieri panettoni e pandori (ne avevamo tantissimi, non ricordo manco da dove venissero..).

    Riccardino aveva i suoi riti: acqua e menta al bar, un ghiacciolo gentilmente offerto, una chiacchiera e una battuta. L’eva part da num, l’eva insema a num, nel coeur di Magenta, cognome autoctono (Portaluppi, un cugnom cal var Cislaghi, Garavaglia, Oldani, Bertoglio, Gomaraschi.. I nom d’una voeulta), con una sorella, tanti nipoti e persino pronipoti.

    Andeva da chi, andeva da la, appassionatissimo del suo Magenta calcio (finché si poteva..), quindi sempar in via dello Stadio, du ca ghe lo stadio (giust o no?), Riccardino l’è mort a setantun ann. Ga fan al funeral sta basura, ai tre ur, in da la giesa dai Somaschi, in via Casati. Chissà quanti pass che te fai, da chi part li.

    E loro, quelli come Riccardino, che vanno contenti sull’orlo della normalità. E insegnano, a noi normali o quasi, quanto valga incommensurabilmente di più una loro battuta (‘nan, ta ghe un pu dal pirla’) dei nostri millanta affanni.

    Ciao Riccardino, t’em vursu ben.

    Fab. Pro.

     

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