Magenta, Coro della Scala per duemila persone in basilica. Trionfo di Pro Loco e Pierrettori

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    Un incredibile successo per l’esibizione del prestigioso coro scaligero

     

    MAGENTA – “Duemila persone nella Basilica di San Martino, a Magenta, per il Concerto del Coro del Teatro alla Scala che ha affascinato ed entusiasmato. Un grande e raffinato evento regalato a Magenta dal Teatro alla Scala.
    Ringraziamo il Sovrintendente, Alexander Pereira, il Direttore generale, dott.ssa Maria Di Freda che con il nostro concittadino, m° Bruno Casoni, Direttore del Coro della Scala,  hanno voluto regalare a Magenta un grande e raffinato evento.

     


    La Pro Loco Magenta e la Comunità Pastorale, organizzatrici dell’evento, hanno profuso un grande sforzo perché si realizzasse una serata che rimarrà memorabile per qualità e partecipazione. Un applauso al m° Leonardo Bonoldi che ha fatto risentire la voce del nostro Organo Prestinari, muto da troppo tempo. Grazie anche all’altro maestro del Coro della Scala, Alberto Malazzi. Le lodi, soprattutto, agli artisti del Coro e ai solisti. Grazie, ai fotografi del “Foto in Fuga” FotoClub, per il loro lavoro di reportage Copyright ph. “Foto in Fuga” FotoClub.

    Gongola Pietro Pierrettori, e ne ha ben donde. Il concerto del Coro della Scala, sotto l’egida dell’eccellente direttore magentino Bruno Casoni, ha attirato migliaia di persone, venerdì sera nella basilica di san Martino.

     

    Sin dal mattino di venerdì, molte persone si sono radunate sul sagrato per assistere al lungo lavoro preparatorio (erano 20 solo i tecnici impegnati nell’allestimento). Ancora una volta, insomma, Pietro Pierrettori e la Pro Loco sono stati capaci di proporre alla città un evento di straordinaria eccellenza. Complimenti sinceri.

    Il Coro della Scala di Milano è del resto simbolo, in Italia e nel mondo, di eccellenza artistica. La qualità difficilmente eguagliabile nel repertorio operistico nasce in primo luogo dal rapporto idiomatico con la lingua del melodramma e dal conseguente respiro naturale con la parola cantata; qualità conservata grazie al lavoro paziente e meticoloso imposto negli anni da maestri del coro dalle sensibilità più diverse, mossi però dal medesimo rigore.  Parliamo di Vittore Veneziani, chiamato da Toscanini nel primo dopoguerra, di Norberto Mola e poi di Roberto Benaglio, severissimo, un vero ingegnere del suono, nel periodo tra gli anni Sessanta e Settanta, quindi di Romano Gandolfi, al fianco di Claudio Abbado per gran parte dei 18 anni della sua direzione musicale. Nella storia più recente Giulio Bertola riesce a porre su piani paralleli il repertorio sinfonico e quello operistico; negli anni Novanta Roberto Gabbiani consegna a Riccardo Muti un coro dagli “archi gotici”, potenziando il repertorio moderno (Dallapiccola, Petrassi, Penderecki…) e anche antico (Gesualdo da Venosa).

    Il magentino Bruno Casoni, attuale Maestro del Coro, fine musicista e sapiente conoscitore di voci, anche bianche, consolida con una grande disciplina ritmica, e con uno speciale lavoro di “costruzione dello strumento”, quel tipico suono da palcoscenico operistico, potente e struggente allo stesso tempo, che impressiona pubblico e critici di ogni parte del mondo.

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