Magenta, Corbetta, Abbiategrasso: l’evaporazione senza fine del Movimento 5 Stelle- di Fabrizio Provera Copia

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    EST TICINO Se osservatori e commentatori nazionali si fossero volti con lo sguardo verso il piccolo est Ticino, si sarebbero accorti molto prima del progressivo disfacimento del  Movimento 5 Stelle, molto prima della burrascosa diarchia Conte-Grillo, dei vaffa rivolti verso se stessi o della continua sequela di contraddizioni e cambi di alleanza.

    Quanto successo negli ultimi anni in tre città come Abbiategrasso, Magenta e Corbetta, quasi novantamila abitanti in tre, è infatti emblematico di quanto i grillini- a livello territoriale- si stiano avviando in pochi anni verso la dissoluzione.

    E se nella città di Milano il fu Movimento stenta a trovare la quadra su candidato sindaco e lista, dalle nostre parti se possibile va ancora peggio.

    A Magenta nel 2017 si presenta a sindaco sotto le insegne pentastellate l’ingegner Giovanni Caso, persona perbene, preparata e moderata nei toni. L’anno prima del 33% incassato alle Politiche, a Magenta i 5 Stelle non eleggono neppure un consigliere comunale.

    Come sempre, dimostreranno i fatti, si verificano frizioni e lotte intestine. Grillini della prima ora contro nuovi arrivati. Da circa due anni, del Movimento 5 stelle a Magenta (a noi giornali) non arriva nulla. Niente. La pagina Facebook Magenta 5 Stelle, oltre 4mila like, reca in alto un post del marzo 2018 (..), mentre l’ultimo post risale a marzo 2021. Accenni alle tematiche locali? Non c’è traccia.

    A Corbetta c’era un gruppo che per alcuni mesi cofirmava i comunicati della coalizione di centrosinistra, che poi ha scelto come candidato Antonio Cipriano. A un certo punto sono rimasti Pd, Sinistra e Gabbiano. Dei 5 Stelle, anche in questo caso, nessuna (altra) traccia.

    Cosa faranno tra 3 mesi, i grillini corbettesi? Si presenteranno oppure no? Al momento non (ci) è dato sapere. Chisssà. Ultimo post della loro pagina Facebook risalente a maggio, sui vitalizi a Roberto Formigoni. Mah..

     

    Da buon ultima Abbiategrasso, che con 32mila abitanti è la città più importante dell’est Ticino: qui la diaspora assurge ad emblema. Nel 2017 la candidata sindaco Barbara De Angeli e Med Mouslih conducono una campagna vivace, forti del vento grillino e convinti di far bene. Ne usciranno con meno del 10% ed un solo eletto in Consiglio comunale. Ma dopo due anni la De Angeli si dimette, le subentra Maurizio Denari. Che adesso assiste all’esodo di buona parte di candidati e sostenitori di appena 4 anni fa, compreso quel Marco Colombini che è sempre stato puntuale nella comunicazione, e che ora è passato con Mouslih, Varamo ed il gruppo dei dissidenti interni.

    Di fatto, a 1 anno dalle elezioni comunali di Magenta e Bià, appare assai difficile che sulle schede elettorali ci sia anche il simbolo di grillini, post grillini e contiani. Il che non fa altro che confermare la bontà e la lucidità dell’analisi che Mattia Feltri mise nero su bianco solo pochi mesi fa. Parole che paiono quasi profetiche, tanto sono calzanti, rispetto a quanto sta succedendo al termidoro grillino dalle nostre parti. Un due tre, casino.

    Un tempo..

    Fabrizio Provera

    Il bello è che si stanno disputando una scatoletta di tonno vuota, un Movimento nato sul vaffanculo più digrignante e vissuto su una base programmatica jovanottesca: un due tre casino. Erano arrivati, i grillini, sui presupposti più inverosimili, imporre la repubblica rousseauiana liberata dai partiti attraverso un partito-non-partito, senza sede, senza leader, per cancellare la democrazia rappresentativa e sostituirla con la democrazia diretta, trasferire il potere al popolo, il popolo onesto (gulp) avrebbe introdotto l’onestà, la guerra alle élite avrebbe cancellato la povertà, i cieli sarebbero tornati azzurri, i campi verdi, e trallallero trallalà. Con un simile programma di governo, su cui la Pimpa e Barbapapà avrebbero avuto qualche imbarazzo ad apporre la firma, hanno vinto le elezioni. Guardateli ora: dopo essersi piegati a qualsiasi alleanza pur di restare blindati nelle auto blu, e permettere a Roberto Fico di andare in tribuna vip per la partita dell’Italia con nove guardie del corpo, meraviglioso tripudio da maiali orwelliani, sono lì che si disputano l’ultimo brandello di potere, comando io, no io, la diarchia sì, la diarchia no, il simbolo è mio, e allora io me ne vado. (Mattia Feltri)

     

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