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Magenta, commercio: è sempre più deserto dei Tartari. Ma Bolciaghi non molla pronti a ripartire con l’estivo Copia

Altre chiusure tra via Roma e il centro storico. Ganzebi: "Siamo preoccupati, servono aiuti concreti alla categoria"

MAGENTA –  Che la crisi post Coronavirus avrebbe inciso e non poco sul già malandato commercio locale magentino, era pressoché una certezza. Adesso, purtroppo, ne abbiamo anche la conferma dalle saracinesche che in città iniziano ad abbassarsi a ripetizione. E’ un vero dispiacere perché dietro una cessata attività c’è molto di più di un semplice cartello che annuncia la chiusura. Ci sono storie di relazioni, amicizie, di persone in primis. “Autentici presidi di socialità” come li definisce Simone Ganzebi (foto sotto), Segretario della Confcommercio Magenta Castano Primo, per la situazione che sta venendo tratteggiandosi. “Purtroppo temo – spiega Ganzebi – che le previsioni che parlano di una dato medio di chiusure entro il prossimo l’autunno attorno al 22%, siano attendibili e veritiere rispetto al contesto cittadino. Qui servono denaro fresco, aiuti concreti da parte del Governo per queste piccole aziende, occorre sburocratizzare il più possibile, diversamente non se ne esce”. 

Ma veniamo alla cronaca che in questo casa è davvero cosa triste perché porta con sé la serrata di storiche attività. A cominciare da quella di Non solo Camice di Jessica Locatelli di via Roma. Negozio d’abbigliamento maschile che univa la qualità a prezzi assolutamente concorrenziali. Il tutto accompagnato dalla gentilezza e dal sorriso di Jessica. Solo qualche settimana prima aveva chiuso i battenti il diretto dirimpettaio, ossia, Francesco Bigogno, al quale va il nostro forte in bocca al lupo. Anche qui è l’abbigliamento quello ad essere più flagellato. E’ il settore più toccato assieme alla ristorazione. Non va meglio in piazza Liberazione, altezza via Pretorio, dove Sasinini dopo una svendita incredibile – c’erano scarpe di griffe davvero importanti letteralmente ‘regalate’ – ha abbassato la claire.

“Ovviamente – osserva Ganzebi – l’auspicio è che alcune di queste attività possano al più presto riprendere, magari in un’altra location ma sempre sul territorio di Magenta”. D’altronde il lockdown per certi versi ha funzionato come una sorta di ‘detonatore’ rispetto ad alcune situazioni di cui molti negozianti da tempo lamentavano: affitti troppo cari, una città che dovrebbe essere maggior curata e, quindi, portare con sè un maggior appeal.

“Diciamo che queste riflessioni con la mazzata del coronavirus – conclude il Segretario della Confcommercio Magenta Castano Primo – hanno finito per avere un’accelerata. Noi naturalmente, speriamo davvero che questi brand proseguano a rimanere sul nostro territorio, magari considerando anche altre forme di vendita on line che però certamente non possono e non devono sostituire il rapporto diretto, mi viene da dire umano, con la clientela”. 

Certo ora il panorama della via Roma è davvero spettrale, con l’incognita della via Garibaldi con il suo cantiere che terrà la vita chiusa per quattro mesi. Dopo è lecito domandarsi chi resisterà.

“Se dovessi guardare il cassetto – commenta un anonimo negoziante della via in questione – farei prima ad andare in ferie. Una camicia venduta in un pomeriggio a fronte di costi fissi che spesso superano i 150 euro al giorno. Ma noi andiamo avanti perché tener accesa un’insegna ha un significato che va al di là di quello strettamente economico finanziario”. 

E sempre a proposito di chiusure illustri ma qui temporanea e per ragioni di famiglia –  che anche in questo caso al cronista non fa davvero piacere registrare – c’è anche quella della RistoBottega di Emilio Bolciaghi di Magenta. Il popolare ‘masadur’ di via Espinasse da qualche anno a questa parte aveva convertito il vecchio negozio di alimentari, appunto, in una RistoBottega gestito insieme al figlio Carlo. Il locale era caldo ed  accogliente e l’investimento fatto in quel pezzo di storia della via Espinasse, certamente era stato significativo.

Anche per loro il lockdown  ha lasciato conseguenze. Anche se noi continuiamo a sperare. Del resto quella del popolare ‘Salame del Nonno’ è una storia gloriosa iniziata nell’ormai lontano 1963 e non merita un epilogo del genere. E infatti oggi ci è arrivata la rassicurante telefonata del figlio Carlo che ci ha precisato: “Abbiamo avuto qualche problema famigliare, ma siamo già pronti a lavorare anche per l’estivo.  Siamo pronti per ripartire al più presto”. Una gran bella notizia anche per noi.

(sotto l’estivo della RistoBottega di Bolciaghi pronta a ripartire)

 

 

 

 

 

 

F.V.

 

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Redazione

Redazione Ticino Notizie

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