Magenta: Bellantonio-Morani, le scelte (sbagliate) di Marco Ballarini

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    MAGENTA – E adesso chi paga? Chi lo paga, il prezzo politico di un’operazione politica (quindi del tutto legittima) ma sul cui ‘valore’ ci eravamo espressi in tempi non sospetti?

    Chi paga (l’evidente) smacco di una dimissione a 10 mesi dal trionfale ingresso a palazzo Formenti da parte del centrodestra magentino? Perché appare del tutto chiaro che la vicenda Bellantonio ha pure un’evidente coda, o dossier che si possa dire, del tutto irrisolto e da risolvere: ossia il contributo che un assessore collocato in ambito strategico- Servizi alla Persona- sta dando (o NON dando) alla maggioranza. E parliamo di Patrizia Morani. 

    Che governa un ambito dove di fatto si può ancora vivere di rendita (politica) dopo i 10 anni di Carlo Morani, che dal 2002 al 2012 (per oculatezza della scelta di Luca Del Gobbo) resse un settore delicatissimo, sostenuto dalla perizia di una funzionaria di alto profilo come la dottoressa Alemani.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Perché, piaccia o meno, noi continuiamo a chiedere a chiederci cosa stia facendo di così prezioso, utile, innovativo, determinante la ex esponente di Alleanza Nazionale passata con Forza Italia, un’altra dei folgorati sulla via di Corbetta, dove attorno alla leadership zonale di Marco Ballarini c’è un ex comunista (Felice Sgarella), un ex leghista (Giuseppe Cantoni), una ex di An (la Morani), gli altri ci sfuggono.

    Forza Italia ha raccolto un buon consenso alle Comunali 2017,pertanto ebbe tutto il diritto di esprimere due assessori. Ma cosa succede quando le scelte si rivelano (alla prova dei fatti) inadeguate o al di sotto delle attese? Alfredo Bellantonio non aveva mai speso un giorno in Consiglio comunale, mentre almeno la Morani qualche esperienza in tal senso l’ha anche maturata. Ma a che pro?

    Quella di Marco Ballarini (lo diciamo da mesi) è una leadership solo di fatto. Una leadership dimezzata, direbbe Calvino. Un ‘cesarismo’ senza Cesare. Nominato da Graziano Musella coordinatore di collegio (peraltro di un partito al quale NON era neppure iscritto), sotto la sua regia a Magenta è stato silurato Tino Viglio e nominato (eletto mai, nessuna di queste cariche è stata votata da organismi democraticamente riuniti, anche solo per alzata di mano) commissario Felice Sgarella. Sgarella fa quel che può, Laura Cattaneo e Fabrizio Ispano ormai da mesi giocano un’altra partita. “Ballarini”, ci rivelava stamattina uno dei big della politica magentina, “ha compiuto il classico errore di eliminare tutti i nemici interni, assumendo un potere che tuttavia non è frutto di un processo di selezione della classe dirigente. Un potere di fatto solo sulla carta”. Condividiamo alla virgola. Dove sono le proposte di Forza Italia? Dove i momenti di discussione, anche democratica, di scelte e progetti? Cosa pensa Forza Italia del futuro di Magenta? Non lo sappiamo. Sappiamo che Magenta- a breve- si vedrà scaricato il traffico del nuovo centro commerciale di Corbetta, ma il fu assessore al Commercio- ballariniano- non ne ha mai parlato. 

    Può andare avanti così, Forza Italia? E’ evidente che NON può. Un gesto coraggioso, oltre che politicamente saggio, sarebbe rinunciare ad indicare come successore di Bellantonio una figura non strettamente riconducibile al ‘caminetto’ ballarinian-sgarelliano. Facendo un passo indietro e due in avanti. E ovviamente convincere (anche) Patrizia Morani a lasciare spazio ad altri. Tempo ce n’è.  Ma non moltissimo. I precedenti (anche a livello locale) dovrebbero insegnare qualcosa.

    Fabrizio Provera

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