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Magenta, alla Scuola Madre Anna Terzaghi: tre piante per continuare a sperare (Nonostante il governo Conte e i virologi…)

Sono stati messi a dimora tre alberi: un faggio e due prugneti selvatici. Il Covid si combatte anche così

MAGENTA – Una cerimonia particolarmente toccante e densa di significati. E’ quella che è andata in scena questa mattina nel grande giardino della Scuola Paritaria Madre Anna Terzaghi. Qui i bambini della Scuola Primaria insieme ai loro colleghi più grandicelli della Scuola Media hanno partecipato all’iniziativa “Pianta una Pianta”. Un gesto di speranza, in un periodo così martoriato e difficile come quello attuale, dove il Coronavirus fa venire meno, le benché minime certezze e costringe anche i più piccoli a vivere in una condizione in cui diventa difficile apprezzare gli aspetti di relazione  e condivisione che la didattica porta con sé. Ma ciononostante, dalle Canossiane di Magenta, ossia, dallo storico istituto di via San Biagio, è voluto è partire un messaggio benaugurante verso il domani.

Sono stati infatti messi a dimora tre alberi: un faggio e due prugneti selvatici che sono stati piantati con grande cura dagli addetti al verde. Alla cerimonia erano presenti il sindaco Chiara Calati, il Prevosto Don Giuseppe Marinoni, la Madre Superiora Madre Anna Galimberti insieme alla Preside dell’istituto Veronica Puricelli. Nulla è stato lasciato al caso. Grande il lavoro svolto anche da tutte le maestre insieme ai loro ragazzi per rendere questo momento magico ed emozionante al tempo stesso.  Dai canti a tema, alle preghiere, al momento di raccoglimento con don Giuseppe, sono stati curati anche i minimi dettagli. Con gli studenti che si sono sentiti protagonisti di un piccolo grande gesto.  “Abbiamo seminato speranza e pazienza dell’attesa. Impariamo dalla natura il ritmo giusto della vita” ha detto la coordinatrice didattica Veronica Puricelli. Lungo e appassionato, come sempre, l’intervento del Prevosto.

“Oggi oltre all’emergenza sanitaria ed economica, viviamo anche quella educativa – ha detto – iniziata ben prima del Covid 19. E’ per questo che sono momenti come questi che ci riconciliano con la vita e con i suoi tempi assumendo la loro importanza”.

 

Don Giuseppe, in questo senso, ha invitato alla pazienza. “Non possiamo vivere e andar dietro solo alla società del tutto e subito. Anche per costruire una comunità ci vogliono anni, decenni e decenni”.  Diversi ragazzi hanno letto un loro pensiero, una preghiera rivolta verso il cielo. Poi il momento più toccante con ogni alunno che ha deposto sotto ad uno dei tre alberi piantati un sasso colorato con scritto il proprio nome. Tutto si è svolto nel pieno rispetto – verrebbe da dire secondo una disciplina quasi militare – delle norme di distanziamento sociale e in totale sicurezza. Grande lo sforzo, anche in questa direzione dei docenti e di tutti gli operatori didattici a livello organizzativo. Ad ulteriore conferma che oggi le scuole, oltre ad essere dei presidi educativi, sono luoghi sicuri per la salute di chi li frequenta.

 

 

F.V.

Redazione

Redazione Ticino Notizie

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