Macedonia nel caos. Ma chi ne parla?

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     È successo la scorsa settimana, ma nessun media ne ha dato notizia. Il parlamento della Macedonia è stato preso d’assedio dai nazionalisti. La causa è l’elezione a presidente dell’albanese Talat Xhaferi.

    La Macedonia è indipendente dal 1991 e fin dalla sua nascita ha avuto tensioni tra la maggioranza macedone e la minoranza albanese. Già nel 2001 ci fu un’insurrezione, causata dagli albanesi e finita grazie ad una mediazione internazionale. Ma è dal dicembre del 2016 che la situazione si è fatta incandescente. Ciò nonostante, il leader del partito social-democratico, Zoran Zaev, è riuscito a tenere insieme macedoni ed albanesi, anche se un governo non è stato ancora creato.

    Tutto nasce dalla contestazione, del partito nazionalista, Vmro, alla validità del voto che ha portato all’elezione di Xhaferi. Quando il presidente della repubblica macedone, Gjorge Ivanov, vicino a Vmro, non da il mandato alla coalizione socialista-albanese, la situazione è degenera. I nazionalisti cappeggiando la protesta, hanno bloccano in aula i membri del parlamento e ferito Zaev ed il leader del Movimento Riformatore (DPA), Zijadin Sela. Anche Ali Ahmeti, il leader del partito di minoranza Unione Democratica per l’Integrazione, è accusato di cospirare per la formazione di una Grande Albania che unisca la parte occidentale della Macedonia a Pristina e Tirana, a discapito dell’etnia macedone.

    Nikola Poposki, ministro degli Esteri macedone e dirigente del partito nazionalista VMRO, ha dichiarato: “Dopo le elezioni i partiti albanesi hanno elaborato un programma di governo che ridefinisce l’essenza dello stato macedone. Mi riferisco alla cosiddetta Piattaforma, programma che contiene ipotesi di modifica della bandiera oltre che dell’inno macedoni, e spinge per un maggiore riconoscimento ufficiale della lingua albanese. E, quel che è peggio, questo programma è stato elaborato a Tirana, sotto una mappa della Grande Albania”.

    Poposki trova sponda a sinistra con le dichiarazione della vicepresidente dell’Unione Socialdemocratica di Macedonia: “Coinvolgere Tirana nell’elaborazione del programma politico degli albanesi di Macedonia, noto come Piattaforma, è stato davvero un passo falso”.

    Marco Crestani

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