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‘Ma come, Gianbattista…’ Fratus, il leghista che non alzava mai la voce- IL RITRATTO

No alla repubblica delle manette tintinnanti, ma i partiti devono selezionare la classe dirigente in modo del tutto diverso

 

LEGNANO – E’ un tema ricorrente, quasi una litania che corre da ieri. ‘Ma come, Gianbattista, non lo avrei mai detto..’

Chi conosce o ha conosciuto Gianbattista Fratus, sindaco di Legnano finito agli arresti domiciliari per l’indagine avviata dalla Procura di Busto Arsizio, è rimasto senza parole. Quelle parole che lui non ha mai lesinato in 20 anni di attività politica, pur distinguendosi per i modi e i toni pacati, lontani da certa retorica e dalle roboanti modus agendi- e ‘dichiarandi’- di molti suoi colleghi di partito.

Nella geografia politica della Lega, radicalmente cambiata da quando Matteo Salvini ha rivoluzionato linguaggio e consenso del partito, Fratus non era un ‘salviniano’, ossia uno dei pretoriani del Capitano. Era piuttosto un già bossiano, ossia un fedele della vecchia guardia pre salviniana e pre maroniana, ma in virtù delle sue capacità di mediazione era riuscito a rimanere per anni in sella ad una segreteria strategica per il movimento.

Persona conosciutissima in tutto l’est Ticino, Fratus è da anni il segretario provinciale della Lega Nord Ticino, ossia il maggiore serbatoio di voti del Carroccio nell’area metropolitana.

Il suo curriculum professionale e politico è stato diffuso da tutti i principali quotidiani italiani nella giornata di ieri. Dal 2012 al 2013 ha lavorato all’ufficio acquisti dell’autostrada Pedemontana, mentre dal 1976 al 2007 è stato responsabile amministrativo della “Costruzioni Meccaniche TIGER s.p.a” di Castano Primo, paese in cui è nato. In politica dal 1999, prima di vincere le elezioni da sindaco a Legnano, Fratus era stato assessore provinciale (dal 2009, con delega presidenziale per lo sviluppo e le problematiche dell’Alto Milanese), consigliere metropolitano e comunale (dal 2012 al 2017), assessore comunale dal 2005 al 2007 con delega “Assetto e Gestione del Territorio, Ambiente” e ancora assessore allo Sport a Legnano dal 2002 al 2005. Fratus era anche stato vicesindaco di Legnano per la Lega Nord.

Da leader del Carroccio in un’area che esprime diverse stelle di prima grandezza della Lega, da Fabrizio Cecchetti a Curzio Trezzani, da Silvia Scurati a Simone Giudici, Fratus ha gestito decine e decine di elezioni a livello locale.

Due anni fa, dopo la lunga esperienza nella fu Provincia di Milano, il grande salto. Da ex vicesindaco di Legnano, Fratus tenta il colpo politico della carriera e a 64 anni si candida nella città simbolo di Alberto da Giussano, battendo al ballottaggio il sindaco uscente Centinaio.

Chi lo ha frequentato, noi per primi, stenta a riconoscerlo nelle 67 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, che nel gelido linguaggio degli inquirenti sembrano additarlo non tanto a dominus, ma piuttosto a parte di un sistema nel quale si è sempre al limite fra la discrezionalità politica- che è pienamente legittima- e l’illegalità.

I giornali e le agenzie hanno picchiato duro sul termine tangenti, ma di scambi di denaro non si parla in nessuna delle suddette 67 pagine. Esempio classico, l’ennesimo, di giustizia urlata e travolgente di tutto e di tutti.

Di certo, anche per quanti difendono strenuamente il garantismo  liberale e si domandano ogni volta il perchè di indagini a ridosso del voto- basti pensare che Pietro Tatarella viene arrestato a maggio a fronte di una richiesta di misura cautelare datata 19 marzo- come siamo da sempre noi e chi scrive, dalle 720 pagine delle accuse al sistema Caianiello e a quelle relative a Legnano emerge sicuramente un’urgenza, giustamente sottolineata dal segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti. La selezione della classe dirigente dei partiti dev’essere condotta con maggiore e rigoroso scrupolo, dacchè troppo spesso sembra di essere al cospetto di conventicole che rimandano ad Alì Babà e i 40 ladroni.

Il che tuttavia NON legittima in alcun modo i cori dei giustizialisti a servizio permanente ed effettivo, che ancora una volta, come nel caso del Movimento 5 Stelle, hanno sbracato mostrando tutta la loro foga manettara e la bava che compare sulle loro bocche, ogni qualvolta sentono il tintinnare delle manette.

Fabrizio Provera

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