L’untore manzoniano, Facebook.. e l’Eterno Presente- di Emanuele Torreggiani

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    “Untore, il vocabolo fu ben presto comune, solenne, tremendo. Con una tal persuasione che vi fossero untori se ne dovevano scoprire quali. Infallibilmente tutti gli occhi stavano all’erta, ogni atto poteva dare gelosia e la gelosia divenire facilmente certezza e la certezza furore”. Tucidide, Lucrezio, Boccaccio, i grandi cantori della peste, collimano in questa perifrasi sovrana, assolutamente magistrale, Alessandro Manzoni, capitolo XXXII. Il canone occidentale è tutto lì dentro sia in scienza che in coscienza che, ovviamente, nella storia. Quella storia magister vitae, seguendo il detto di Cicerone. Qui il Maestro racconta il furore incendiario e assassino dei milanesi che si adocchiano, si spiano, si denunziano; basta aprire sul social e cogliervi le perfette attinenze tra quell’allora, di cui si derideva sino a pochi giorni fa l’ingenua credulità, e l’attuale, l’oggi, l’adesso terribile che mostra grida, insulti, indicazioni, delazioni, richieste autoritarie, leggi marziali, coprifuoco. L’omuncolo dittatoriale.

    Pochi capitoli seguenti, il XXXVII, il grandissimo Milanese, racconta, il personaggio di Don Ferrante. Strepitosa prosa nella cifra del grottesco di cui il Boccaccio è sommo interprete, ancora oggi e per sempre. Don Ferrante vive nel culto di Aristotele, e rappresenta, in modo perfetto il dogmatismo di chi non vede la realtà, e non cogliendo il reale lo piega alla sua dottrina. E così facendo tradisce il principio aristotelico dell’empiria, cioè quell’andare vedere se le cose sono davvero le cose. Don Ferrante dice che la peste non esiste, divide la sostanza dall’accidente, così facendo tradisce il reale di cui Aristotele è sommo metodologo, ancora oggi e per sempre. Don Ferrante, che morirà di peste, dell’inesistente male di cui aveva egli dimostrato l’inesistenza, maledicendo le stelle come un personaggio del Metastasio, viene liquidato in tutto il suo dire dal Manzoni con il solenne “corbellerie”. Perché la realtà è lì. Nel furore e nella corbelleria. Allora come oggi. Non certo nello stupidario: noi non siamo razzisti abbracciamo i cinesi: Conte, Sala, Zingaretti, Di Maio, Grillo. Che c’entra il razzismo con la malattia? Niente. Non certo nello stupidario simmetrico: aprite tutto, il capitano Salvini, Meloni, Berlusconi (figuro rattiforme, fuggito in Costa Azzurra dove il vairus l’attende), e nel di poi seguente di costoro: chiudete tutto. Capitano, ma in quale caserma di ciucchi ti hanno cucito i galloni? Siete sul medesimo livello: morbosamente futile. La storia non è il passato, anzi. La storia è l’eterno presente, solo così può essere maestra. Sappiatelo voi che vi adombrate nel vedere il vostro vicino di casa traversare la via mano nella mano di sua moglie. State in casa, leggete Alessandro Manzoni.

    Emanuele Torreggiani

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