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L’Unità d’Italia ebbe inizio a Turbigo il 3 giugno 1859 grazie al coraggio del medico condotto…

TURBIGO – Nella prima decade di giugno verrà ricordata quella che è passata alla storia come ‘Battaglia di Magenta’, ma che ebbe nel territorio turbighese il primo approdo delle truppe franco-piemontesi, che avrebbero combattuto contro gli Austriaici in primisall’Arbusta (dove fu ferito mortalmente il capitano Vaneécout) per proseguire poi verso Magenta.  Due i momenti ‘storici’ in programma promossi dall’Associazione Risorgimentale locale che porta nel mome la data storica: la posa del cippo con i tre ‘moroni’ che ricorda il luogo dell’uccisione del Capitano della Legione d’Onore in Via del Gabbone e una videoconferenza, con diversi relatori, che racconterà la vicenda storica che ebbe il suo battesimo a Turbigo.

Ai primi di giugno del 1859, quando ci si rese conto che il passaggio sul fiume Ticino sarebbe avvenuto ancora a Turbigo (c’era già passato il Primo Console il 31 maggio 1800) il parroco Pietro Bossi e il medico condotto dottor Brumatti (che conosceva bene la lingua francese) si diedero da fare per facilitare il passaggio sul fiume delle truppe franco-piemontesi. La Giunta municipale requisì otto mucche che macellate servirono a dar da mangiare ai soldati acquartierati nel territorio turbighese dopo il combattimento dell’Arbusta.

Fu così che l’eroico dottor Brumatti (la cui tomba purtroppo è scomparsa, nonostante risulti che fosse collocata proprio accanto a quella del Capitano) attraversò il Ticino per informare i francesi che c’erano le condizioni favorevoli per penetrare in territorio lombardo, grazie anche al ritardo del generale Urban le cui truppe erano  state “incomodate” da un’azione avvenuta il 3 giugno a Lurago Marinone comandata  direttamente da Garibaldi.

 

FOTO La cartolina d’epoca che ricorda il luogo in cui cadde il capitano Vaneécout il 3 giugno 1859. Il cippo fu posto nel 1909 in occasione del cinquantenario, ma poi fu dimenticato e lasciato in balìa del tempo. Un pezzo del cippo originale è stato recentemente ritrovato da un turbighese (Giovanni Donzelli) ed è conservato nel museo dell’Associazione Risorgimentale

 

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