L’ultima corsa di Bobby

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    «Il viaggio: esperienza dell’altro, formazione interiore, divertimento e divagazione, in una parola, metafora della vita»

     

    CORBETTA CASSINETTA  – L’uomo vede ma non comprende. Ancora una volta, anche stamani. L’assurda dinamica, sempre la stessa, di una vita che si spezza.

    All’alba. Mentre un giorno nasce. E qualcuno muore.

    Ma le assurdità della morte toccata drammaticamente a Luca Bonfiglio, 44 anni, sono talmente tante da proiettarci in una dimensione altra.

    Luca (ma per tutti, dai familiari agli amici, era Bobby) conosceva benissimo la potenza magica dei cavalli della Ducati su cui era in sella stamani, mentre si recava a lavorare nella fucina luccicante creata da Stefano Lavazza e Marco De Rossi, la Sc di Cassinetta, dove si fabbricano gli impianti di scarico del campione del mondo Marc Marquez.

    Non conoscevo Luca, ma dei suoi familiari. Sono pressoché certo di essergli passato vicino, almeno tre volte negli ultimi 10 mesi, ossia ogni volta che ho visitato ed ammirato i capannoni lindi ed ordinati della Sc.

    Capannoni colmi di ragazzi dei nostri paesi, di 25, 30 o 40 anni, eccetto un trio di tornitori indiani, cugini, che il patron Lavazza ha sempre definito ‘tre fuoriclasse’.

    Bobby era immerso da tempo, da anni, in quella che per gli appassionati del genere equivale alla fabbrica di Willy Wonka, solo che al posto del cioccolato c’erano e ci sono moto rombanti, ci passano Keanu Reeves e DJ Ax, si preparano moto che sfrecciano a 300 all’ora sui circuiti, dove è rinato il glorioso marchio milanese e lombardo della Paton.

    Luca conosceva della moto ogni anfratto, la loro abbacinante bellezza e grandezza, ma anche la loro estrema pericolosità.

    La motocicletta ha qualcosa di metafisico dentro se stessa. Da sempre. Ha ispirato film e libri.

    Come lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta. “Ecco che Lo Zen si manifesta nella sua natura più autentica, quella di un viaggio alla ricerca di noi stessi, utilizzando la motocicletta come metafora della vita: molto meglio conoscere ogni singola parte del nostro mezzo e aggiustarlo personalmente che affidarsi a meccanici inesperti che possano causare danni; meglio affrontare le situazioni con entusiasmo, ossia pieni di theos, perché le insidie sono sempre dietro l’angolo, e una buona dose di Qualità può contrastare l’impazienza e l’ansietà. La vita – come un viaggio in motocicletta – può essere scomoda e riservare delle insidie, ma se si utilizzano calma e coraggio anche la meta più inaccessibile comparirà all’orizzonte”.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Ciascuno di noi ha i suoi fantasmi. Come probabilmente li aveva Bobby. La strada che ha fatto l’ultima volta questa mattina, quella che unisce Corbetta a Cassinetta, la conosco bene. Cerco di farla la mattina presto (riuscendoci forse 1 volta l’anno..) e all’ora del tramonto, quando faccio rombare il mio vecchio T Max, dal rumore scomposto, che tuttavia magicamente è come si silenziasse quando passa dalla cascina Bardena, dai campi di Castellazzo, dalle curve che portano verso Cerello e Corbetta. E’ in quei rossori del sole, tipicamente estivi, che personalmente avverto come incombente la mano di Dio, e della creazione.

    E’ una bellezza, anzi una Bellezza, che va oltre la ragione. Come la morte, che sfida ogni legge dell’umano agire. Ma che incombe su di essa, drammatica.

    Nella mente e nel cuore di quelli come Bobby c’è sempre un’immagine, quella di Dennis Hopper e Peter Fonda che solcano le strade impolverate della ‘real’ America, quella desertica e montuosa dell’ovest, in Easy Rider. Più che un film, un manifesto.

    Chissà quanta inquietudine, quanta gioia figlia della sofferenza, quanti sorrisi seguiti alle lacrime, nei cuori dei ‘bikers’. Chissà, me lo son sempre chiesto, se nella mente dei bikers c’è il retropensiero della velocità capace di esorcizzare, surlcassare e staccare- con un potente colpo di gas- tutte le amarezze che la vita dispensa copiosa, ogni giorno. Anche nella vita di Bobby.

    Nel suo paradosso più brutale, che può accomunare chi crede e chi no, la morte può aprirsi alla speranza. Alla coscienza di essere destinati a una Vita ultraterrena, che sconfigge anche la morte avvenuta dopo un incidente. Se lo stanno domandando, e se lo domanderanno ancora a lungo, gli amici di Luca Bonfiglio, per gli amici Bobby.

    “Avevo paura di perdere tutto, perché vedo tutto finire, e non volevo imporre agli altri le diapositive delle vacanze, così, sul limitare dei cinquant’anni (lo dice come se avesse imboccato un ripido viale del tramonto, ndr) ho pensato di fare un distillato di tutte le cose che ho amato, che mi hanno reso uomo: il rasoio del barbiere che mi raccontava le storie, il musicante che faceva le serenate, il sarto che mi insegnava il mondo mentre tagliava le stoffe, la zappa del contadino, mia zia Lia che non si è mai voluta sposare, il profumo del grano, tutte le cose che io guardavo con lo stupore e la trasfigurazione di un bambino, in forma di favole. Da adulti, poi, diventa questo l’universo di cui ci si ritrova a parlare a letto, sottovoce: la mattina al risveglio vorresti raccogliere i ricordi lasciati sul cuscino. E più scavi e più vai in alto, e più trovi dentro di te, fino a quest’esplosione fatta di dolore, amore e pazzia”. (Pietrangelo Buttafuoco)

    Fabrizio Provera

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