Luca Zeta e la Magenta amarcord degli ’80: ‘Vorrei la città in cui si tornava dal Piranha e i bar erano tutti aperti..’

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    Si candida con la civica per Marco Invernizzi, con un atto di ‘generosa nostalgia’.. Dai tempi di Radio Magenta a oggi, vita di un artista eclettico che ieri ci è piaciuto

    MAGENTA – “Dall’età di sei anni partecipai ai concorsi per bambini piccoli cantanti; ho poi mantenuto una viscerale passione per l’ambiente e dopo il liceo entrai come dj in una radio locale (Radio Magenta, nda) per passare dopo in tv con un programma musicale e infine come dj in discoteca. Ricordo ancora il mio esordio: il locale poteva tenere 200 persone e la prima domenica in cui ho lavorato entrarono in 580, una soddisfazione grande. Godevo di  un certo seguito nella mia zona; i gestori dell’epoca mi diedero letteralmente le chiavi del club, facendomi esercitare e da lì iniziai come autodidatta alla consolle”.

    Eccola, sintetizzata da lui medesimo, la prima parte della vita artistica di Luca Miramonti, per tutti Luca Zeta, dj, musicista e producer artistico che ha trasformato la sua passione in un mestiere.

    Forever young, come direbbero i cultori della Londra degli anni Settanta dove tutto sembrava possibile, e vi convergevano ragazzi da tutto il  mondo per godersi i primi spettacoli degli Stones in fumosi club (e dove un mostro sacro come Jimi Hendrix si esibiva in teatro, lasciando a boccaperta i Beatles presenti in sala mentre riproponeva Sergent Pepper totalmente riarrangiata).

    Per sempre giovane è Luca Zeta, che è nato nei Sessanta ma sprizza giovanilismo da ogni poro. Candidato con la lista civica a supporto e sostegno di Marco Invernizzi, ieri sera Luca Zeta ci fatto ripiombare tutti in un dolce amarcord. “ Vorrei rivedere e rivivere la Magenta degli anni Ottanta, quando si tornava dal Piranha e i bar erano tutti aperti, la gente nelle piazze, i bar aperti fino a tarda ora. Dobbiamo riportare in vita quella tensione”.

    Avremmo aggiunto i tempi leggendari dello Schilling di Pino Donatiello, le pennette salmone e vodka in piena notte, coppe di Moet Chandon e i cocktail raffinati che il Maestro Pino shakerava all’Antony, che aprì proprio all’inizio di quel magico decennio: era il 1981.

    Luca Zeta ci è apparso come il più impolitico dei candidati; una sorta di evocazione del Leonardo Notte della serie  1992, quello che Marcello Dell’Utri apostrofa col ‘cosa credevate? Alla liberazione dell’individuo? Al soddisfacimento dei desideri? Alla ricerca del piacere?’.

    Presto vi parleremo di un altro amarcord, quello confidatoci da Pino Casamento settimana scorsa, con la rievocazione di Alfredo Cattaneo (che fu sindaco proprio nei misticheggianti anni Ottanta).

    Prima Repubblica, artistico-esistenziale-musicale più che politica: è questa la dimensione di Luca Zeta. E anche per noi, nati nei primi anni Settanta, non può che essere un richiamo capace di esercitare un fascino magnetico.

    Non sappiamo se Luca Zeta sarà eletto. Però sappiamo che, sin da ora, lo ‘candidiamo’ ad effigie dei gaudenti nostalgici. Che a noi stanno simpatici. Qui ci vorrebbe uno speciale su Radio Magenta. Lo facciamo, Marco Nosotti e Laura Invernizzi? Dai, che lo facciamo..

    F.P.

     

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