+L’omicidio di Turbigo: l’albanese 34enne aveva precedenti per droga

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Una pistola calibro 6.35

TURBIGO  Sembrano esserci pochi dubbi sulle ragioni che hanno portato alla drammatica sparatoria avvenuta venerdì in tarda serata a Turbigo.

Da quanto ricostruito dall’Ansa, il gruppo di giovani albanesi fino alle 23.30 ballava e rideva all’esterno del locale in via Allea Comunale, quando il 34enne Rigels Gjnaj ha iniziato a discutere con un connazionale 30enne per motivi descritti da tutti i presenti come “futili”.  Dopo poche frasi Gjnaj ha preso la sua calibro 6.35 e ha puntato alle gambe del rivale prendendogli il polpaccio.

A quel punto gli altri presenti si sono lanciati sul 34enne per disarmarlo e nella concitazione sono partiti altri colpi: questa volta uno dei proiettili ha trafitto la carotide di Emanuel Rroku, 23enne incensurato che viveva a Turbigo.

A quel punto è stato il caos. Il gruppo ha afferrato e disarmato Gjnaj, lo ha preso a calci e pugni così duramente da essere ancora ricoverato all’ospedale in prognosi riservata. Le sue condizioni sono descritte come serie ma non sarebbe in pericolo di vita. Come già emerso ieri, l’autore degli spari è stato salvato dall’arrivo tempestivo dei carabinieri, che ora lo piantonano in corsia in attesa che si riprenda. I militari della compagnia di Legnano hanno recuperato anche la sua pistola. Risultata sia stata smarrita nel 2017 in provincia di Como. Gjnaj ha precedenti per droga ed era già noto alle forze dell’ordine, a differenza degli altri che invece non avrebbero un passato criminale degno di nota.  Il movente insomma pare chiaro, quei futili motivi di cui spesso si parla in cronaca, che hanno spezzato una giovane vita e gettato nello sconforto un paese di 8mila abitanti di certo NON aduso a convivere con fatti di questo tenore.

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