+Lombardia, antinfluenzale: solo 56% degli over 65 ha aderito, appello a proteggersi

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MILANO  L’influenza 2022-2023 si annuncia più aggressiva. Guardando all’andamento dei contagi nell’inverno australe gli esperti paventano una “tempesta perfetta”, alimentata dallo stop alle misure anti-Covid e da un calo di attenzione particolarmente preoccupante tra le categorie a rischio. Condivide i timori Maurizio Marvisi, presidente eletto dei medici internisti Fadoi in Lombardia: “L’influenza ha un impatto clinico sottovalutato – avverte – mentre i pazienti anziani con pluri-patologie sono ad altissimo rischio di andare incontro a un’inasprimento delle loro condizioni di fragilità.

In questi anni pandemici si è parlato molto dell’importanza di evitare sovraffollamenti nei reparti di medicina interna e terapia intensiva ed è un rischio che in ospedale corriamo ogni anno a causa delle complicanze dell’influenza. E’ fondamentale ridimensionare la portata di questo fenomeno, vaccinando questi pazienti nella maniera più appropriata”, è l’appello dell’esperto. Anche per le aziende produttrici di vaccini “l’obiettivo è migliorare le coperture vaccinali raggiunte durante la passata stagione autunnale sulle popolazioni a rischio di gravi complicanze, tra cui in particolar modo le persone dai 65 anni di età. In questa popolazione la copertura del 56% registrata in Lombardia è sotto la media nazionale e in calo di quasi 5 punti percentuali nel 2021 rispetto al 2020 – riferisce Sanofi in occasione dell’avvio della campagna vaccinale contro l’influenza in regione – complice, tra gli altri, una percezione sottostimata della gravità della malattia e la bassa circolazione dei virus influenzali, legata alle misure di contenimento del Covid”. Proprio l’allentamento delle misure emergenziali porterà secondo gli addetti ai lavori a “una maggiore circolazione dell’influenza che ci troverà impreparati, con un’insufficiente memoria immunitaria nei confronti dei virus influenzali. E’ quanto è successo nell’emisfero australe dove, negli anni pandemici, è stata bassa l’adesione alle campagne d’immunizzazione e non si è registrata circolazione, pertanto il sistema immunitario non ha ricevuto stimoli né attraverso l’infezione né attraverso il vaccino. In questo contesto l’influenza può tornare a causare i numerosi ricoveri ospedalieri e decessi che causava prima della pandemia”. Il pericolo maggiore lo corrono “gli anziani, che con maggiore probabilità rischiano di subire il più alto impatto clinico della malattia, in termini ad esempio di polmoniti, eventi acuti di natura cardio-cerebrovascolare come infarto o ictus, un aggravamento di eventuali patologie croniche preesistenti, oltre a possibili esiti fatali”

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