LO SPILLO Abbiategrasso, un Pd manicheo e che guarda (troppo) indietro e a sinistra. Il csx di Fossati e Mola non c’è più

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ABBIATEGRASSO Partiamo da una premessa necessaria. Il Partito Democratico è un partito serio, che celebra ancora dei congressi veri e non liquidi, tipo parlamentarie o altro dei paladini dell’Honestà, che ha degli iscritti, discute, elabora tesi. 

Lo è ad Abbiategrasso e nel resto della Città Metropolitana di Milano, si veda il risultato clamoroso colto a Milano, coi Dem ben oltre il 30% (con un dato nazionale tra 19 e 20).

E’ il perno o architrave del centrosinistra, se si eccettuano recenti casi di scomparsa dall’agone elettorale (si pensi a Turbigo e Buscate) o maggiore difficoltà ad organizzare una presenza diffusa (posto che oggi sono pochissimi i partiti realmente presenti sul territorio).

Tuttavia nel leggere il documento con cui il segretario uscente Andrea Gillerio è stato riconfermato (con due vice: il giovane Andrei Lacanu e Mari Temporiti) siamo rimasti assai perplessi. 

 

Intendiamoci: anche Gillerio è una persona seria. Ha retto i Dem durante la pandemia, in anni difficili, durante i quali la classe dirigente del partito che ha governato Abbiategrasso per quasi 20 anni (coi sindaci Ceretti, Fossati e Arrara) dal 1994 ad oggi è tuttavia quasi del tutto evaporata, anche per ragioni anagrafiche.

Della vecchia guardia restano i Ranzani e i Porati, in ruoli più defilati, e poco o nulla d’altro.

Si nota per esempio la defezione di Lele Granziero, candidato sindaco nel 2017, una delle principali risorse del centrosinistra abbiatense. Gigi Arrara, di cui si era parlato come potenziale candidato sindaco nel 2022, si occupa ormai stabilmente di aziende pubbliche.

Il tema non è personalizzare la riflessione, ma sono i temi. E nella succitata relazione ci pare che il Partito Democratico di Abbiategrasso: com’è possibile liquidare un’Amministrazione (per quanto ostile e di segno diverso) come una sorta di accozzaglia fondata “sulla paura del diverso, sulla priorità assoluta dell’interesse individuale, sulla libertà senza limiti di responsabilità, sul potere del denaro e degli affari”?. 

Ancora peggio la scelta tematica sulla prima serata pubblica della nuova dirigenza: si parlerà di infrastrutture? Ferrovia? Lavoro? L’Abbiategrasso post pandemia? No: si punta sul  “delicato tema del rifiuto da parte dell’amministrazione Nai di nominare una commissione antimafia”, tema portato in Consiglio comunale dal massimalismo dei ‘compagni di strada’ dei 5 Stelle (tanti cari auguri, amici Dem..).

Il posizionamento, o riposizionamento che dir si voglia, appare evidente. Con una simile piattaforma, persino la neo listra centrista di Sfondrini e Matarazzo avrebbe qualche riserva, ci immaginiamo. E a chi guarda quindi il Pd per costruire l’alleanza anti Nai? A quel che resta dei 5 Stelle? A una sinistra radicale che andrebbe rintracciata con una puntata di Chi l’ha Visto?

Ognuno fa le sue scelte, in politica come nella vita. Sia chiaro. Ma questo Pd 3.0 ci sembra lontano mille miglia dal partito e dal centrosinistra dei Ceretti, di Alberto Fossati, di Sandro Mola. Non a caso il fu assessore più giovane dela giunta Fossati, Granziero, non c’è più. Resta Andrea Fossati, figlio di cotanto padre, ossia di quell’Alberto Fossati che è stato, è e crediamo rimarrà la più grande occasione persa del centrosinistra negli ultimi 30 anni. Come farsi scippare un campione nel momento del suo massimo fulgore. Ma tant’è. ‘Siamo questi’, disse per rimanere in gergo sportivo un ex allenatore della nazionale italiana di basket.

E’ il Pd abbiatense del 2021, afflitto da una pericolosa torsione del collo verso il retro. Quando invece la politica è felicemente ‘condannata’ a guardare oltre.

Fab. Pro.

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