L’insegnamento delle ultime elezioni comunali. Di Matteo Spigolon

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Una cosa era sicura: l’affluenza alle ultime elezioni comunali sarebbe stata un disastro.

E così è stato.

Le previsioni si sono rivelate corrette.

Ma una cosa ha sorpreso tutti gli addetti ai lavori: le preferenze dei candidati.

Se cala l’affluenza, tendenzialmente, cala anche il numero delle preferenze.

Cala, soprattutto, il rapporto percentuale tra voti alle liste e numero di preferenze dei candidati delle liste stesse.

La tornata elettorale che ci siamo appena messi alle spalle ha rotto questo schema.

I record nello sport sono fatti per essere battuti (prima o poi).

 

Gli schemi in politica anche.

Cosa possiamo trarre, quindi, dai risultati di domenica scorsa?

Che stavolta sono stati i candidati a tenere in piedi le liste (partiti in primis) e non viceversa.

Non tanto e non solo i candidati sindaci (di ribaltoni ce ne sono stati parecchi), ma soprattutto i candidati consiglieri.

E lo hanno fatto alla grande: mai prima d’ora avevo visto un’exploit di preferenze di giovani e meno giovani così (in generale, con un esperienza politica ridotta).

Pensandoci bene, però, un motivo c’è: la distanza tra cittadini e politica che si è allargata enormemente negli ultimi due anni, quelli del Covid.

Spesso per motivi diversi.

Chi è andato a votare, quindi, ha riposto fiducia nelle persone e fatto capire che questo sarà il trend per un po’.

Quanto?

Difficile dirlo ora.

Ma c’è di più.

Sempre ce ne fosse ancora bisogno (ed è una cosa che dico da anni, tanto da averla riportata nel mio libro), abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione che essere famosi (per meriti propri o ereditari) non significa in automatico prendere tanti voti.

Prendiamo Padova: il figlio di Crisanti 23 preferenze. L’ex campione di rugby Bergamasco sotto le 150. L’ex presidente del Calcio Padova circa 100. Sara Piccione, influencer con 515 mila seguaci su TikTok e 330 mila su Instagram ancora meno.

Fare politica è un’altra cosa.

E la politica di una volta sta ritornando, soprattutto grazie a giovani e meno giovani che hanno ripreso a farla ai vecchi tempi: strada per strada.

Centinaia di preferenze, se non migliaia in alcuni casi, con campagne vecchio stile: volantini, porta a porta, gazebo, etc.

Mai come questa volta i social hanno influito così poco.

 

Chi ha qualche anno sulle spalle come il sottoscritto ricorderà i tempi in cui si doveva trovare il modo di raggiungere potenziali clienti in target o elettori senza social, senza pubblicità online come la conosciamo ora, senza miriadi di dati a disposizione e via dicendo.


L’old-style è tornato di moda per sopperire alle difficoltà a cui la tanto agognata modernità ci ha portato.

 

*A cura di Matteo Spigolon, fondatore di Fabbrica Politica

 

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