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L’immenso sguardo dei giovani. Irene Bertoglio intervista Carlo Climati

L'appuntamento settimanale con "Il Corsivo encefalogramma dell'anima"

Riporto un’intervista da me realizzata al giornalista e scrittore romano Carlo Climati sulle nuove generazioni, più che mai attuale e racchiusa all’interno del mio libro Intervista ai maestri (Eidon edizioni).

Quali messaggi, nella società attuale, vengono inculcati nella testa dei ragazzi?

 

Il cattivo uso dei mezzi di comunicazione punta soprattutto ad uccidere la cultura dell’impegno. Pensiamo a certi reality show che negli ultimi anni hanno riempito la televisione. Il messaggio che trasmettono è: perché sprecare il tempo con la scuola o l’università? L’importante, nella vita, è avere un colpo di fortuna, ad esempio essere scelti per un provino. Non conta avere degli ideali, dei messaggi, dei contenuti. La cosa più importante è mettersi in mostra, apparire, sembrare, lasciarsi spiare da un buco immenso della serratura. A poco a poco questa finisce per diventare una mentalità, uno stile di vita in tutte le cose, ma un mondo che cancella l’idea dello sforzo è destinato ad autodistruggersi.

Com’è possibile, concretamente, contrastare questo modello che rischia di far perdere di vista ciò che davvero conta, l’interiorità?

Il culto dell’apparenza, oggi, rischia di diventare una nuova religione. Ma si può essere sicuramente felici anche senza assomigliare ai falsi modelli imposti dagli spot pubblicitari. Noi abbiamo tantissime cose in più rispetto a Robinson Crusoe; se provassimo a fare un piccolo inventario, scopriremmo di essere infinitamente fortunati. È questo, secondo me, l’atteggiamento giusto. Non il mito di un’esistenza irraggiungibile, ma la concretezza di essere felici per ciò che si è, anche senza l’ultimo modello di cellulare.

Droga, alcool: da cosa fuggono i ragazzi? Cosa cercano?

Droga e alcol sono un tentativo di fuga di qualche forma di inquietudine interiore. C’è un grande bisogno nei giovani di essere ascoltati, considerati, stimati. Il mondo, però, sembra correre un po’ troppo velocemente. Ci si ricorda dei giovani soltanto quando bisogna giudicarli, catalogarli, guardarli al microscopio. Oppure per intrappolarli in chissà quale statistica. Invece di sputare sentenze bisognerebbe trovare la forza di rimboccarsi le maniche e di incontrare davvero i ragazzi, per comprendere realmente i loro problemi, i loro dubbi, le loro incertezze.

Nel suo libro “Immenso sguardo. I mondi dei giovani” lancia un forte messaggio di speranza e di stima nei confronti delle giovani generazioni. Scrive: “Io credo nei giovani. Credo nel loro immenso sguardo”. Quanto è importante che lo sguardo dei giovani si incroci con lo sguardo di stima dell’adulto?

È bellissima l’immagine che lei mi regala in questa domanda: sguardi di stima tra differenti generazioni che possono incrociarsi, unirsi, collaborare per costruire un domani. La ringrazio di cuore, perché mi ha fatto pensare. È proprio in questo formidabile incrocio di sguardi che si può trovare un’autentica speranza per il futuro. Purtroppo viviamo in un’epoca in cui i ragazzi sono spesso strumentalizzati, usati solo come bersagli per la pubblicità. Ai giovani bisognerebbe offrire opportunità di volare alto. Invece, a volte, ci si arrende. Si commette l’errore di pensare che le nuove generazioni siano superficiali, misere, vuote. Ma non è così. I giovani hanno sete di bellezza e di grandi ideali. Io mi auguro sempre che i giovani possano essere stimati dagli adulti.

Chi è un testimone? Quali sono stati i suoi personali testimoni?

I testimoni sono persone alle quali possiamo rivolgere il nostro sguardo con fiducia. Possono aiutarci a capire che la vita è bella e che è meraviglioso viverla avendo degli ideali. C’è bisogno di conoscere storie di luce, di persone in grado di illuminarci con la loro testimonianza. Uomini e donne, come noi, pronti ad offrire la via per aiutare il prossimo. Senza paura. Non mi riferisco soltanto ai martiri, degli eroi che compiono grandi imprese. È importante anche la testimonianza da dare nella vita quotidiana, attraverso gesti semplici: un papà che racconta una fiaba al proprio bambino, una mamma che cucina sorridendo, un amico che ti sorprende con un gesto d’affetto inaspettato… Non a caso, i miei primi testimoni sono stati i miei genitori con tutto l’impegno e l’amore che hanno messo nel crescermi ed educarmi. E poi mio nonno, instancabile, che da bambino mi accompagnava in lunghe passeggiate alla scoperta del mondo. Mi portava alla ferrovia, a guardare il treno… Lo aspettavamo e poi lo vedevamo passare, insieme. Sono stati questi i miei testimoni. Persone semplici che mi hanno insegnato ad amare.

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Carlo Climati, giornalista e scrittore romano, si dedica soprattutto ad inchieste e ricerche nel campo dei mezzi di comunicazione, delle problematiche giovanili, della musica e dello sport. Tra i suoi libri, Immenso sguardo. I mondi dei giovani.

 

Irene Bertoglio è scrittrice, grafologa, rieducatrice della scrittura e perito grafico-giudiziario. Per anni ha gestito una struttura nell’ambito formativo ed educativo. Ha tenuto e tiene numerosi corsi di aggiornamento e innovativi progetti sperimentali nelle Scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria, soprattutto di prevenzione della disgrafia e di orientamento scolastico e professionale. È autrice di diversi libri, tra cui, con lo psicoterapeuta Giuseppe Rescaldina: “Il corsivo encefalogramma dell’anima” (Ed. “La Memoria del Mondo”). È direttrice dell’Accademia di Scienze Psicografologiche con sede nel centro di Magenta, che organizza corsi e incontri di psicologia, grafologia, calligrafia e non solo (www.psicografologia.wordpress.com). L’autrice è contattabile all’indirizzo psicologiadellascrittura@gmail.com.

 

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Redazione Ticino Notizie

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