Legnano e quei cassonetti simbolo di degrado

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    LEGNANO – Che si tratti di un punto di Legnano è un dettaglio. A contare è ben altro: un cassonetto deputato ad accogliere il vestiario che non si usa più ma si può donare ad altri e tutt’intorno materiale accatastato di varia umanità. Perché intorno al contenitore giallo c’è praticamente di tutto. Anche quello che magari non ci dovrebbe essere. E, siccome nella vita il bianco e il nero convivono sia pure in forma antinomica, le conclusioni traibili mirano tutte dal polo positivo a quello negativo. Se si vuole vedere il mondo a colori, ci si può scorgere lo slancio ampio di generosità di chi deposita vestiti perché altri, in preda a difficoltà economiche e quindi impossibilitati a procurarsene, ne possano poi beneficiare. C’è persino un orsacchiotto che sicuramente potrebbe disegnare il perimetro di un sorriso sul volto di un bimbo. Cosa che, di per sé, non guasta. Ma se si prova a guardare l’immagine anche con qualche sfumatura di grigio ecco emergere qualche pensiero di segno opposto.

    Intanto, l’accatastamento selvaggio che non lascia nemmeno la parvenza di concessione a un ordine in grado di appagare l’estetica e la buona creanza. Messi così, poi, quei vestiti sono chiaramente alla mercè di chi, scegliendo di prendere un’indebita scorciatoia, sceglie di servirsene all’ingrosso con tanti saluti alle associazioni che invece li raccolgono per assegnarli in modo razionalmente solidale. Terzo aspetto, che succede se Giove Pluvio decide di mostrare i muscoli facendo segno al sole di spostarsi? Che quei vestiti si riempiono di acqua. E se qualche animale volesse curiosare all’interno di quei sacchetti rompendoli a morsi? Ipotesi? Certamente, ma tutte non inverosimili. Ecco come allora un gesto consacrato alla solidarietà come quello di lasciare vestiti che ormai ci si era forse anche dimenticati di avere in residenza nell’armadio , se compiuto con qualche concessione di troppo all’irrazionalità, possa tramutarsi in qualche disagio fuori ordinanza. Buon senso chiami, buon senso risponda.

    Cristiano Comelli

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