Le recensioni di Trex Roads. Stoney LaRue – “Double Live 25” (2021)

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    BOFFALORA SOPRA TICINO – Chi mi segue e ha buona memoria, ricorderà che ho spesso parlato di un genere che qui in Italia è quasi ignorato dai non appassionati : il red dirt country. Questo particolare genere musicale trae l’origine del proprio nome (ma anche della sua storia) dalla rossa terra che è propria di quel territorio dell’Oklahoma al confine col Texas. Terra rossa, asciutta e polverosa ma anche dura che praticamente è la descrizione della musica a lei dedicata. I principali artisti di questo stile musicale, che fonde country, rock e blues, sono i mitici Cross Canadian Ragweed (del leggendario leader Cody Canada), il compianto Brandon Jenkins, Mike McClure e Jason Boland e appunto Stoney LaRue.
    Stoney è uno che ha questa musica nel sangue, ha contribuito a renderla quello che è oggi, esportata in tutti gli States, nelle classifiche di genere e ora conosciuta anche nel mondo. E’ un vero, di quelli che restano in tour per mesi e mesi, live club su live club, festival e bar, uno che ha portato la sua poesia, di gente normale che lavora e soffre e vive, ad un livello altissimo di qualità, talento vero. Ecco questa sua vita da strada, da musicista indipendente sempre live ad accontentare il suo stuolo di fans, ha avuto una brusca frenata a causa di questo anno balordo e proprio durante questa pausa del tour, assieme al suo ingegnere del suono Roy Shelton, il buon Stoney ha deciso di scegliere 25 delle sue più riuscite esibizioni live, in varie location, e ha deciso di metterle assieme per questo live album (una sorta di greatest hits live) che è uscito il giorno del suo compleanno (28 aprile) per le maggiori piattaforme digitali (probabilmente il disco fisico uscirà più avanti).

    Un disco spettacolare, che ci fa capire il perchè la musica di questo ragazzo e il suo talento sono così celebri in Texas, dove la musica è vita e i live sono carburante vitale. Un country rock di quelli che ti entrano sottopelle, una voce roca e intensa, divertimento e sentimenti forti.
    Ascoltate il primo pezzo, Hill Country Boogaloo, un country rock energico, divertente, con un groove assassino, fra il country rock e il blues. Non si può stare fermi e il confine fra l’Oklahoma e il Texas si assottiglia diventando una cosa sola. Nello stato dove la musica dal vivo è un culto, uno così non poteva che diventare un idolo per la gente e uno dei più richiesti in questi quasi 20 anni di carriera, anche nelle radio di genere, scalando classifiche su classifiche.
    C’è la stupenda cover di un altrettanto splendido pezzo di Rodney Crowell (uno dei più sottovalutati autori country texani), Bluebird Wine, coinvolgente e movimentata anche più dell’originale, con sferzate di chitarra elettrica davvero splendide. Un intreccio fra country e rock che è il marchio di fabbrica del red dirt. Divertimento assicurato così come nei restanti 23 pezzi. C’è lo sferzante ritmo di Fallin’ and Flyin’, dove il lavoro delle chitarre è davvero rimarchevole, l’intensa ballata Us Time, dove la voce di LaRue si prende il proscenio e la immaginiamo suonata in una sala zeppa di accendini (ops…telefonini) a illuminare le anime e i cuori. Bellissima e condita da un fantastico assolo.
    20 anni di successi sono difficili da concentrare in “soli” 25 pezzi ma la scelta è azzeccata e si continua con canzoni una più bella dell’altra, uno di quei dischi da ascoltare a tutto volume, coi finestrini abbassati mentre si attraversa una di quelle lunghe e immense strade americane, senza meta magari ma con l’anima bisognosa di divertimento ed emozione.

    Ascoltiamo volentieri il country dal sapore outlaw di Message in a Bottle, l’intenso sapore rock di One Chord Song e la chiusura con la mia preferita, Oklahoma Breakdwon, forse una delle sue più famose, con quei riff che non ti mollano più, il pubblico emozionato e partecipe, andamento tipicamente red dirt, sole sulla faccia e voglia di divertirsi, chitarre taglienti e parole dirette. Uno di quei pezzi che dal vivo la gente aspetta e canta senza risparmiarsi e che poi termina lunghissima in una jam sfogo di chitarre e assoli. Splendida chiusura di un bellissimo disco live. Un album che ci voleva e che farà la felicità dei fans di Stoney ma è anche una perfetta occasione per chi non lo conoscesse, di scoprire un artista poco noto dalle nostre parti, ma che dopo 20 anni di carriera può essere annoverato fra i più grandi musicisti country rock americani e sicuramente fra i maggiori esponenti del red dirt country.

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads www.trexroads.altervista.org

    “Double Live 25” – Stoney LaRue (2021) [english]

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