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Le due prime cause della caduta di Berlusconi, di Matteo Spigolon

 

In questi giorni riflettevo sulla “caduta” di Berlusconi e sul fatto che abbia (stavolta penso definitivamente) terminato il credito al mercato dei miracoli e che una resurrezione sia alquanto improbabile visto il contesto storico-politico attuale.

Due cose mi sono venute in aiuto:

  1. Un articolo sul tragico momento dei conti dei vari partiti dopo l’abolizione del finanziamento pubblico;
  2. Un dato di fatto certificato dalle urne del 4 marzo scorso.

Dall’articolo ho voluto prendere questa parte significativa:

“Restano essenziali per la vita dei partiti i contributi di singoli parlamentari. Nel caso di Sel e della Lega Nord, la quasi totalità delle donazioni da persone fisiche nel 2017 è rappresentata dai contributi degli eletti. A seguire, Scelta civica (83,9%), Fratelli d’Italia (72%), Alternativa popolare (70,7%). Per Partito democratico e Forza Italia la percentuale di incassi dagli eletti si aggira attorno ai due terzi delle donazioni da persone fisiche complessive (rispettivamente 67,3% e 66%).”

Data la statistica, è palese che per sopravvivere e/o prosperare a lungo, oggi, i partiti devono far eleggere più parlamentari possibili. Se ci fate caso, l’ultimo anno dorato è stato il 2013, in riferimento ai rimborsi dell’anno precedente, poi un calo drastico. Calo che, coincidenza vuole, è iniziato con il preambolo della “terza repubblica”, ovvero l’ingresso dirompente del M5S nella politica che conta.

Oggi, per prendere più voti e quindi eleggere più parlamentari, devi essere populista (poi lascio a ognuno di voi decidere se sia una cosa positiva o negativa). In che misura alla situazione politica attuale abbia contribuito anche l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti non so quantificarlo, ma non è un fattore da escludere.

Una cosa è certa: il coraggio di innovarsi e le competenze circa l’utilizzo delle nuove tecnologie sono stati fondamentali per compensare, almeno in parte, la mancanza di denari. Quali partiti sono una spanna sopra gli altri? E quali, invece, hanno pensato che bastassero solo i media tradizionale o sono partiti troppo tardi? La risposta è facile: Lega e M5S da una parte (quella avanzata), il resto dall’altra (quella più arretrata).

La mia riflessione mi ha portato, poi, ai primi frame della “serie tv” del Berlusconi politico.

All’inizio della sua “avventura”, Berlusconi si era posizionato come “l’imprenditore prestato alla politica”.

Comunisti a parte, nella retorica berlusconiana, i nemici erano (anche) i cosiddetti professionisti della politica, ovvero quelli che non avevano mai lavorato in vita loro o avevano combinato poco o nulla e avevano vissuto solo di politica.

Berlusconi usava il “professionisti della politica” per riposizionare gli avversari negativamente e per differenziare se stesso e i componenti del proprio partito dagli avversari, la maggior parte dei quali viveva, appunto, esclusivamente di politica.

Nell’ultima campagna elettorale, la riproposizione di quel refrain non ha funzionato, anzi, il risultato uscito dalle urne ha consegnato il paese proprio ai professionisti della politica: Salvini e Di Maio, e moltissimi altri dei due partiti.

Ora, per certi versi, la politica può essere considerata una professione (non ci vedo nulla di male in questo, se ci sono le competenze). Dove voglio arrivare? Oggi, dato il contesto storico-politico, il posizionamento di Berlusconi non ha più efficacia a livello nazionale e questa è la sua più grande sconfitta concettuale.

Non c’è solo questo, chiaro, probabilmente sono i primi di tanti motivi che hanno causato la “caduta”, ma da qualcosa bisogna pur partire, no?!

E tu potresti partire da qui.

https://posizionamentopolitico.com/ordine-pp

A presto,

Matteo Spigolon
Fondatore di Fabbrica Politica

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