L’autonomia che non arriva. Fontana attacca: “Se queste sono le premesse non firmerò l’intesa”

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    MILANO –  “Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell’esito del vertice di oggi sull’Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma, se le premesse sono queste, da parte mia non ci sara’ alcuna
    disponibilita’ a sottoscrivere l’intesa“. Cosi’ il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana ha commentato l’esito del vertice sull’Autonomia che si e’ svolto a Palazzo Chigi.

    Sono deluso anche da quello che ha detto il premier Conte – ha aggiunto Fontana -, perche’ ha ricominciato a fare quelle affermazioni di carattere generale legate alla frammentazione del Paese, quindi a quel vecchio slogan, dimostrando di non
    voler arrivare a una soluzione concreta”.

    Mi sento profondamente amareggiato – ha proseguito -. Credo che questo comportamento sia irrispettoso dei cittadini lombardi e veneti, che hanno espresso direttamente, con un referendum, la loro volonta’, di quelli emiliani, che, attraverso il loro presidente, hanno avanzato la loro richiesta, e di tutti gli altri italiani, che, soprattutto al Sud, chiedono cambiamento e buona politica, non sprechi e ruberie”.

    Sono sconcertato – ha evidenziato il governatore – che si facciano delle proposte per cui non si potrebbero trattenere sul nostro territorio neppure le risorse risparmiate con un’amministrazione virtuosa. Cosi’, noi che chiediamo di poter dimostrare capacita’ ed efficienza, verremmo penalizzati. E’ una chiara dimostrazione che non si voglia giungere a un accordo”.

    “Anche sul tema dell’istruzione – ha concluso Fontana – si e’ dimostrato di far prevalere logiche sindacal-corporative alle esigenze dei nostri studenti, che hanno diritto ad avere una continuita’ per tutto il percorso scolastico, senza trovarsi,
    come accade, con docenti sempre differenti o che spesso arrivano dopo mesi dall’inizio dell’anno. Non interessa il bene dei nostri ragazzi, non interessa il bene del nostro Paese. Si vogliono continuare a difendere questi centri di potere, che
    vogliono mantenere in vita l’Italia dell’inefficienza”

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